Trees: la mostra che celebra gli alberi arriva Shanghai dalla Fondation Cartier

A Shanghai, con la collaborazione di Fondation Cartier, si celebrano gli alberi in qualità di esseri intelligenti, spesso fonte d’ispirazione per l’uomo nella sua organizzazione sociale. Si riprende il progetto parigino del 2019, ampliandolo sulla base delle ultime scoperte scientifiche.

Trees alla Fondation Cartier
Trees alla Fondation Cartier

Dal 9 luglio al 10 ottobre 2021 Trees approda a Shanghai, grazie all’expertise e alla sensibilità dell’antropologo Bruce Albert (1952, Marocco), presso la Power Station of Art. La mostra mette insieme una comunità di artisti, botanici e filosofi che hanno posto gli alberi come focus della propria indagine. Tra gli altri partecipanti spiccano Francis Hallé, Stefano Mancuso, Luiz Zerbini, Emanuele Coccia autore de La vita delle piante. Metafisica della mescolanza e Fabrice Hyber. Tuttavia, rispetto alla precedente edizione parigina realizzata presso la Fondation Cartier nel 2019, si integrano nuovi artisti e nuove ricerche, raggiungendo in tal modo la vetta di duecento opere d’arte realizzate da trenta artisti con origine e background differenti: Europa, Cina, America Latina, India, Iran, Foresta Amazzonica, le comunità indigene di Nivaclé e Guaraní del Gran Chaco in Paraguay. 

TREES, L’APPORTO DELLA NUOVA EDIZIONE 

È stata dunque concepita una nuova versione della mostra appositamente per la Stazione dell’arte di Shanghai, in collaborazione con il curatore Fei Dawei. Innanzitutto, vengono invitati gli artisti cinesi Huang Yong Ping (1954-2019), Hu Liu, con i suoi raffinatissimi disegni matita su carta, e Zhang Enli, con i suoi dipinti di alberi nodosi e serpentini che si diramano verso un cielo plumbeo. L’architetto Stefano Boeri, insieme al team del suo studio di Shanghai, sta realizzando un’installazione site-specificconnessa al progetto su larga scala Forest City nella provincia di Guangxi: un modello di architettura urbana di nuova generazione che contiene oltre 40.000 alberi. Sarà presentato anche un tour audiovisivo che aggiunge un’esperienza immersiva durante la visita, dando voce agli artisti e ai pensatori protagonisti.

GLI ARTISTI E GLI SCIENZIATI

Moltissimi gli artisti, i botanici e i filosofi presenti, si contano una trentina di partecipazioni, tra questi vanno assolutamente segnalati i seguenti. Il prof  Stefano Mancuso, vera e propria icona che si mobilita per la svolta Green, dirige il Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale (LINV) e ha scritto La Nazione delle Piante e Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale (con Alessandra Viola) pubblicato nel 2013 e più volte ristampato, è tradotto in 17 lingue. Ha brevettato “Jellyfish Barge”, presentato all’EXPO Milano 2015, il modulo serra galleggiante adatto alle acque salmastre, sviluppato per coltivare ortaggi e fiori svincolandosi dalla dipendenza rispetto a suolo, acqua ed energia. Fabrice Hyber ha ricevuto il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 1997, la sua poetica si nutre del rispetto armonico e della convivenza tra uomo e natura. Il suo studio è letteralmente immerso in una foresta di 2000 alberi che lui stesso ha contribuito a piantare e far crescere. Luiz Zerbini, della Stephen Friedman Gallery, colpisce per le sue fantasiose composizioni che accostano pattern variopinti alternando alberi tropicali, palme affilate e foglie a ventaglio. E ancora non restano inosservati gli affascinanti disegni naïve di Joseca artista della comunità indiana dei Yanomami (Foresta Amazzonica); la serie Perímetros di Johanna Calle incentrata sulla legge fondiaria, la Ley de Tierras, che protegge i diritti dei contadini colombiani, consentendo loro di rivendicare la proprietà di alcuni appezzamenti di terra grazie all’elenco in cui sono indicati gli alberi che hanno piantato; Francis Hallé botanico e biologo francese, esperto di architettura arborea e celebre per la sua “Radeau des Cimes”, la “zattera dei picchi”, che permise dal 1986 di studiare le cime degli alberi attraverso un baldacchino esagonale trasparente, lasciato sospeso a mezz’aria da un pallone aerostatico. Hallé usa il disegno come strumento tassonomico e i suoi schizzi come Sophora Japonica sono magnetici, traboccano linfa vitale.

-Giorgia Basili

https://www.powerstationofart.com/whats-on
https://www.fondationcartier.com/en/exhibitions/international/trees

 

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Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.