Le mostre da non pedere a Milano durante i giorni dell’Art Week 2026

Tra musei e gallerie, in città sono tutti pronti per la settimana dell’arte con inaugurazioni e mostre in corso. Ecco cosa vedere durante la Milano Art Week 2026

Nel suo Viaggio in Italia del 1957, Guido Piovene ha scritto: “Osservo di passaggio che forse Milano è la città del mondo in cui marito e moglie escono meno insieme; la sera, in omaggio all’indipendenza, si recano a spettacoli o in famiglie diverse”. Ai teatri e alle case degli amici andrebbero aggiunte tutte le sedi espositive con qualcosa in programma per la Milano Art Week 2026: anche qui, conviene separarsi, andare ognuno in un posto diverso e poi raccontarsi cosa vale la pena tornare a visitare insieme. Per avere una bussola da seguire, ecco una lista di mostre imperdibili a Milano durante la sua settimana dell’arte.

Vittoria Caprotti

Fondazione Prada – Mona Hatoum / Cao Fei

Fondazione Prada ospita due artiste con due mostre personali. Over, under and in between è il progetto site-specific ideato da Mona Hatoum, con cui ci invita a riflettere sull’instabilità dei nostri tempi e sulla precarietà dell’esistenza. La mostra si compone di tre installazioni che esplorano alcuni elementi identitari del vocabolario artistico di Hatoum: la ragnatela, la mappa e la griglia. Indipendenti l’uno dall’altro, i tre lavori rappresentano i concetti di instabilità, pericolo e fragilità creando un dialogo con lo spazio e, in particolare, con l’esperienza fisica del visitatore. Nell’altra mostra, Cao Fei combina diversi linguaggi artistici che spaziano dalla fotografia alla videoinstallazione, dalla realtà virtuale al documentario, fino ai materiali d’archivio, per delineare un ritratto complesso della rivoluzione tecnologica nel settore agricolo a livello globale e delle sue contraddizioni intrinseche. In particolare, negli ultimi tre anni l’artista cinese si è dedicata allo studio delle campagne coltivate nel sud e nel nord-ovest del suo paese, osservando e interpretando lo sviluppo della “smart agriculture”.

Milano // fino al 9 novembre 2026
Mona Hatoum. Over, under and in between
FONDAZIONE PRADA
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Milano // fino al 28 settembre 2026
Cao Fei. DASH
FONDAZIONE PRADA
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Pirelli HangarBicocca – Benni Bosetto / Rirkrit Tiravanija

Anche all’Hangar la proposta è doppia. Da una parte, Benni Bosetto trae spunto romanzo dal romanzo “Rebecca” del 1938, opera dell’autrice inglese Daphne du Maurier, in cui la casa è protagonista e conserva la memoria di una donna defunta che l’abitava, Rebecca appunto. La casa, ricreata in mostra dall’artista, diventa un vero e proprio corpo femminile architettonico, un organismo vivente. Il nome stesso Rebecca, che etimologicamente significa “legame, unione, rimanda ai gesti dell’accogliere, del raccogliere e del trattenere, temi centrali nella poetica di Bosetto, in cui il corpo e l’ambiente si fondono in una relazione intima e continua. Una casa ben diversa compare anche nella mostra di Rirkrit Tiravanija, il cui titolo fa riferimento a una celebre filastrocca inglese ottocentesca, strutturata come una narrazione ripetitiva e cumulativa: pur chiamandosi La casa che Jack ha costruito, non racconta la storia della casa né di chi l’ha edificata. Piuttosto, rivela come essa sia indirettamente connessa e interagisca con tutte le altre persone o cose che la circondano. Evocandola, Tiravanija vuole mettere in luce il suo rapporto con le questioni di autorialità, da sempre presenti nella sua poetica, concependo gli edifici come piattaforme il cui valore è determinato dall’uso e dalle persone che li abitano, non dalla loro forma né da chi li ha progettati.

Milano // fino al 19 luglio 2026
Benni Bosetto. Rebecca
PIRELLI HANGARBICOCCA
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Milano // fino al 26 luglio 2026
Rirkrit Tiravanija. The House That Jack Built
PIRELLI HANGARBICOCCA
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Gabrielle Goliath. Bearing, Raffaella Cortese
Gabrielle Goliath. Bearing, Raffaella Cortese

Raffaella Cortese – Gabrielle Goliath

Di Gabrielle Goliath si è parlato molto negli ultimi mesi a causa della censura con cui il governo del Sud Africa, il suo paese, ha colpito l’opera che l’artista avrebbe dovuto portare alla Biennale e che, invece, sarà esposta in una chiesa veneziana. Oltre che in laguna, Goliath arriva anche a Milano con la sua seconda mostra personale diffusa nei tre spazi della galleria. Con il suo nuovo corpus di opere su carta e tela, esplora i molteplici significati e i vari registri del termine “bearing”. Goliath pone al centro del suo discorso corpi neri, femminili e queer, chiedendo – a sé e a chi si avvicina alle opere – come sia possibile che tali corpi sostengano, generino e servano un mondo dal quale restano esclusi.

