I tesori di Spagna. Da New York a Madrid

Museo del Prado, Madrid – fino al 10 settembre 2017. Duecento tesori della Hispanic Society of America invadono il Prado. Un museo nel museo per conoscere meglio la grande eredità storica e artistica di Spagna.

I tesori della Hispanic Society of America. Museo Nacional del Prado, Madrid 2017
I tesori della Hispanic Society of America. Museo Nacional del Prado, Madrid 2017

Se la Spagna sparisse improvvisamente dalla faccia della terra, come testimonianza della nostra millenaria cultura resterebbero i tesori della Hispanic Society of America”. Miguel Falomir ha così inaugurato la nuova tappa professionale in veste di direttore del Museo del Prado, con la presentazione della grande mostra dedicata ai capolavori provenienti dalla centenaria istituzione newyorkese, chiusa fino al 2019 per restauro e ampliamento dello storico edificio nell’Upper side di Manhattan. Sono ora visibili a Madrid opere straordinarie di El Greco, Velázquez, Goya, ma anche resti archeologici del Paleolitico, gioielli d’epoca celtica e statue romane, manufatti dell’arte islamica, sculture policrome barocche, carte geografiche, preziose ceramiche e curiosi pezzi d’arte sudamericana, oltre a libri e a manoscritti rari.

I tesori della Hispanic Society of America. Museo Nacional del Prado, Madrid 2017
I tesori della Hispanic Society of America. Museo Nacional del Prado, Madrid 2017

IL PIÙ GRANDE MUSEO D’ARTE SPAGNOLA FUORI DALLA SPAGNA

Il pubblico che visita la Grande Mela raramente si spinge oggi fino al nord di Harlem per visitare una pinacoteca e biblioteca che, nei primi decenni del Novecento, registrava affluenze record di visitatori, e che ancora negli Anni Cinquanta aveva un flusso di pubblico intorno alle 50mila presenze annue. La Hispanic Society of America è in realtà il più grande museo d’arte spagnola fuori dalla Spagna. La sua biblioteca è inoltre un luogo imprescindibile per tutti gli studiosi di storia antica e moderna non solo della penisola iberica, ma anche dell’America Latina e delle Filippine. Il merito è di Archer Milton Huntington (1870-1955), un grande mecenate e filantropo statunitense che componeva versi nella lingua di Cervantes, studiava l’arabo e visitò a soli ventidue anni il Prado, decidendo poi che nella vita “un museo fosse la cosa più importante del mondo” e che avrebbe voluto vivere in una pinacoteca.
Così, in un tempo relativamente breve, una quarantina d’anni, Huntington si mise a collezionare opere di tutti i tipi purché di provenienza ispanica: 18mila pezzi in tutto, di eccellente qualità, tra i quali tanti resti archeologici ma anche tesori d’arte applicata, moltissima pittura e scultura, dal Paleolitico al XX secolo. Huntington poi comprò intere biblioteche da privati, raccogliendo una straordinaria quantità di documentazione fondamentale per conoscere la storia di Spagna, Portogallo e del Sudamerica, promosse scavi archeologici in Spagna e divenne membro onorario delle principali istituzioni universitarie e scientifiche iberiche, creando una sorta di corrispondenza biunivoca fra Spagna e Stati Uniti, a livello artistico e culturale.
La sua priorità, tra l’altro, fu di acquistare soprattutto al di fuori della Spagna, per non spogliare la penisola iberica dei suoi stessi tesori, facendo dell’Hispanic Society, che fondò nel 1904, la depositaria della cultura enciclopedica, plastica e letteraria del suo prediletto Paese. Nel 1908 aprì il museo, situato sulla Audubon Terracce, nell’Upperside di Broadway, tra la 155esima e la 156esima Strada. Il nome di Huntington è legato anche alla promozione negli Stati Uniti dell’opera di Joaquin Sorolla, pittore impressionista valenciano, un’autentica scoperta del mecenate americano che gli dedicò una grandissima mostra e gli commissionò i quattordici pannelli con le Visioni di Spagna, una delle attrattive del museo.

Diego Velázquez, Ritratto del Duca di Olivares
Diego Velázquez, Ritratto del Duca di Olivares

UN MUSEO NEL MUSEO

Grazie al generoso patrocinio del BBVA – la banca dei Paesi Baschi che ha investito 625mila euro nella mostra – una selezione di oltre 200 opere della Hispanic Society of America è visibile nelle sale temporanee del Museo del Prado, con un allestimento come sempre ben montato, scientificamente curato e soprattutto equilibrato nell’alternanza di pezzi archeologici e manufatti, manoscritti e grandi capolavori di pittura.
Abbiamo portato a Madrid il meglio del meglio delle nostre collezioni” – ha spiegato in perfetto spagnolo Michael Codding, direttore dell’istituzione newyorkese – “con una serie di opere che non sono mai state esportate all’estero. Abbiamo bisogno di maggiore visibilità, perché oggi il nostro museo ha carenza di fondi e di sponsorship”.
Per il grande pubblico è sufficiente dire che in mostra al Prado ci sono quattro opere di El Greco (la splendida Pietà dell’epoca romana, due rarissimi ritratti in miniatura e un San Geronimo), tre meravigliosi quadri di Velázquez (tra i quali il grande ritratto del Conde Duque de Olivares e due altri più piccoli, meno noti, recentemente restaurati negli atelier del Prado) e l’affascinante Duchessa d’Alba ritratta in abito da sivigliana da Francisco Goya.
Ma la mostra al Prado è molto più di questo: è un viaggio affascinante, suddiviso per tappe storiche, dalle ceramiche campanifomi del Palelolitico, impressionanti perché modernissime, a una meravigliosa seta dell’Alhambra, che sembra tessuta oggi, a una serie di splendidi busti lignei policromi del Barocco, piatti e vasi di ceramica di tutte le epoche e una curiosa serie di battenti in ferro battuto del XVI secolo, fino alla pittura spagnola del Novecento. È allora che Huntington scopre e promuove negli Stati Uniti pittori come Sorolla e Zuloaga e si relaziona con tanti intellettuali come Unamuno e Antonio Machado, rappresentati qui in un’ampia galleria di ritratti, che proprio della storia di Spagna presente e passata fecero oggetto di una profonda riflessione critica.
Tra i documenti scritti, da non lasciarsi sfuggire ci sono la lettera olografa che Carlo V scrisse a Filippo II nel 1543, da Palamós, con una serie di consigli e di raccomandazioni al figlio di carattere politico; il decreto dello stesso imperatore in cui aumenta la pensione vitalizia a Tiziano; e la carta scritta in perfetto italiano dal pittore Rubens a Pierre Dupuy, l’amico erudito francese.
Per gli amanti della cartografia, infine, il Mappamondo di Giovanni Vespucci è una delle carte nautiche più interessanti e dettagliate dell’era dei conquistadores del Nuovo Mondo: datato 1526, fu creato dal nipote del celebre Amerigo, che ereditò tutte le mappe e gli strumenti di navigazione dello zio.
Una curiosità. Il video proiettato alla fine del percorso di visita, sulla storia della Hispanic Society, è una commissione del Prado al fotografo e documentarista italiano Francesco Jodice, che con il museo spagnolo da tempo collabora nel campo degli audiovisivi.

Federica Lonati

Madrid // fino al 10 settembre 2017
I tesori della Hispanic Society of America
Museo del Prado
Calle Ruiz de Alarcón 23
www.museodelprado.es

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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.