Accademie di Belle Arti: come migliorare un modello virtuoso?

L’avvocato e giurista Fabio Moretti descrive il funzionamento della governance all’interno delle Accademie di Belle Arti e suggerisce qualche modifica per migliorare un modello vincente

Accademia di Belle Arti di Brera, Cortile d'Onore, Milano. Photo Cosmo Laera. Courtesy Accademia di Brera
Accademia di Belle Arti di Brera, Cortile d'Onore, Milano. Photo Cosmo Laera. Courtesy Accademia di Brera

L’attuale governance delle Accademie di Belle Arti dello Stato, e dunque delle istituzioni AFAM, è indubbiamente, nella propria struttura portante, un modello virtuoso e il frutto di una scelta saggia da parte del nostro legislatore. Ma un contributo alla discussione sul tema è sicuramente opportuno ora che, sperabilmente, le attività didattico/formative sembrano avviarsi verso la normalità dopo un difficile periodo legato alle sfide della pandemia.
Non voglio addentrarmi nella disanima giuridica dei vari e successivi provvedimenti normativi e giurisprudenziali che tale modello hanno determinato, ancorché da avvocato anziano e giurista di lungo corso la tentazione sia forte, e preferisco invece affrontare la questione con spirito costruttivo nella sua concretezza.

LA GOVERNANCE DELLE AFAM

È indubbio che la struttura organizzativa che vede la presenza delle due figure, il Presidente e il Direttore, permette alle istituzioni AFAM di godere di un sostanzioso vantaggio nell’attribuire alla Presidenza la legale rappresentanza dell’istituzione e alla Direzione la gestione di tutte le tematiche didattiche, con una interlocuzione virtuosa e un bilanciamento di pesi e contrappesi derivanti anche dalla presenza del Direttore nel Consiglio di Amministrazione. Secondo alcuni però si tratterebbe di una struttura complicata e poco lineare. C’è del vero? Preferisco qui limitarmi a osservare che le soluzioni organizzativamente semplicistiche hanno condotto spesso a distorsioni e inefficienze, al punto che le più sofisticate practice aziendalistiche d’oltreoceano arrivano a teorizzare e applicare organigrammi persino tridimensionali in ossequio alla necessità di raggiungere la migliore razionale risoluzione dei problemi con l’apporto di competenze di diversa natura e lo stimolo al lavoro di team. Senza arrivare a tale livello di articolazione, la struttura delle nostre accademie, che rifugge dall’adozione di un criterio monocratico, favorisce indubbiamente il lavoro di squadra, sempre più necessario date le complessità delle tematiche da trattare e le opportunità internazionali che si dischiudono per le nostre Accademie.

I BENEFICI DELL’ATTUALE GOVERNANCE

Si è detto anche che la nomina del Presidente da parte del Ministro non sarebbe in linea con il criterio voluto dal legislatore, che ha invece attribuito una propria autonomia gestionale a ciascuna istituzione. Questa considerazione è però evidentemente pretestuosa e smentita dai fatti laddove si consideri che la terna di soggetti nominabili dal Ministro alla Presidenza delle Accademie e che devono avere caratteristiche di eleggibilità di alto profilo, è identificata proprio dalla istituzione stessa e dal suo corpo docente. Essa quindi nasce e si genera “dal basso”, epitome stessa del criterio di autonomia.
Si è detto infine che la dualità delle figure apicali è fonte di conflitti ed erosioni di attribuzioni che secondo alcuni sarebbero piuttosto frequenti. Orbene, anche questa considerazione per quanto riguarda le Accademie non sembra corretta poiché se vi sono stati episodi di Presidenti “invadenti” forse ciò è stata conseguenza di un errore nella scelta della terna proposta ma anche forse del fatto che in sporadici casi è stata la Direzione ad appropriarsi di una sfera di competenze non proprie. Ma poi in concreto, quanti sono stati tali episodi di conflitto, al di là del giusto dialogo e dei legittimi e necessari talora diversi punti di vista?
Dalla verifica da me personalmente effettuata parlando con tutti i Presidenti delle nostre Accademie tenderei a concludere che la tanto temuta ed enfatizzata patologia conflittuale oggi si concretizzi in casi limitatissimi e il problema quindi nella pratica sia insussistente. Anzi si riscontra quasi sempre una fattiva e positiva collaborazione tra le due figure apicali. Orientare poi le scelte generali sulla base di poche e limitate distorsioni è sempre una scelta sbagliata.

L’attuale governance delle Accademie di Belle Arti dello Stato, e dunque delle istituzioni AFAM, è, nella propria struttura portante, un modello virtuoso e il frutto di una scelta saggia da parte del nostro legislatore”.

I vantaggi invece derivanti alle istituzioni AFAM dall’apporto di competenze professionali ‒giuridiche, imprenditoriali, culturali ‒ e competenze relazionali ‒ con autorità istituzionali, con enti del territorio e con il mondo delle imprese ‒ necessariamente diverse da quelle del corpo docente e conseguenza della presenza della figura del Presidente è invece incontestabile, specie, ma non solo, laddove il Direttore non provenga dal territorio della istituzione che egli dirige. Si aggiunga che di tali competenze le Accademie si avvalgono sostanzialmente a titolo gratuito. Un non trascurabile vantaggio quindi per il contribuente.
La discussione del tema governance nelle istituzioni AFAM è stata oggetto di attenta analisi nell’ambito del tavolo aperto presso il MUR lo scorso anno con il contributo e la presenza di tutte le conferenze. La conclusione a cui si è giunti nel tavolo di confronto composto da nove persone, e votata quasi all’unanimità, con un solo voto contrario e un astenuto, è che la governance deve rimanere sostanzialmente invariata preservando quindi i principi e i valori della virtuosa diarchia.

PROPOSTE PER IL FUTURO

Tuttavia alcuni possibili miglioramenti sono stati individuati e tra essi evidenzio il suggerimento di estendere la durata della nomina del Presidente e del Direttore dai tre anni odierni ai cinque, opportuni al fine di poter portare a compimento anche quei progetti a medio e lungo termine eventualmente iniziati. Inoltre si è suggerito di apportare elementi di chiarezza quanto alle competenze dell’una e dell’altra figura anche nell’ambito degli Statuti delle singole istituzioni, ma sempre, ovviamente, nel rispetto delle linee generali adottate dal legislatore. Al riguardo la Conferenza Nazionale dei Presidenti delle Accademie conferma la propria massima disponibilità al MUR per contribuire in tal senso anche in virtù delle specifiche competenze professionali dei propri componenti.

Fabio Moretti

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Presidente della Conferenza Nazionale dei Presidenti delle Accademie dello Stato.