Una mostra a Parigi spiega come si diventava artiste quando alle donne non era permesso esserlo 

Fino al 24 gennaio 2027 la pittrice ottocentesca Eva Gonzalès è protagonista di una mostra monografica al Petit Palais. Il percorso espositivo la inserisce a pieno titolo nella storia dell’arte e sottolinea la disparità di trattamento tra artisti e artiste

Perché non ci sono state grandi artiste? È la domanda provocatoria che Linda Nochlin pose nel 1971 in un saggio destinato a cambiare il modo di guardare alla storia dell’arte. La risposta non stava nella mancanza di talento delle donne, ma nelle condizioni che per secoli avevano impedito loro di diventare artiste con gli stessi presupposti degli uomini: accesso alla formazione, possibilità di studiare il corpo umano, disponibilità di uno studio, libertà di movimento, relazioni professionali, riconoscimento pubblico. La vita di Eva Gonzalès racconta esattamente questa storia. Nata a Parigi nel 1847 e morta a soli trentasei anni nel 1883, Gonzalès è oggi al centro della prima grande mostra monografica a lei dedicata: Eva Gonzalès. Parcours d’une artiste libre, al Petit Palais di Parigi.

Eva Gonzalès. Parcours d'une artiste libre , Petit Palais, Paris, Installation View with La Matinée rose
Eva Gonzalès. Parcours d’une artiste libre , Petit Palais, Parigi, Installation View with La Matinée rose

Eva Gonzalès nella Parigi dell’Ottocento

Quando Gonzalès decise di diventare pittrice, una donna francese non poteva iscriversi all’École des Beaux-Arts. Le porte della principale istituzione pubblica di formazione artistica parigina si sarebbero aperte alle donne soltanto nel 1897, quattordici anni dopo la sua morte. Per una giovane donna della borghesia, dipingere poteva essere considerato un passatempo appropriato; diventare un’artista era un’altra cosa. La differenza passava attraverso l’accesso alla formazione, ai modelli, agli atelier, alle esposizioni e soprattutto attraverso la possibilità di trasformare una pratica privata in una professione. Eva Gonzalès poté provarci perché apparteneva a una famiglia che non ostacolò la sua vocazione e disponeva delle risorse necessarie per seguire una formazione privata. Studiò prima nell’atelier di Charles Chaplin e successivamente con Édouard Manet, del quale sarebbe stata l’unica allieva ufficiale.

Essere un’artista nel XIX Secolo

La sua vicenda rende così visibile il sistema all’interno del quale un talento femminile poteva emergere nell’Ottocento: servivano sostegno familiare, disponibilità economiche, accesso agli atelier e relazioni con artisti già riconosciuti. Chi non disponeva di queste condizioni rischiava di rimanere ai margini di un sistema che continuava a presentare come naturale una disparità costruita dalle sue stesse istituzioni. Questi limiti non riguardavano soltanto la possibilità di formarsi: continuavano ad agire anche quando una donna riusciva a presentarsi sulla scena artistica pubblica.

Eva Gonzalès dal Salon al Petit Palais

Intorno al 1874 Eva Gonzalès dipinse Une loge aux Italiens. In un palco teatrale rappresentò sua sorella Jeanne accanto a Henri Guérard, che sarebbe poi diventato suo marito. Jeanne indossa un abito chiaro, profondamente scollato; il corpo emerge luminoso dal fondo scuro, senza essere trasformato in allegoria o figura ideale. È una donna della Parigi contemporanea che occupa uno dei luoghi nei quali la società borghese si mostrava e si osservava. Il palco teatrale era infatti uno spazio di rappresentazione sociale: si andava a teatro anche per guardare ed essere guardati. Gonzalès sottopose il dipinto al Salon del 1874, ma la giuria lo rifiutò. Nello stesso anno venne, invece, esposto un suo pastello, La Matinée rose, molto più vicino a quell’idea di grazia e delicatezza che ci si aspettava dalla pittura di una donna. Il contrasto tra le due opere mostra quanto Une loge aux Italiens, per la sua maniera franca e la sua evidente vicinanza a Manet, si allontanasse dall’immagine convenzionale di una pittura femminile delicata. Il quadro sarebbe entrato al Salon soltanto alcuni anni dopo, nel 1879, dopo essere stato rielaborato.

La formazione degli artisti e delle artiste

Anche la scelta dei modelli racconta qualcosa delle condizioni in cui lavoravano le artiste. Jeanne Gonzalès compare più volte nelle opere esposte e la sua presenza non è casuale. Se gli uomini potevano formarsi nelle accademie, studiare il nudo e accedere più facilmente a modelli professionali, per le donne queste possibilità erano molto più limitate. Sorelle, amiche e familiari diventavano così presenze fondamentali, perché permettevano di osservare e rappresentare il corpo femminile senza oltrepassare i confini della rispettabilità sociale. Le opere riunite oggi al Petit Palais permettono così di leggere il percorso di Gonzalès non soltanto come quello di un’artista rimasta a lungo ai margini della storia dell’arte, ma come quello di una donna che riuscì progressivamente a conquistare uno spazio professionale dentro i limiti imposti dalla società del suo tempo.

Il ruolo sociale e culturale delle donne

Une loge aux Italiens rende evidente anche un passaggio importante nella relazione tra donne e arte. Gonzalès dipinge una donna a teatro, una spettatrice. Jeanne occupa uno di quegli spazi pubblici della cultura nei quali, nel corso dell’Ottocento, la presenza femminile sarebbe diventata sempre più visibile e numerosa. Ma dall’altra parte della tela c’è un’altra donna, Eva Gonzalès, che non guarda soltanto: produce l’immagine e decide come rappresentare quella spettatrice. È proprio questa compresenza a rendere il quadro particolarmente significativo. Nel corso dell’Ottocento le donne non cessarono certo di essere oggetto dello sguardo, ma cominciarono sempre più anche a occupare altre posizioni: diventavano parte riconoscibile del pubblico, osservavano, interpretavano e, pur tra molte difficoltà, iniziavano a intervenire direttamente nella produzione delle rappresentazioni. In Une loge aux Italiens spettatorialità e autorialità femminile si trovano così una di fronte all’altra.

Gloria Bovio

Parigi // fino al 24 gennaio 2027
Eva Gonzalès. Parcours d’une artiste libre
PETIT PALAIS – Avenue Winston Churchill
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Gloria Bovio studia le differenze di genere nella partecipazione culturale. In una prospettiva antropologica analizza come le donne siano diventate pubblico della cultura, come si siano trasformate nel tempo le loro pratiche culturali e in che modo il genere continui a…

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