Storia dell’artista che a Milano sperimentò con la stampa 3D quando era ancora fantascienza
Erano gli Anni Novanta e la stampa 3D era ancora un sogno per pochi appassionati di tecnologia. Eppure, fu proprio allora che Nino Mustica decise di farne uno strumento per creare sculture avveniristiche, fino a quel momento quasi impensabili
Fu un’illuminazione. Una folgorazione, un’intuizione arrivata così in anticipo sui tempi che ancora oggi sorprende pensare come, già allora, un artista potesse spingersi tanto oltre. Non ci sono parole più adatte per descrivere ciò che Nino Mustica (Adrano, 1946 – Milano, 2018) – artista siciliano che fino a quel momento aveva seguito un percorso tutto sommato “tradizionale” – introdusse nella scena milanese della metà degli Anni Novanta.
Cogliendo i cambiamenti epocali che stavano maturando, più o meno all’insaputa del grande pubblico, negli ambienti dell’alta tecnologia e del design, Mustica seppe trasformarli in strumenti di lavoro artistico dall’altissimo potenziale. Materiali innovativi, progettazione computerizzata e forme utopiche, in cui l’astrazione si mescola a un immaginario futuribile: sono questi gli ingredienti delle sculture che portarono l’artista ad alzare l’asticella fino a un livello che forse nessuno, allora, nel campo dell’arte aveva ancora tentato con tale radicalità.
A Milano, Scaramouche Gallery presenta una mostra monografica dedicata a questa stagione di sperimentazioni, dalle tele ai lavori tridimensionali, offrendo un ampio scorcio sulla produzione realizzata dall’artista a cavallo tra i due millenni.

Nino Mustica: dalla tradizione siciliana all’avanguardia metropolitana
La storia di Nino Mustica cominciò silenziosamente in Sicilia, con un esordio che sembrava destinato a mantenerlo nel solco della tradizione del suo territorio d’origine. I primi decenni della sua produzione attraversarono apparentemente indenni il confronto con la modernità: pittura su tela, anche di grande formato, installazioni pubbliche e teatrali, ma senza scarti clamorosi.
Eppure, le sue frequentazioni internazionali, tra New York e Londra, lasciavano presagire un’inquietudine pronta a guardare lontano, non appena ne avesse avuto gli strumenti. E quegli strumenti arrivarono: le prime stampanti 3D, gli albori della computer grafica, le nuove possibilità aperte dalla progettazione digitale.
Facendosi pioniere di tecnologie ancora quasi ignote nel mondo dell’arte, Mustica iniziò a sperimentare, sondando il terreno dei limiti che l’ingegno umano, affiancato dalla macchina, avrebbe potuto superare. Così, in parallelo con la scienza e la tecnologia che avanzavano nei rispettivi campi di ricerca, nel suo studio milanese di via Giovenale – dove si era trasferito nel 1986 – presero vita le prime sculture in resina, stampate artificialmente e laccate con vernici metalliche per automobili.

Nino Mustica e le sculture 3D in mostra da Scaramouche Gallery a Milano
Forme stellari, utopiche, quasi fantascientifiche, che sfidano il concetto stesso di tridimensionalità, spingendosi oltre il confine tra creazione umana e gesto tecnologico. In questa inedita collaborazione tra uomo e macchina, le possibilità si moltiplicano e lo spazio sembra estendersi oltre quanto era stato fino ad allora immaginabile.
La luce rimbalza sulle superfici laccate, generando riflessi cangianti e metallici, dal forte sapore futuribile. Sulla scorta del processo digitale che le precede, ogni opera si fa “pittura solida”: l’esito plastico di un rendering animato che concentra sullo schermo tutta la complessità del gesto artistico e artigianale, per poi tradurla in volume.

I dipinti di Nino Mustica in mostra da Scaramouche Gallery a Milano
In parallelo alla “pittura solida” che conquista lo spazio, il percorso espositivo restituisce anche le sperimentazioni pittoriche realizzate da Nino Mustica a partire dalla metà degli Anni Ottanta. A raccontarle sono grandi tele in acrilico, lavorate con spatole di grandi dimensioni e caratterizzate da una texture densa e vibrante.
L’effetto è quello di onde cromatiche, quasi fossero la traccia lasciata da un braccio meccanico impegnato a stampare in 3D un progetto, creando così un’affinità semantica inattesa tra pittura e scultura. In questi lavori si legge il compendio del percorso dell’artista: dagli antichi maestri ideali, come Giotto, riletto nella sua dimensione astratto-cromatica, e Piero della Francesca, con le sue costruzioni geometriche, fino a Klee, Matisse e Kandinskij.
Da questa genealogia nascono pitture che sfidano lo spazio della tela, attraversate da tratti ondulati che sembrano seguire un ritmo musicale. Opere che appaiono oggi come anticipatrici silenziose della conquista tecnologica che, proprio in quegli anni, stava germogliando nella mente di Mustica.
Emma Sedini
Milano // fino al 19 settembre 2026
Nino Mustica. Solid Brushstrokes
SCARAMOUCHE GALLERY – Via Vezza d’Oglio, 14
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