A quattro secoli dalla morte, Milano celebra Michelangelo Merisi detto Caravaggio con diciotto capolavori e alcune immagini diagnostiche che ci fanno “entrare” nelle sue opere. Dentro Caravaggio è l’evento della stagione espositiva autunnale.

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala l’ha definita una mostra “DOP” e un esempio eccellente di collaborazione tra pubblico e privato. Ma com’è possibile “entrare dentro” Caravaggio e cosa ci riserva questa mostra?
Saranno esposti 18 capolavori con prestiti da musei italiani e internazionali, tra cui la Sacra famiglia con San Giovannino (1604-05), proveniente dal Metropolitan Museum of Art di New York, il Riposo nella fuga in Egitto della galleria Doria Pamphili di Roma, la Flagellazione di Capodimonte, la Salomè della National Gallery di Londra e il San Giovanni Battista di Kansas City, scelto come immagine guida della rassegna. A Palazzo Reale le opere saranno affiancate da immagini diagnostiche che hanno permesso di scoprire il loro processo esecutivo. Una ricerca finanziata dal Gruppo Bracco, che quest’anno festeggia i novant’anni dalla sua fondazione.
Queste analisi tecnico-scientifiche hanno svelato nuove ricerche documentarie e importanti elementi sulla tecnica esecutiva dell’artista. La mostra raccoglie una sfida importante: fare “luce” sulle tecniche esecutive di un maestro influente sino all’Ottocento, grazie ad analisi scientifiche all’avanguardia, e renderle accessibili al grande pubblico. Oggi siamo di fronte a nuovo livello di conoscenza che le immagini diagnostiche sono state in grado di fornire. Curata da Rossella Vodret, la mostra è promossa e prodotta dal Comune di Milano–Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira, in collaborazione con il MiBACT – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. L’allestimento è progettato dallo Studio Cerri & Associati.
La mostra inaugura il 29 settembre, giorno del compleanno di Caravaggio, che ha trascorso una vita, seppur breve, tanto affascinante quanto burrascosa e misteriosa, lasciando un’inestimabile eredità.

Michelangelo Merisi da Caravaggio La Buona Ventura, 1597 Olio su tela, 115 x 150 cm Musei Capitolini-Pinacoteca Capitolina, Roma ©Roma, Musei Capitolini – Pinacoteca Capitolina
Michelangelo Merisi da Caravaggio
La Buona Ventura, 1597
Olio su tela, 115 x 150 cm
Musei Capitolini-Pinacoteca Capitolina, Roma
©Roma, Musei Capitolini – Pinacoteca Capitolina

L’INTERVISTA ALLA CURATRICE

Roberto Longhi ha riscoperto l’opera di Caravaggio al quale ha dedicato nel 1951 una mostra proprio a Palazzo Reale. Lei, al tempo Soprintendente Speciale per il Polo Museale romano, ha intrapreso una serie di ricerche per far “luce” sulle tecniche esecutive di Caravaggio. Il primo finanziamento per quelle ricerche è stato stanziato dal Comitato Nazionale per le celebrazioni del IV centenario della morte dell’artista presieduto da Maurizio Calvesi.
È per me motivo di grande orgoglio ricollegare idealmente la mostra Dentro Caravaggio alla grande esposizione curata da Roberto Longhi del 1951 nello stesso Palazzo Reale. Una mostra che ha segnato un’epoca, stimolando e avviando una serie imponente di nuovi studi sul grande pittore milanese, che ne hanno determinato la riscoperta, dopo i lunghi secoli di oblio. Il progetto di ricerca da cui è nata questa mostra è iniziato nel 2009 con la campagna d’indagini tecniche sulle ventidue opere autografe di Caravaggio ancora conservate a Roma. Una lunga e articolata ricerca avviata dal MiBACT che ho ideato e diretto, con il sostegno del Comitato Nazionale per il IV Centenario della morte di Caravaggio, della Soprintendenza Speciale per il Polo Museale e con la collaborazione dell’ISCR – Istituto Superiore Conservazione e Restauro. A questa prima campagna d’indagini, eseguita tra il 2009 e il 2012 e sfociata nella pubblicazione di due volumi nel 2016 (editi da Silvana Editoriale), hanno fatto seguito in quest’ultimo anno, grazie al sostegno della Fondazione Bracco, nuove importanti indagini diagnostiche sulle altre opere prestate alla mostra, comprese quelle provenienti dall’estero.

