La sorella di Moravia era una pittrice. Tutta la storia di Adriana Pincherle
Notata dal celebre Roberto Longhi e attiva tra Roma e Firenze Adriana Pincherle fu una pittrice il cui talento ha raggiunto con fatica il nostro tempo. Ecco la sua storia
Nonostante fosse la sorella maggiore di Alberto Moravia, uno dei più famosi scrittori italiani, non ha mai approfittato delle sue conoscenze, conducendo invece una vita appartata, lontano da salotti e mondanità, a differenza di Alberto. Adriana Pincherle (Roma, 1905 – Firenze, 1996) ha dedicato la sua vita alla pittura, che praticava nel suo bell’appartamento affacciato sull’Arno a Firenze.

Le origini e gli studi di Adriana Pincherle
Nata a Roma all’inizio del secolo da Carlo Pincherle, ingegnere civile di origini ebraiche, e Isa De Marsanich, di educazione cattolica, Adriana trascorre la sua infanzia tra gli agi dell’alta borghesia, che il fratello ha descritto nel suo celebre romanzo Gli Indifferenti, uscito nel 1929. Fin da piccola Adriana si interessa agli acquarelli che il padre dipingeva per passione: “Passavo delle ore a guardarlo dipingere, mi affascinava” ha raccontato. Una volta concluso il liceo classico si iscrive alla Scuola Libera del Nudo dell’Accademia di Belle Arti di Roma, dove conosce gli artisti Armando Spadini e Scipione.
Adriana Pincherle e la pittura
Sulla scena capitolina esordisce nel 1931 all’interno della mostra collettiva Prima mostra romana d’arte femminile presso la Galleria di Roma, che l’anno successivo ospita la personale della Pincherle insieme a Corrado Cagli: il critico Roberto Longhi la visita e comincia ad interessarsi al suo lavoro, che inserisce nell’ambito della Scuola Romana e della Scuola di via Cavour, accanto a Mario Mafai e Antonietta Raphael, con i quali condivide l’uso di colori forti e squillanti, di matrice espressionista: Longhi definisce i dipinti di Adriana come “plastiline intrise di colori violenti”. Nel 1933 compie il suo primo viaggio a Parigi insieme al cugino Carlo Rosselli, leader del movimento antifascista Giustizia e libertà. A Parigi studia gli impressionisti e le opere di Henri Matisse, decisivi per la sua evoluzione pittorica, e lo stesso anno tiene una importante personale alla Sala d’Arte della Nazione di Firenze e alla Galerie de la Jeune Europe a Parigi.
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Il successo e le guerre
I tre anni successivi furono determinanti per la sua carriera, con la partecipazione all’Exhibition of Contemporary Italian Art, una mostra itinerante negli Stati Uniti nel 1934, alla Quadriennale nel 1935 e alla Galleria della Cometa nel 1936. Sempre nel 1934 conosce a Genova il pittore Onofrio Martinelli, e insieme a lui si trasferisce a vivere a Firenze. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, a causa delle discriminazioni razziali, l’artista lascia il capoluogo toscano e comincia un vagabondaggio che la porta a nascondersi in diverse cittadine come Bibbiena, Vallombrosa e Taranto. Dopo la liberazione rientra a Firenze e continua a dipingere, specializzandosi nella ritrattistica di amici e personaggi: espone a Firenze, Milano, Venezia e Roma nel 1955 alla Galleria del Vantaggio, presentata da Roberto Longhi. Passa spesso dalla tecnica ad olio alla tempera, per ottenere colori sgargianti, in uno stile vicino a Scipione e Carlo Levi, ma anche a Chagall, Derain e Matisse. “La mia pittura è sempre stata figurativa, non realista. In questo senso, avevo più affinità con l’informale, che alimentava all’estremo la mia passione per il colore” ha ricordato Adriana. Oggi molte opere della Pincherle sono conservate nell’archivio del Gabinetto Vieusseux a Firenze.
Ludovico Pratesi
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