Uccidi i tuoi maestri. Demoni di Goya e corpi di scarto: la genealogia inquieta dell’artista Giulia Cenci 

I giovani artisti italiani a confronto con i propri maestri sono al centro di “Uccidi i tuoi maestri”, la nuova rubrica che presenta i risultati della ricognizione sull’arte italiana del XXI Secolo condotta da Spazio Taverna, realtà di studio e ricerca attiva sul territorio nazionale

Per costruire il futuro bisogna superare i propri maestri. Ucciderli, in senso simbolico, è il modo per liberarsi della loro ombra e abitare il proprio tempo senza inibizioni. Da questa idea nasce Uccidi i tuoi maestri, la rubrica che Spazio Taverna dedica agli artisti italiani delle ultime generazioni, risultato della ricognizione che lo studio conduce da anni sull’arte italiana del XXI Secolo. Ogni appuntamento mette un artista a confronto con la storia dell’arte e ne ricostruisce la genealogia: affinità, tensioni, debiti e tradimenti. Ne emergono autori capaci di misurarsi ad armi pari con chi li ha preceduti e di trasformare quell’eredità in un linguaggio interamente contemporaneo. Uccidi i tuoi maestri è una finestra sul presente aperta in un edificio antico: uno squarcio da cui guardare il futuro. È anche l’immagine più fedele di ciò che Spazio Taverna fa ogni giorno, mettendo in dialogo la storia con gli immaginari del nostro tempo.

Giulia Cenci, uccidi i tuoi maestri • Giulia Cenci, Small Flower, 2025, tenuta Frescobaldi, Castelgiocondo
Giulia Cenci, Small Flower, 2025, tenuta Frescobaldi, Castelgiocondo

Il perturbante nell’immaginario degli artisti che hanno ispirato Giulia Cenci

La prima artista è Giulia Cenci (Cortona, 1988), discendente di giganti che hanno avuto il coraggio di esplorare gli abissi perturbanti dell’inconscio.

Un pioniere in questa direzione è stato senz’altro Francisco de Goya y Lucientes (Spagna, 1746 – 1828) con le celebri “pitture nere”, dipinte sulle pareti della sua casa, detta Quinta del Sordo, tra il 1819 e il 1823, probabilmente come conseguenza di una malattia. Tra le 14 pitture murali, una delle più inquietanti è Il Sabba delle Streghe. Opera in cui Satana è raffigurato come un caprone nero, che presiede un rituale di iniziazione demoniaca, davanti a un consesso composto da una folla di streghe; mentre, all’estrema destra, una donna vestita in abiti eleganti osserva la scena con distacco. Figura femminile identificata da alcuni studiosi come Leocadia Zorrilla, giovane amante di Goya che condivise con lui la Quinta del Sordo. Sia le tinte scure che i bagliori caravaggeschi indicano il desiderio dell’artista di comunicare un senso di inquietudine, accentuato dalle espressioni grottesche e quasi deformate dei visi delle streghe.

Francisco de Goya y Lucientes, ll Sabba delle Streghe, 1797-98, Museo Lázaro Galdiano, Madrid, Giulia Cenci, uccidi i tuoi maestri
Francisco de Goya y Lucientes, ll Sabba delle Streghe, 1797-98, Museo Lázaro Galdiano, Madrid

Füssli, l’incubo e l’inconscio

Proseguendo con l’indagine, un malessere ancora più forte serpeggia nell’Incubo, uno dei dipinti più misteriosi del Diciottesimo Secolo, eseguito dal pittore svizzero Johann Heinrich Füssli (Zurigo, 1741 – Londra 1825) nel 1781, quarant’anni prima di Goya, con un intento del tutto diverso. Lo scopo dell’artista, infatti, non era di descrivere un evento magico e immaginario, bensì di dare vita a un immaginario onirico, dove ogni elemento compone uno scenario simbolico preciso e strutturato intorno alla figura della fanciulla riversa sul letto. Dallo sfondo buio affiorano le forze oscure dell’inconscio, che l’artista rappresenta con la testa di una cavalla dallo sguardo folle e attraverso un mostriciattolo peloso, simile ad un demone, seduto sul ventre della ragazza, che guarda lo spettatore con un ghigno.

Giulia Cenci, uccidi i tuoi maestri, Johann Heinrich Füssli, l'Incubo, 1781, Detroit Institute of Arts
Johann Heinrich Füssli, l’Incubo, 1781, Detroit Institute of Arts

La pervasività del mistero in Ernst e Witkin

Sogni ma soprattutto incubi tornano come espressione dell’inconscio nel Surrealismo, come dimostra uno dei capolavori di Max Ernst (Germania, 1891-1976), L’angelo del focolare (1937), dove una figura mostruosa vestita di stracci colorati sembra avventarsi sull’osservatore. Il titolo suggerisce la presenza degli incubi anche oltre le ore notturne e, soprattutto, all’interno delle case proprio per generare tensione tra le mura domestiche.

Giulia Cenci, uccidi i tuoi maestri Max Ernst, L’angelo del focolare (1937), collezione privata
Max Ernst, L’angelo del focolare (1937), collezione privata

Anche la fotografia si piega a questo campionario di mostruosità, come dimostra la pratica dell’americano Joel Peter Witkin (New York, 1939), che cominciò a essere attratto dall’orrore quando da piccolo vide una bambina decapitata nel corso di un incidente d’auto. L’artista oggi è considerato il padre della “fotografia maledetta”; genere che si caratterizza per immagini in bianco e nero di freak, figure deformi, protesi o cadaveri, quasi a voler dare vita ad una Wunderkammer dell’orrore, come in Vienna Eye Phantom, Philadelphia, 1990.

L’immaginario neo-surreale di Giulia Cenci

Tale tradizione oscura nel Ventunesimo Secolo si carica di nuovi significati nelle sculture dell’artista italiana Giulia Cenci, capace di trasformare suggestioni tratte dalla storia dell’arte per proiettarle nel presente. L’artista si distingue per un immaginario neo-surreale, che, popolato di oggetti di scarto ed elementi naturali, fusi con prototipi animali e umani, proiettato in una dimensione cyber e postumana, si applica anche alla natura, come nell’opera Small Flower (2025) per la tenuta di Castelgiocondo. Intorno a un normale palo di sostegno da vigna, l’artista ha collocato una scultura ibrida in ferro e alluminio, composta da calchi di teste di animali, ossa e tralci vegetali, come se fosse una presenza proveniente da un mondo artificiale. Una prova della capacità di Cenci di uscire dalla dimensione postmoderna della citazione per costruire un sistema che trae la propria linfa dal passato per proiettarsi nel futuro, attraverso la definizione di un immaginario che racconta il nuovo ispirandosi all’antico.

Ludovico Pratesi

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Ludovico Pratesi

Ludovico Pratesi

Curatore e critico d'arte. Dal 2001 al 2017 è stato Direttore artistico del Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro Direttore della Fondazione Guastalla per l'arte contemporanea. Direttore artistico dell’associazione Giovani Collezionisti. Professore di Didattica dell’arte all’Università IULM di Milano Direttore…

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