Palmira ricostruita dai rifugiati. Il World Monuments Fund stanzia 500.000 dollari per formarli

C’è da ricostruire Palmira, e chi meglio dei siriani può farlo? Il World Monuments Fund, associazione no-profit che si occupa della salvaguardia di siti archeologici in tutto il mondo, stanzia 500.000 dollari per formare i profughi siriani e coinvolgerli in prima persona nella ricostruzione.

Palmira in Siria
Palmira in Siria

Andare oltre la distruzione. Provare a superare lo shock della perdita provando a ricostruire ciò che è stato irrimediabilmente devastato. Sì perché la distruzione di Palmira, città siriana famosa in tutto il mondo per il sito archeologico patrimonio del Unesco, da parte dell’Isis è una delle pagine più oscure della storia recente. Una sorta di 11 settembre non solo per il mondo della cultura, ma per l’intera storia dell’umanità. La furia cieca dello Stato Islamico ha distrutto, cancellato, annientato testimonianze archeologiche antichissime perché simboli di un’epoca pagana che precede l’arrivo di Maometto sulla terra. Colpevoli, dunque, di appartenere ad un’età precedente e per questo condannati alla distruzione selvaggia.

RIPARTIRE DA CHI HA PERSO TUTTO

La voglia di ricostruire non manca, mancano le competenze per poterlo fare in un paese come la Siria devastato da anni di guerre e con una popolazione ormai decimata. Proprio per questo il World Monuments Fund, organizzazione no-profit con sede a New York che si occupa di preservare siti architettonici in tutto il mondo dalla forte rilevanza storica, ha lanciato una campagna per formare i rifugiati siriani che vivono nel campo di Zaatari sul confine giordano. Costo dell’operazione circa 500.000 dollari. Il progetto è stato sviluppato con il Petra National Trust, un un’organizzazione giordana senza fini di lucro la cui missione è quella di promuovere la tutela e la conservazione di Petra, inserita a ragion veduta tra le sette meraviglie dell’umanità e patrimonio mondiale dell’Unesco. Aiutare i siriani a ricostruire il proprio paese è un atto nobile. Il World Monuments Fund vuole, infatti, evitare che il ripristino del sito sia legato esclusivamente al lavoro di studiosi e archeologici internazionali che arrivano in Siria, svolgono un lavoro e poi vanno via. L’idea, invece, è quella di formare le giovani generazioni siriane per impiegarle nella tutela del proprio patrimonio e della propria storia. Si tratta naturalmente di un primo passo verso la ricostruzione di Palmira, dato che, con la guerra che imperversa in Siria, è ancora troppo presto per poter dire quanto tempo il progetto durerà o quando il WMF sarà in grado di iniziare effettivamente a lavorare lì.

L’ARTE E I RIFUGIATI

La notizia del progetto del World Monuments Fund è arrivata nel pieno della Refugee Week, la settimana dedicata alla condizione dei rifugiati che si svolge ogni anno fino al 27 giugno con un programma di mostre, eventi culturali ed iniziative ad hoc che puntano all’integrazione tra le comunità. L’arte guarda con sempre maggiore attenzione alla condizione dei rifugiati che sono al centro del lavoro di un numero sempre maggiore di artisti. Impossibile non citare Ai WeiWei (Pechino, 1957), che della condizione di vita dei profughi ha fatto un elemento chiave della sua ricerca, o “Green Light” di Olafur Eliasson (Copenaghen, 1957) che ha coinvolto 80 tra richiedenti asilo e rifugiati ospitati in piccole strutture nel Comune di Venezia per il suo progetto durante l’ultima Biennale di Venezia, curata da Christine Macel. Il progetto, pensato dall’artista con due associazioni non governative, Emergency e la Georg Danzer House di Vienna, include 80 profughi che, su base volontaria e senza retribuzione, realizzeranno, per tutta la durata della Biennale, lampade che saranno vendute alla fine della manifestazione e il ricavato devoluto in beneficenza.

I RIFUGIATI DI KARA WALKER A HYDRA

Kara Walker, Figa, Deste Foundation, Hydra, 2017
Kara Walker, Figa, Deste Foundation, Hydra, 2017

L’ultimo in ordine di tempo è il progetto di Kara Walker (Stockton, California, 1969) per la Deste Foundation Project Space sull’isola di Hydra, in Grecia. La Deste Foundation for Contemporary Art è un ente senza scopo di lucro fondata dal collezionista greco Dakis Joannou. La Fondazione, coinvolta nella promozione dell’arte contemporanea in Grecia ha due sedi: una ad Atene e una sull’isola di Hydra che ospita ogni estate un’importante progetto di arte contemporanea richiamando sull’isola il gotha dello star system. Protagonista dell’edizione 2017 è Kara Walker che porta sull’isola greca l’opera Figa, enorme mano sinistra, unica eredità di un’ipotetica sfinge di polistirolo e zucchero ormai perduta. Il titolo dell’opera richiama un antico gesto tradizionale che si fa appunto con la mano sinistra e indica fertilità e protezione verso il malocchio. Riconoscendo un ruolo fondamentale alla Grecia non solo per la sua storia antica ma anche per la funzione che svolge nel cuore del Mediterraneo, la Walker presenta la sua scultura accanto ai filmati sulla crisi dei rifugiati, compresi i migranti delle barche che affondano spesso sulle coste greche. La scultura diventa così nelle intenzioni della Walker una reliquia, un frammento sacro da idolatrare per tutti coloro che hanno perso la casa, le persone care, il proprio lavoro.

 

Mariacristina Ferraioli

 

https://www.wmf.org/
Kara Walker, Figa,
20 giugno e il 30 settembre 2017
Deste Foundation Project Space, Mattatoio,
Hydra – Grecia
http://deste.gr/

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia, Marie Claire Maison, Le Quotidien de l'Art. Ha conseguito un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano, è docente a contratto presso diverse istituzioni e fa parte del team curatoriale di ArtLine, progetto d’arte pubblica del Comune di Milano nel parco di CityLife.