Artribune Podcast. Alessandro Piangiamore per Monologhi al Telefono

L'artista è protagonista del nuovo appuntamento di “Monologhi al Telefono”. Nell’intervista con Donatella Giordano l’artista parla di alcune opere che indagano il fenomeno degli arcobaleni

L’impavida naturalezza delle opere di Alessandro Piangiamore (Enna, 1976) segue un itinerario diacronico che disattende norme e certezze. In questo monologo l’artista fa riferimento a Frangiflutti, la sua mostra personale in corso fino al 10 Settembre presso Magazzino a Roma, descrivendo una delle sue opere esposte, Giove, pittore di farfalle, che indaga il fenomeno degli arcobaleni. Il racconto procede definendo un percorso che connette diversi lavori che ha realizzato nel tempo.

Ascolta “Alessandro Piangiamore – Monologhi al Telefono di Donatella Giordano” su Spreaker.

LA MOSTRA DI ALESSANDRO PIANGIAMORE A MAGAZZINO

Negli spazi della galleria risuonano i moti delle ricerche passate, fatte di superfici lisce e sfumate, processi effimeri, terre bruciate e immobili misteri floreali. Un nuovo fronte sembra però arenarsi verso una prossima partenza. Aprono la mostra i cieli stellati appartenenti alla serie Qualche uccello si perde nel cielo, esposta lo scorso dicembre presso la LitografiaBulla a Roma. In queste opere Piangiamore fissa, con le tecniche della linoleografia e del monotipo, il lento fluttuare di un numero considerevole di piume nell’aria. Da un riferimento all’opera di Dosso Dossi del 1523-24, Giove pittore di farfalle, Mercurio e la Virtù, l’artista ha modulato sette elementi tubolari che irradiano fasci di luce colorata, inaugurando così la nuova serie che torna ad indagare gli arcobaleni. Le opere, dislocate nelle tre sale, sono interattive e cambiano colore solo per volere dell’artista stesso, che ha l’intento di “umanizzare” la tecnologia utilizzata e di entrare in empatia con il futuro possessore dell’opera. E se è vero che il giaccio conserva la memoria del pianeta, nella serie fotografica Acqua negli occhi alcune insolite lastre ghiacciate appaiono come una rivelazione, trattenendo per un attimo la transitorietà del momento presente. I grandi “portali” realizzati con la terra chiudono la mostra facendosi spazio tra l’inizio e la fine della materia, diventando il simbolo della nota locuzione latina del “Memento, Homo”: “Ricordati, uomo, che polvere sei e in polvere ritornerai“.

– Donatella Giordano

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Donatella Giordano

Donatella Giordano

Nata in Sicilia, vive a Roma dal 2001. Ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, dove nel 2006 ha conseguito il diploma di laurea con una tesi che approfondiva la nascita dei primi happening e delle azioni performative…

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