Milano // dal 16 aprile al 3 settembre 2026
Gabrielle Goliath. Bearing
RAFFAELLA CORTESE
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Exhibition view, Pietro Roccasalva, Io ti saluto, luce, ma con nervi offesi, MASSIMODECARLO
Exhibition view, Pietro Roccasalva, Io ti saluto, luce, ma con nervi offesi, MASSIMODECARLO

MASSIMODECARLO – Pietro Roccasalva

Prima mostra del pittore nella galleria milanese, questa personale raccoglie soggetti nuovi e storici del repertorio iconografico di Roccasalva: paesaggi immaginari e nature morte paradossali, insieme a una serie di figure ricorrenti – un bambino dai capelli e dalle unghie incolti, una bambina con la sua bambola, una sposa con una misteriosa racchetta, una madre che tiene stretta una strana cornucopia. Le opere testimoniano la profondità di una ricerca pittorica in continua evoluzione.

Milano // fino al 19 aprile 2026
Pietro Roccasalva. Io ti saluto, luce, ma con nervi offesi
MASSIMODECARLO
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Exhibition view, Depero Space to Space, Museo Bagatti Valsecchi
Exhibition view, Depero Space to Space, Museo Bagatti Valsecchi

Museo Bagatti Valsecchi – Fortunato Depero

Questa mostra racconta un parallelismo sorprendente che lega, seppur in tempi differenti, i baroni Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi a Fortunato Depero, tutti desiderosi di realizzare un sogno: abitare dentro spazi sospesi tra antico e contemporaneo. Se il Bagatti Valsecchi è una casa-museo creata verso la fine dell’Ottocento dai due fratelli che allestirono la propria dimora per vivere dentro un’abitazione tardo-rinascimentale, con dipinti e manufatti d’arte applicata, Depero con la sua Casa d’arte futurista a Rovereto seguì il medesimo slancio: modificare e integrare l’edificio destinato a diventare il suo museo. La mostra, con opere che vanno dagli Anni Trenta agli Anni Cinquanta, propone un percorso inedito e sorprendente, facendo interagire la collezione permanente della Casa Museo Bagatti Valsecchi e i lavori di Depero.

Milano // fino al 2 agosto 2026
Depero Space to Space
MUSEO BAGATTI VALSECCHI
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Exhibition view, Anselm Kiefer. Le Alchimiste, Palazzo Reale
Exhibition view, Anselm Kiefer. Le Alchimiste, Palazzo Reale

Palazzo Reale – Anselm Kiefer

Le Alchimiste è un’imponente mostra site-specific, nata da un progetto avviato nel 2023 e che presenta oltre quaranta grandi teleri in dialogo con la drammatica bellezza della Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, un luogo segnato dai bombardamenti alleati del 1943.Emerge, nella mostra di Kiefer, proprio il legame con Milano, città in cui visse la sua giovinezza Caterina Sforza, scienziata e condottiera, autrice di un raro manoscritto con oltre 400 ricette tra medicamenti e formule alchemiche. Accanto a lei, l’artista tedesco convoca una costellazione di figure femminili, note e dimenticate: da Isabella Cortese e Maria la Giudea a Marie Meudrac, Rebecca Vaughan e Mary Anne Atwood. Attraverso la sua pittura materica e simbolica, l’artista restituisce volti e corpi cancellati dalla storia, riconoscendo alle alchimiste un ruolo cruciale nella nascita del pensiero scientifico moderno.Fin dagli esordi, nei primi Anni Settanta, Kiefer ha indagato i poteri creativi e redentivi delle donne, qui tradotti in un pantheon al femminile che intreccia mito, memoria e rigenerazione.

Milano // fino al 27 settembre 2026
Anselm Kiefer. Le Alchimiste
PALAZZO REALE
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Exhibition view, Marcel Duchamp & Sturtevant. Dialogues are mostly fried snowballs, Thaddaeus Ropac
Exhibition view, Marcel Duchamp & Sturtevant. Dialogues are mostly fried snowballs, Thaddaeus Ropac

Thaddaeus Ropac – Marcel Duchamp & Sturtevant

Intitolata a partire da un’ironica osservazione di Sturtevant, Dialogues are mostly fried snowballs riflette la propensione di Duchamp per i giochi di parole, mettendo in luce la lungimiranza della pratica artistica di entrambi nell’epoca della riproduzione digitale e dell’IA. È uno scambio artistico e intellettuale senza precedenti tra due veri e propri pionieri: Marcel Duchamp, padre dell’arte concettuale; Sturtevant, la cui pratica ha interrogato criticamente la struttura concettuale dell’arte in un mondo post-duchampiano.  Proprio come Duchamp rifiutò l’“arte retinica”, le ripetizioni radicali di Sturtevant, realizzate a memoria partendo da opere dei suoi contemporanei, innescarono un ulteriore salto dall’immagine al concetto. Nel corso di quattro decenni, Sturtevant utilizzò ripetutamente lo “stile” stesso di Duchamp come mezzo per indagare la struttura sottostante della sua opera: come veniva realizzata, fruita e, soprattutto, canonizzata.