Nella curatela della mostra lei è affiancata da un comitato scientifico internazionale presieduto da Keith Christiansen, conoscitore dell’opera di Caravaggio.
Sì, Keith Christiansen, curatore della pittura europea del Metropolitan Museum di New York, è il presidente del nostro prestigioso e molto ristretto comitato scientifico, composto dai più importanti studiosi che si sono occupati di analisi diagnostiche e ricerca documentaria, i due filoni di ricerca da cui in questi ultimi anni sono emerse le novità più significative sul grande pittore milanese. Dentro Caravaggio vuole portare all’attenzione del pubblico le novità emerse nel corso di queste ricerche. Christiansen e Mina Gregori ‒ co-presidente onoraria insieme a Maurizio Calvesi del nostro comitato scientifico ‒ con i loro studi hanno tracciato la strada della ricerca sulla tecnica di Caravaggio fin dagli Anni ‘80. Mina Gregori, in particolare, ha curato nel 1991-92 una fondamentale mostra a Firenze e Roma, Michelangelo Merisi da Caravaggio. Come nascono i capolavori, che ha posto le basi per la nostra ricerca e che è l’esempio a cui ci siamo voluti idealmente ricollegare

Michelangelo Merisi da Caravaggio San Giovanni Battista, 1603 Olio su tela, 172,7 x 132 cm The Nelson-Atkins Museum of Art, Kansas City, Missouri ©The Nelson-Atkins Museum of Art, Kansas City, Missouri
Michelangelo Merisi da Caravaggio
San Giovanni Battista, 1603
Olio su tela, 172,7 x 132 cm
The Nelson-Atkins Museum of Art, Kansas City, Missouri
©The Nelson-Atkins Museum of Art, Kansas City, Missouri

La mostra è innovativa. Infatti, le opere saranno affiancate da immagini diagnostiche. Di cosa si tratta?
La diagnostica artistica è un metodo di studio basato su una serie di analisi scientifiche (radiografie, riflettografie, stratigrafie ecc.) che, in analogia con le indagini mediche, forniscono informazioni sia sulla tecnica esecutiva che sullo stato di conservazione delle opere d’arte, non desumibili a occhio nudo. Come avviene nei nostri esami medici, gli esami tecnici sulle opere d’arte consentono di penetrare sotto la pellicola pittorica visibile e di “vedere” tutti gli strati su cui il pittore ha lavorato, dalla preparazione della tela in poi e, quindi, di seguire tutte le fasi e tutti i cambiamenti intervenuti prima della stesura definitiva.
La diagnostica artistica quindi integra, con nuove informazioni non visibili e nuovi elementi di valutazione, l’analisi visiva da parte dei conoscitori, il cui contributo nell’identificazione delle caratteristiche stilistiche resta comunque fondamentale per la conoscenza delle opere d’arte. Si tratta di una serie di informazioni preziose che ci raccontano quello che è stato, nel nostro caso l’elaborazione di Caravaggio nell’esecuzione dei suoi capolavori.

Tutto questo come si declina nella mostra milanese?
Nella mostra parliamo non solo di quelle che sono le caratteristiche stilistiche di Caravaggio: i suoi fasci di luce, i violenti contrasti con l’ombra, i primi piani coinvolgenti che rappresentano sempre il culmine dell’azione, i modelli dal vero ripresi dalla strada e raffigurati al naturale in cui facilmente ci riconosciamo ecc., ma anche e soprattutto delle sue scelte, delle sue modifiche, delle modalità con cui, utilizzando la sua particolarissima tecnica esecutiva, elabora i suoi capolavori: in una parola, riusciamo a entrare Dentro Caravaggio per seguire il suo processo creativo.

Michelangelo Merisi da Caravaggio Sacrificio di Isacco, 1602-1603 Olio su tela, 152,5 x 182 x 11 cm Galleria degli Uffizi, Firenze ©Gabinetto Fotografico delle Gallerie degli Uffizi
Michelangelo Merisi da Caravaggio
Sacrificio di Isacco, 1602-1603
Olio su tela, 152,5 x 182 x 11 cm
Galleria degli Uffizi, Firenze
©Gabinetto Fotografico delle Gallerie degli Uffizi

Cosa è stato diagnosticato?
Attraverso le indagini tecniche è stato possibile delineare alcuni tratti essenziali della particolarissima tecnica esecutiva di Caravaggio: dalle prime opere in cui dipinge secondo la tradizione del suo tempo, utilizzando il disegno per impostare la composizione e una pittura a velature, alla  grande svolta delle tele della Cappella Contarelli, il suo primo incarico pubblico e di formato enorme, che lo costringe a modificare la sua prassi esecutiva, scoprendo il ruolo chiave della preparazione scura che usa per il fondo e le ombre, per giungere infine alle ultime opere, dove il buio prende il sopravvento sulla luce e le figure, delineate da poche pennellate di abbozzo, sono letteralmente inghiottite dal fondo scuro.

Scoperte sorprendenti?
Nelle nostre ricerche abbiamo scoperto una serie di immagini “nascoste”, cioè realizzate in un primo momento ma poi cancellate dallo stesso Caravaggio. Ad esempio, nel San Giovannino di Palazzo Corsini, l’aggiunta di un agnello, simbolo iconografico del Santo. La figura dell’agnello ebbe un tormentato inserimento nella composizione: Caravaggio provò a sistemarla in varie posizioni, ma non riuscendo a ottenere un risultato soddisfacente alla fine la eliminò. L’iniziale inserimento dell’agnello spiega la strana posizione in cui si trova San Giovanni, ora piuttosto criptica, che inizialmente si rivolgeva proprio verso l’animale.

