A Varsavia riapre il Museo del Manifesto ed è il più antico del mondo

Dopo un accurato restauro, torna visibile la collezione da circa 63.000 opere, fra cui manifesti polacchi e stranieri provenienti da tutto il mondo. La prima mostra è sulla Polonia del Novecento

Il Museo del Manifesto di Wilanów, sobborgo di Varsavia che ospita anche l’omonimo Palazzo Reale, è la più antica istituzione del suo genere al mondo. Ora, dopo un accurato restauro conservativo cofinanziato dal Ministro della Cultura e del Patrimonio Nazionale, ha finalmente riaperto al pubblico. Ad oggi, la collezione comprende circa 63.000 opere, fra cui manifesti polacchi e stranieri provenienti da tutto il mondo, databili dalla fine del XIX Secolo ai giorni nostri; sono presenti numerosi esemplari della Scuola Polacca del Manifesto, oltre a opere di Pablo Picasso, Andy Warhol e Stasys Eidrigevičius, tra gli altri.

L'ingresso del Museo del Manifesto. Courtesy Poster Museum in Wilanow, Warsaw
L’ingresso del Museo del Manifesto. Courtesy Poster Museum in Wilanow, Varsavia

La storia del Museo del Manifesto

Nel 1961, l’allora direttore del Museo Nazionale di Varsavia, Stanisław Lorentz, diede vita alla Sezione dei Manifesti della Galleria d’Arte Contemporanea, partendo da un nucleo di circa 500 manifesti che erano conservati dagli Anni Trenta nel Dipartimento delle Incisioni. Sebbene sin da allora dislocato a Wilanów, fu soltanto il 4 giugno 1968, in occasione dell’inaugurazione della Seconda Biennale Internazionale del Manifesto, che il Museo divenne un ente autonomo dal Museo Nazionale; la prima mostra fu una retrospettiva del designer polacco Wojciech Zamecznik, seguita da un’esposizione di opere dei vincitori della Biennale del 1966. Nel 1994, quando il Museo divenne la sede della Biennale Internazionale del Manifesto, si rese necessario ampliare lo spazio espositivo, obiettivo raggiunto trasformando un ex deposito in una galleria aggiuntiva.

La Biennale del Manifesto

La Biennale del Manifesto di Varsavia nacque nel 1966 su iniziativa di Józef Mroszczak e Henryk Tomaszewski, all’epoca professori all’Accademia di Belle Arti di Varsavia e figure di spicco dell’arte del manifesto polacco. Il concorso grafico che ancora oggi si svolge contemporaneamente alla mostra, è considerato un prestigioso evento artistico per designer e critici di tutto il mondo; i premi vengono assegnati nelle categorie Manifesto Culturale, Manifesto Pubblicitario, Manifesto Ideologico. I manifesti vincitori vengono esposti per tutta l’estate al Museo del Manifesto di Wilanów. Tra i vincitori più famosi del concorso ci sono Pierre Bernard, Roman Cieślewicz, Shigeo Fukuda, Milton Glaser, Hans Hillmann, Jan Lenica, Uwe Loesch, Waldemar Świerzy, Ikkō Tanaka, Henryk Tomaszewski e Andy Warhol. La prossima edizione della Biennale si terrà nel 2027.

La mostra della riaperura del Museo del Manifesto

La mostra della riapertura, Polish Posters: The Collection, presenta ben 240 opere che raccontano gli ultimi 130 anni di vita quotidiana nelle strade delle città polacche.  I manifesti che hanno accompagnato la vita quotidiana delle strade cittadine avranno voce in capitolo. Tra i temi trattati, storia e propaganda politica, ma non manca il mondo dello spettacolo: cinema, teatro, musica, moda. La mostra permette inoltre ai visitatori di osservare le trasformazioni del design grafico: dalle prime influenze della pittura e della grafica al linguaggio autonomo e contemporaneo del manifesto. La nuova mostra è accompagnata da un ricco programma di eventi culturali e didattici, nonché da un catalogo in polacco e in inglese.
Poiché ogni tre mesi, per ragioni di conservazione, i manifesti devono essere messi al riparo dalla luce solare e in condizioni di temperatura e umidità adeguate, la mostra attingerà appunto ogni tre mesi da nuovo materiale della collezione permanente. Il messaggio rimarrà invariato, mentre le opere esposte saranno custodite in sicurezza.

Niccolò Lucarelli

Poster Museum di Wilanòw
Stanislawa Kostki Potockiego, 10-16, Varsavia
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Niccolò Lucarelli

Niccolò Lucarelli

Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.

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