Il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid fa da cornice a una mostra ambiziosa, che ripercorre la storia della scuola pittorica veneziana. Un focus espositivo che affianca alle opere in collezione una serie di prestiti eccellenti.

Il Rinascimento a Venezia, la mostra che il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid offre ai turisti quest’estate, sulla carta è un evento blockbuster. Gli ingredienti per il successo ci sono tutti: la città di Venezia, la fioritura dell’arte nel Cinquecento e soprattutto grandi nomi come Tiziano, Tintoretto, Veronese, Jacopo Bassano e persino Giorgione e Lorenzo Lotto.
L’esposizione, curata da Fernando Checa – professore universitario ed ex direttore del Prado (dal 1996 al 2001) – ruota come sempre intorno alla collezione permanente del museo. Il Thyssen possiede infatti una raccolta esigua ma eccellente di pittura veneziana del Cinquecento, nella quale campeggiano il celeberrimo Paradiso di Tintoretto e l’enigmatico Giovane cavaliere in un paesaggio di Vittore Carpaccio, ma dove non mancano tele di Tiziano, Palma il Vecchio o Jacopo Bassano, oltre all’Annunciazione in terracotta policroma di Sansovino, restaurata per l’occasione.
L’idea del commissario è quella di raccontare, per tappe e per grandi temi, il trionfo della bellezza e la “distruzione della pittura”, ossia la parabola della cosiddetta scuola veneziana, nell’epoca in cui la città lagunare recupera i valori dell’antichità classica e crea il proprio ideale estetico non solo in pittura, ma anche in architettura e nella cultura in generale. Tra Oriente e Occidente, nel XVI secolo Venezia si accredita come la città più bella e straordinaria al mondo, dove fioriscono le arti, il collezionismo e la bibliofilia.

Tiziano, Ritratto di una donna (La Bella), 1536, Gallerie degli Uffizi, Palazzo Pitti, Firenze
Tiziano, Ritratto di una donna (La Bella), 1536, Gallerie degli Uffizi, Palazzo Pitti, Firenze

LA MOSTRA

Il percorso di visita parte da una grande veduta a volo d’uccello di una Venezia già ricca ed estesa, che l’incisore Jacopo de’ Barbari esegue nel 1500. Tra calli e canali lavorano a quei tempi Bellini, Tintoretto e Veronese, autori di pale d’altare e di ritratti ufficiali di dogi e notabili della città; tra i più intensi in mostra, quello dell’umanista Giovanni Bressani, opera di Giovan Battista Moroni, e l’architetto Vincenzo Scamozzi ritratto dal Veronese. Il Rinascimento veneziano passa anche attraverso i volti malinconici e sognatori dei giovani dipinti da Giorgione (dal Museo di Budapest) e da Lorenzo Lotto (dalle Gallerie dell’Accademia di Bergamo), con i loro attributi simbolici tratti dal classicismo. È però l’immagine femminile uno dei culmini assoluti della bellezza nella pittura veneziana dell’epoca. Basta osservare la pudica sensualità delle giovani donne di Palma il Vecchio (dal Poldi Pezzoli di Milano) e di Sebastiano del Piombo (da Lione e da Budapest) per comprendere a fondo le tre Maddalene penitenti, quasi identiche, che Tiziano Vecellio dipinge in momenti diversi, tra cui quella bellissima proveniente da Capodimonte a Napoli. Sono poi le grandi tele di argomento mitologico, riservate ai piaceri dei committenti dell’epoca, che riprendono e amplificano i canoni estetici della bellezza, conditi di una buona dose di allegorie classiche; mentre nelle brillanti armature dei soldati veneziani si riflettono fierezza e nobiltà, così come l’immagine del potere si esprime anche nella raffinata architettura dei palazzi signorili costruiti all’epoca da Giulio Romano, da Palladio e Scamozzi, sia in Laguna sia nell’entroterra veneto.

Veronese (Paolo Caliari), Venere e Adone, 1580, Museo Nacional del Prado, Madrid
Veronese (Paolo Caliari), Venere e Adone, 1580, Museo Nacional del Prado, Madrid

UNA NUOVA PITTURA

Una ventina in tutto sono i prestiti italiani al Thyssen. Si possono ammirare per la prima volta a Madrid opere note e meno note provenienti da musei grandi e piccoli del nostro Paese: dallo straordinario Ratto d’Europa del Veronese, di Palazzo Ducale a Venezia (che si riflette nella Venere e Adone del Prado), ai più famosi Ritratto di Francesco Maria della Rovere di Tiziano, proveniente dagli Uffizi, e quello di Giulio Romano da Palazzo Te; di Veronese ancora L’orazione nell’orto di Brera e Giuditta e Oloferne di Palazzo Rosso a Genova. Fra le tele meno conosciute, invece, il fiero ritratto del Conte Iseppo da Porto con suo figlio, del Veronese (Uffizi) e le due tavole di Sebastiano del Piombo, con la Nascita e Morte di Adone, provenienti dal Museo Civico Amedeo Lia di La Spezia.
Dal punto di vista stilistico, a Venezia in quegli anni nasce una nuova maniera di dipingere, che lo stesso Vasari definisce “dipingere solo, con i colori stessi senz’altro studio di disegnare in carta”. Tiziano e i suoi contemporanei superano in breve la tappa del classicismo estatico e, attraverso un uso sapiente della pennellata, rapida, a macchie e con abbondanti strati di colore, (talora stesi anche con le mani) raggiungono un’evoluzione pittorica di grande espressività e naturalezza, che piace da subito a Rembrandt e a Velázquez, e affascinerà in seguito anche gli artisti più moderni, dagli impressionisti a Francis Bacon, dagli espressionisti astratti a Mark Rothko. L’ultimo Tiziano è sorprendentemente espressionista, gli ultimi Veronese e Jacopo da Bassano anticipano il Manierismo e i chiaroscuri di Caravaggio.

Federica Lonati

Madrid // fino al 24 settembre 2017
Il Rinascimento a Venezia
Museo Thyssen-Bornemisza
Paseo del Prado 2
www.museothyssen.org

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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.