Michelangelo Merisi da Caravaggio Fanciullo morso da un ramarro, 1596-1597 Olio su tela, 65,8 x 52,3 cm Fondazione di Studi di Storia dell'Arte Roberto Longhi di Firenze ©Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi
Michelangelo Merisi da Caravaggio
Fanciullo morso da un ramarro, 1596-1597
Olio su tela, 65,8 x 52,3 cm
Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi di Firenze
©Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi

Secondo lei, c’è ancora molto da scoprire e da dire sulle tecniche esecutive di Caravaggio? Ad esempio, sulle sue operazioni rapide fatte con la punta del pennello?
Caravaggio è un pittore che ci sorprende continuamente ‒ di recente, ad esempio, abbiamo trovato in alcune sue opere un’inedita preparazione rossa al posto di quella scura da lui comunemente usata ‒ e solo quando avremo completato la nostra ricerca su tutti i suoi dipinti autografi potremo delineare un quadro complessivo attendibile sulla sua prassi esecutiva. A quel punto sarà possibile confrontarla con gli altri artisti suoi contemporanei e i suoi seguaci. Le incisioni, fatte con la punta del pennello o con uno strumento appuntito, in genere sulla preparazione ancora fresca, sono note da tempo, così come il fatto che non sono una prerogativa esclusiva di Caravaggio, ma uno strumento adottato anche da alcuni suoi contemporanei e da qualche suo seguace. Quello su cui ancora si discute è il ruolo di queste incisioni. Abbiamo capito che, insieme con il disegno a pennello e gli abbozzi, fanno parte di un “sistema” per tracciare sulla tela lo schema della composizione. Ma a cosa servivano esattamente? L’ipotesi a cui stiamo pensando, anche con Keith Christiansen, è che servissero a fissare la posizione (e le luci) del modello dal vero, ma ci stiamo ancora lavorando.

Questa nuova ricerca, sicuramente costosa, è stata finanziata dal Gruppo Bracco. Un bell’esempio di collaborazione tra pubblico e privato.
Un incontro virtuoso tra pubblico e privato, di cui sono profondamente grata a Diana Bracco, presidente del Gruppo, che ha il ruolo di sponsor tecnico della mostra. Un ruolo particolarmente significativo in questo caso, considerata la centralità dell’aspetto tecnologico per l’avanzamento degli studi e della ricerca. Una collaborazione esemplare, un legame tra arte e scienza in grado di produrre modelli innovativi replicabili.

Grazie a queste indagini possiamo sfatare la credenza che Caravaggio non disegnasse?
Certamente. Abbiamo ritrovato tracce di disegno, a carboncino o a pennello, in quasi tutte le opere che abbiamo finora analizzato.

Daniele Perra

Articolo pubblicato su Grandi Mostre #6

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Nome eventoDentro Caravaggio
Vernissage28/09/2017 su invito
Duratadal 28/09/2017 al 04/02/2018
AutoreMichelangelo Merisi da Caravaggio
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoPALAZZO REALE
IndirizzoPiazza Del Duomo 12 - Milano - Lombardia
EditoreSKIRA
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Daniele Perra
Daniele Perra è giornalista, critico, curatore e consulente strategico per la comunicazione. Editorialista e responsabile della copertina di “ARTRIBUNE”, collabora con “GQ Italia”, “ULISSE, "SOLAR" ed è docente di Contemporary Art and Visual Culture allo IED di Milano. È stato fondatore e condirettore di “unFLOP paper” e collaboratore di numerose testate tra cui “ArtReview” “Mousse”, "Harper's Bazaar art America Latina". È stato consulente strategico per la comunicazione della Fondazione Modena Arti Visive, Direttore Comunicazione del Centro Pecci di Prato, Strategic Advisor for Media and Communication alla Malmö Konsthall e Direttore della Comunicazione della Fondazione Thyssen-Bornemisza Art Contemporary. Ha fatto parte del team di selezionatori per alcuni premi tra cui il Premio FURLA e The Sovereign European Art Prize. Ha scritto testi per cataloghi e curato mostre tra cui: Shahryar Nashat in collaborazione con il Centro Pecci, Cantieri Culturali ex-Macelli, Prato (2003); Hans Schabus and the Very Pleasure (Laboratori del Teatro alla Scala di Milano, 2006). Ha pubblicato il volume "Impatto Digitale. Dall’immagine elaborata all’immagine partecipata: il computer nell’arte contemporanea", Baskerville, Bologna. Ha tenuto lecture alla NABA e un corso di Fenomenologia dell’arte contemporanea alla Scuola Politecnica di Design di Milano. È stato caporedattore di “tema celeste” (1999-2007), caporedattore di “KULT” (2007-2010), ha collaborato dal 2000 al 2006 a “Il Sole24ORE” (Domenicale) e all'inserto cultura Saturno de “Il Fatto Quotidiano”.