I dimenticati dell’arte. La creatività versatile di Virgilio Marchi, artista architetto amato dal cinema
Pittore, scenografo, architetto, Marchi è stato un grande protagonista del Novecento. La sua storia ha intersecato quella del movimento futurista e di grandi registi come Rossellini e De Sica
Architetto, pittore, scenografo? Difficile definire la sua attività, eppure è stato senz’altro un protagonista della cultura italiana della prima metà del Novecento, accanto a giganti come Giacomo Balla e Filippo Tommaso Marinetti. Virgilio Marchi (Livorno,1895 – Roma, 1960) nasce a Livorno alla fine dell’Ottocento, da Vittorio Marchi e Sara Mazzoni. Si iscrive all’Istituto Tecnico della città toscana, dove si diploma nel 1909, e nello stesso anno entra all’Accademia di belle arti, prima a Livorno e poi a Siena, dove nel 1912 vince il premio Biringucci indetto dalla Società di pie disposizioni, mentre l’anno successivo presenta i suoi progetti architettonici in una personale allestita a Livorno, che ha un certo successo in città.

L’architettura futurista di Virgilio Marchi
Nel 1915 entra nel reggimento dei Granatieri e viene trasferito a Roma, dove comincia a frequentare lo studio di Giacomo Balla ed entrare in contatto con il movimento futurista, prendendo però le distanze dalle teorie di Antonio Sant’Elia, che Marchi considera troppo vicino all’architettura americana. Dopo essere stato promosso ufficiale, viene destinato alla scuola bombardieri di Sassuolo, dove stringe amicizia con il critico letterario Francesco Flora, suo commilitone, e partecipa ad una mostra collettiva allestita nei locali della scuola, che viene visitata da Filippo Tommaso Marinetti.
Marchi e il futurismo
Nel 1919 torna a Livorno e comincia a scrivere una serie di testi sull’architettura futurista usciti sulla rivista Roma Futurista, dove il 29 febbraio 1920 pubblica il Manifesto dell’architettura futurista. Dinamica, stato d’animo, drammatica. L’anno seguente ritorna a Roma, dove viene incaricato da Anton Giulio Bragaglia di progettare la nuova sede della Casa d’Arte Bragaglia, così strutturata: la galleria principale, articolata in tre sale dedicate alla pittura, insieme al Teatro degli Indipendenti e al bar futurista. La sede? Nelle cantine del palazzo Tittoni in Via degli Avignonesi, che inglobano alcuni ambienti delle terme di Settimio Severo. Ed è nella Casa d’Arte che nel giugno del 1922 inaugura la mostra Marchi architetto futurista, che viene inaugurata da Marinetti, con 50 disegni divisi in 4 aree tematiche. Nei primi Anni Venti, Marchi si dedica prevalentemente alla scenografia di spettacoli futuristi a Roma, Vienna e Milano, fino a che nel 1925 Luigi Pirandello gli commissiona il progetto per il Teatro Odescalchi, all’interno delle scuderie dell’omonimo palazzo romano.
Le scenografie di Virgilio Marchi
L’opera, di dimensioni ridotte ma di notevole raffinatezza, viene molto apprezzata, sia dal pubblico romano che dalla critica straniera: all’interno del teatro Marchi disegna le scenografie di diversi spettacoli, tra i quali Signore della nave di Pirandello e Nostra dea di Massimo Bontempelli. Nel maggio del 1928, all’interno della XCIV Mostra della Società degli amatori e cultori di belle arti nel palazzo delle Esposizioni a Roma, per la prima volta Virgilio allestisce una sezione dedicata all’architettura scenica futurista. In questa occasione Marinetti definisce Marchi “un rivoluzionario nel campo architettonico, costruttore di forze espressive che armonizza l’idea d’una azione con la colorazione e con la sintesi d’un capolavoro scenografico”. Nel 1935 comincia a lavorare anche per il cinema, allestendo le scene per una sessantina di film fino al 1959, tra i quali Un’avventura di Salvator Rosa, La corona di ferro e La cena delle beffe di Alessandro Blasetti (1940-42), Francesco giullare di Dio di Roberto Rossellini (1950), Umberto D. e Stazione Termini di Vittorio De Sica. Il progetto architettonico più riuscito di Marchi è il teatro Odeon di Livorno, eseguito tra il 1948 e il 1952, per l’attenzione posta nella elaborazione degli schemi distributivi e funzionali della struttura.
Ludovico Pratesi
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