Milano // fino al 23 luglio 2026
Marcel Duchamp & Sturtevant. Dialogues are mostly fried snowballs
THADDAEUS ROPAC
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Man Ray, Autoritratto, 1943
Man Ray, Autoritratto, 1943

Giò Marconi – Man Ray

È un’ampia retrospettiva quella che la galleria milanese dedica a Man Ray in occasione del 50° anniversario della scomparsa dell’artista, mettendo il suo pensiero linguistico al centro. Fotografo tra i più celebrati dell’epoca moderna, ideatore originale di oggetti e multipli, pittore e disegnatore, Man Ray è stato un artista multimediale nel senso più ampio del termine. Attratto dal passaggio dall’artigianato manuale alla riproduzione meccanica, cercava di fondere dimensione formale e concettuale. Ma forse, più di ogni altra cosa, il mezzo espressivo che ha attraversato e caratterizzato l’intera sua produzione artistica è stato il linguaggio. Così, come un dizionario, la mostra Man Ray: M for Dictionary sviluppa la fascinazione dell’artista per le relazioni inesplorate tra parole, oggetti e immagini.

Milano // fino al 24 luglio 2026
Man Ray: M for Dictionary
GIO MARCONI
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Exhibition view, Andrea Branzi by Toyo Ito, Triennale Milano. Ph: Andrea Rossetti
Exhibition view, Andrea Branzi by Toyo Ito, Triennale Milano. Ph: Andrea Rossetti

Triennale – Andrea Branzi

Branzi è stato architetto, designer, docente, teorico, critico, curatore e artista: una figura poliedrica e centrale nella cultura del design italiano. Attraverso lo sguardo dell’amico-collega Toyo Ito, architetto giapponese e vincitore del Pritzker Prize, questa mostra presenta i temi e i progetti più significativi del designer italiano. Il percorso mette in dialogo installazioni, oggetti e disegni evidenziando temi centrali del pensiero di Branzi come la fragilità, l’ibridazione e la convivenza planetaria, con un focus biografico. L’esposizione ripercorre anche il suo legame con Triennale Milano e Fondation Cartier, le due istituzioni che hanno reso possibile la mostra, e include un’installazione dedicata a No-Stop City, progetto simbolo del pensiero radicale sulla metropoli contemporanea.

Milano // fino al 4 ottobre 2026
Andrea Branzi by Toyo Ito. Continuous Present
TRIENNALE
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Exhibition view, Essere e tempo, BKV Fine Art
Exhibition view, Essere e tempo, BKV Fine Art

BKV Fine Art – Essere e tempo

È un percorso doppio che intreccia due temi centrali della storia dell’arte: il ritratto e il paesaggio. Se il ritratto, come “essere nel tempo”, è al centro della mostra Vincenzo Agnetti. Le regole del ritratto, il paesaggio lo è nella collettiva Il tempo del paesaggio. Calchi, frammenti, fusioni. I temi delle due mostre sono liberamente tratti dal pensiero di Martin Heidegger, in particolare dalla sua opera Essere e Tempo – Sein Und Zeit (1927), in cui si afferma che l’essere umano è tempo vissuto, è un’esistenza tesa tra passato, futuro e presente, ma mai completamente presente a sé. Attraverso l’incontro tra immagine e parola, tra passato e concettualismo contemporaneo, le due mostre si configurano come un’esperienza poetica e di riflessione: non siamo nel tempo, siamo tempo nello spazio. Due mostre autonome, ma complementari che invitano a ripensare il modo in cui guardiamo e abitiamo il tempo tra parola, immagine e memoria.

Milano // fino al 30 aprile 2026
Essere e tempo
BKV FINE ART
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Exhibition view, Marco Fusinato. THE ONLY TRUE ANARCHY IS THAT OF POWER, PAC. Ph: Nico Covre
Exhibition view, Marco Fusinato. THE ONLY TRUE ANARCHY IS THAT OF POWER, PAC. Ph: Nico Covre

PAC – Marco Fusinato

La mostra al PAC presenta una selezione dei progetti più significativi dell’artista degli ultimi anni, segnando il ritorno dell’artista in Italia dopo aver rappresentato l’Australia alla 59ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (2022). I progetti di Fusinato assumono la forma di installazioni, riproduzioni fotografiche, performance e registrazioni, in una successione di progetti interconnessi, alcuni dei quali continuano attraverso numerose iterazioni. Fusinato esplora l’idea del rumore come musica, utilizzando la chitarra elettrica e l’amplificazione di massa per improvvisare frequenze che hanno un impatto fisico. La mostra si concentra su tre progetti, tuttora in corso, che esplorano il tema del rumore, invitando i visitatori a scoprire un intenso universo visivo e sonoro.

Milano // fino al 7 giugno 2026
Marco Fusinato. The Only Anarchy Is That Of Power
PAC
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Vittoria Caprotti

Vittoria Caprotti

Vittoria Caprotti (Voghera, 1998) è laureata in Storia dell'Arte Medievale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Da giugno 2024 lavora a Casa Testori occupandosi della comunicazione; dell'organizzazione di mostre, eventi e laboratori; dello spazio espositivo La Collezione -…

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