Un’invasione di animali colorati ai Musei Reali di Torino

Che cosa ci fanno chiocciole giganti, pappagalli e lemuri variopinti tra le sale di Palazzo Reale a Torino e i suoi giardini? Sono le opere di sedici artisti riuniti in una mostra che fa appello all’immaginazione

Un grande, bianco e vecchio elefante in polistirolo e resina occupa il centro di Piazzetta Reale a Torino, ponendo tutta la sua attenzione e intelligenza nei confronti di una figura umana, somigliante a un monaco, in un momento di preghiera. Si tratta di Omaggio a Colbert (2022), opera realizzata per l’occasione da Stefano Bombardieri e con la quale i Musei Reali di Torino annunciano al pubblico la mostra Animali a Corte. Vite mai viste nei Giardini Reali, un’invasione di uno spazio storico e regale da parte di animali “artistici”.
L’esposizione, parte di un progetto più ampio intitolato Vite sulla Terra e iniziato nel dicembre 2021 con Animali dalla A alla Z. Una mostra dedicata ai bambini, palesa l’esistenza di tante forme di vita, in particolare quella animale, attraverso l’operato di un gruppo di artisti italiani che per diverso tempo hanno interpretato, e interpretano, il mondo animale con forme, materiali e linguaggi espressivi originali.

Nicola Bolla, Pappagalli, 2000-10, dettaglio

Nicola Bolla, Pappagalli, 2000-10, dettaglio

LA MOSTRA ANIMALI A CORTE

Il progetto, curato da Stefania Dassi e Carla Testore, si concretizza in oltre venticinque installazioni di sedici artisti diversi, che dalle sale interne di Palazzo Reale si distribuiscono nell’Armeria Reale, nella Galleria Sabauda e persino negli spazi esterni, occupando il cortile e tutti i Giardini Reali. Come un rizoma, gli animali inanimati creano una rete artistica priva di gerarchia, in cui ogni installazione assume il ruolo essenziale di un nodo che, connesso con gli altri, mantiene vivo il sistema.
Le due curatrici hanno voluto scegliere determinati animali e opere per evidenziare diverse chiavi di lettura: “Alcuni animali nella storia dell’arte e lungo l’evoluzione delle civiltà sono da sempre stati scelti e raffigurati per il loro marcato valore simbolico”, affermano, chiarendo l’intenzione di voler dare spazio non soltanto a miti e simbologie, ma anche all’immaginazione. La mostra, infatti, è paragonabile all’incontro di mondi diversi e magici: è così che la regalità storica degli spazi museali accoglie la fantasia e la poesia colorata degli animali, andando a porre le basi per il fanciullesco “c’era una volta…” che, in questa occasione, è più contemporaneo che mai ed è rivolto sia ai bambini sia agli adulti.

GLI ARTISTI IN MOSTRA A TORINO

La visita non risulta altro che una catena di incontri ravvicinati con creature fantastiche: una volta salito lo scalone d’onore, il safari comincia, proponendo il miraggio degli Struzzi (2003) di Nicola Bolla e i suoi Pappagalli (2000-10), che sfoggiano la loro incredibile eleganza con un piumaggio fatto di carte da gioco; i curiosi Bachi da setola (1969) di Pino Pascali si insediano nella stanza accanto, studiando il luogo e conquistandolo; Oasi artificiale (1969) di Gino Marotta prende vita, poi, nella Sala della Colazione seguita, poco più avanti, da un nobile unicorno realizzato da Nicola Bolla nel 2007 e ricoperto di cristalli Swarovski, che con il titolo di Orpheus dream si accomoda nella Sala da Ballo e aspetta che le danze comincino.
L’esperienza prosegue nelle sale della Galleria Sabauda, dove un gioco di luci e ombre svela una Volpe e una Lepre (2001) di Fabrizio Corneli, mentre una numerosa comunità di lemuri colorati che compongono il Cracking clan (2010) del gruppo Cracking Art resta sull’attenti. Nella valle incantata dei Giardini Reali, l’imponente Stegosauro (1993) di Ezio Gribaudo accoglie il visitatore, il quale si prepara a una “caccia all’animale” all’interno del parco, incontrando, tra i tanti, anche le grandi chiocciole fucsia di Cracking Art (Rigeneramento, 2009), la Panchina alveare di Jessica Carroll (2017) e un cervo che, in cima a una cupola geodetica, scruta e sorveglia la zona sottostante ‒ Senza titolo (doppio igloo di Porto), 1998, Mario Merz. Al termine della visita, la sensazione del singolo è quella di un esploratore giunto alla fine di un viaggio e, al contempo, quella di un risveglio da un sogno ambientato in un mondo incantato; si è sopraffatti da un vortice di emozioni, immagini, storie e colori, consapevoli che la fine della fiaba dal titolo Animali a Corte è un chiaro e sincero “E vissero tutti felici e contenti”.

Sofia Caprioglio

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Sofia Caprioglio

Sofia Caprioglio

Laureata in Design e Comunicazione visiva al Politecnico di Torino, sta per conseguire la Laurea Specialistica in Arti visive e Studi curatoriali presso la NABA di Milano. Il suo percorso di studi le ha permesso di attuare un approccio concettuale…

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