Uno dei più straordinari pittori internazionali si è trasferito a Roma (ed espone i suoi disegni)
Per la prima volta i disegni dell’artista Adrian Ghenie, noto per i suoi potenti dipinti, sono esposti all’Istituto Centrale per la Grafica, fino al 15 novembre. Una preziosa occasione per ammirare le straordinarie qualità del suo stile
L’introduzione alla mostra è data da una serie di fotografie realizzate da Alessandra D’Urso che, intitolate In situ, raccontano il rapporto di Adrian Ghenie (Baia Mare, Romania, 1977) con Roma, città in cui, dopo l’esperienza palermitana, ha aperto uno studio. Immagini in bianco e nero scattate durante le proverbiali passeggiate dell’artista lungo la Via Appia, in cui tra reperti antichi, lacerti storici e contemporaneità, trae ispirazione per le sue opere dove si intrecciano immaginazione e realtà.

La mostra all’Istituto Centrale per la Grafica di Adrian Ghenie
E se la sua pittura è ben nota – attraverso le numerose mostre in Italia e all’estero, tra cui la 56ª Biennale nel 2015, dove ha rappresentato la Romania – la particolarità dell’esposizione a Palazzo Poli è di essere focalizzata esclusivamente sulle opere grafiche. Un nutrito corpus di disegni intitolato significativamente Capricci romani, in omaggio alla città che è protagonista e al genere pittorico citato in cui rovine classiche, edifici mai esistiti, monumenti reali ed elementi naturali convivono liberamente in un’unica scena; come se, per la prima volta, l’artista volesse offrire ai visitatori la possibilità di entrare nel suo processo creativo.
I “Capricci Romani” di Adrian Ghenie a Palazzo Poli
A cura di Pier Paolo Pancotto e Fabio De Chirico, la mostra ideata da Alessandra Borghese e promossa dalla Fondazione Ghenie Chapels – Mecenatismo per l’Arte, si compone di undici grandi opere su carta incarboncino realizzate nell’ultimo anno e, oltre alle citate fotografie, comprende un’acquaforte che, ispirata al suo dipinto nella chiesa della Madonna della Mazza a Palermo, l’artista ha realizzato durante la residenza artistica nell’antica Stamperia dell’Istituto Centrale per la Grafica, insieme ai calcografi Fabio Ascenzi e Matteo Maria Borsoi e destinata alla collezione permanente dell’Istituto. Un’occasione unica per Ghenie di approfondire la conoscenza di una tecnica tradizionale, in linea con l’interesse per l’antico vivo nell’artista. Tutta la mostra gioca, infatti, sul confronto con il concetto classico di bellezza e con un’idea di romanità che, per usare le parole di Alessandra Borghese, “genera un cortocircuito tra passato e presente. In cui Roma diventa materia di memoria e reinvenzione, luogo reale e insieme scenario mentale”. Ghenie, riprendendo il genere del Capriccio, non ripropone nostalgicamente il canone antico ma lo trasforma, con una punta di ironia, in un linguaggio vivo e attuale, connotato da una tensione tra storia e contemporaneità che consente di leggere i disegni anche come memento mori, monito per riflettere sul rischio di lasciarsi pervadere dalla multimedialità. Disegni che, denominati in molti casi Studi, preannunciano il loro prossimo futuro di dipinti. Schizzi di cui spesso Ghenie diventa il protagonista, facendosi “cicerone” di questo viaggio in cui Roma e la via Appia pur essendo riconoscibili non vengono mai realisticamente descritte ma interpretate nella visione dell’artista.

Lo stile di Adrian Ghenie
Opere potenti, immediate, muscolose, frutto di un selvaggio iter creativo, le cui tracce, sotto forma di cancellature, aloni e ripensamenti, rimangono su carte e cartoni facendone preziose testimonianze del furore artistico – l’antica hybris (ὕβρις) – che lo anima. Come i dipinti di cui costituiscono il preludio, i disegni si caratterizzano per una densità pittorica data da segni che non sono funzionali alla narrazione, ma all’azione, alla resa di una forza vitale che li percorre tutti facendoli vibrare. In Capriccio with Ruin 2, tutto è movimento e grazie al tocco dinamico l’artista effettivamente conferisce colore al vento. Di fronte a Sunrise, sorge quasi l’impulso di socchiudere gli occhi per proteggerli dal sole nascente, tanto è vivida la suggestione della luce generata dall’artista. In disegni come Italian landscape il paesaggio, solamente suggerito, ricorda la pallida memoria di un sogno ormai sfocato al risveglio. Considerazioni che dimostrano l’importanza di questa mostra, essenziale per comprendere nella sua pittura spesso dominata dal colore, gestito sempre in maniera magistrale, l’importanza che segno e disegno, in linea con la lezione classica, rivestono per Ghenie in quanto scheletro, struttura e fulcro primigenio di ogni suo lavoro.
Ludovica Palmieri
Roma // fino al 15 novembre
Capricci Romani. Adrian Ghenie
ISTITUTO CENTRALE PER LA GRAFICA, Palazzo Poli, via Poli, 54
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