Laboratorio illustratori. Intervista a Daniela Spoto

Si ispira alla natura e alle atmosfere delle fiabe l’immaginario della illustratrice sarda Daniela Spoto, di stanza a Düsseldorf.

© Daniela Spoto per Artribune Magazine
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Il mondo fiabesco di Daniela Spoto, nuorese classe 1986 che lavora a Düsseldorf da diversi anni, è fatto di una natura potente, rigogliosa e avvolgente, dove lo scorrere lento del tempo si traduce in una visione onirica dai toni contrastanti. Attraverso lo studio dello spazio circostante, che detta equilibrio e armonia tra gli elementi ma che al contempo rivela una notevole connotazione istintiva.

Qual è la tua formazione e quali gli artisti di riferimento?
Dopo aver frequentato il liceo classico di Nuoro, ho studiato Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Sassari. Ho sempre disegnato e avuto il desiderio, seppur confuso, di voler fare del disegno la mia professione. Terminato il percorso all’Accademia, mi sono trasferita a Berlino, dove poi ho capito di volermi occupare di illustrazione e di libri. Berlino mi ha offerto possibilità di crescita e sperimentazione. Ho iniziato a collaborare con riviste online, case editrici indipendenti, piccoli festival di fumetto e illustrazione, collettivi.
Ho una lista infinita ‒ e in costante aggiornamento ‒ di artisti e artiste che ammiro e a cui guardo e riguardo, tra cui: Aubrey Beardsley, Edina Altara, Olaf Hajek, Hieronymus Bosch, Dao Zao, Daniela Tieni.

Traduci il tuo lavoro in tre aggettivi.
Lento, botanico, fiabesco.

Quali tecniche ti sono più congeniali?
A seconda del tipo di lavoro e idea che voglio sviluppare, lavoro con tecniche tradizionali o digitali. Disegno molto volentieri con la tecnica mista su carta, passando da acquerelli, gouache, chine, inchiostri e pastelli. Mi piace sperimentare e nel corso degli anni ho provato carte e materiali diversi che ho poi adottato: le gouache, per esempio, ho iniziato a usarle da circa due anni. Anche se ho avuto bisogno di tempo per trovare una mia formula per le illustrazioni in digitale, mi diverto con entrambe le tecniche.

© Daniela Spoto per Artribune Magazine
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L’ILLUSTRAZIONE SECONDO DANIELA SPOTO

Descrivi il processo creativo di una tua illustrazione.
Sia che si tratti di un progetto personale o di un’illustrazione legata a un testo su cui devo lavorare su commissione, prima del disegno c’è la fase di ricerca. Scrivo le idee che voglio sviluppare, poi inizio le ricerche tra archivi online e libri, cerco delle immagini di riferimento che possono aiutarmi come punto di partenza. Solo dopo la prima fase inizio a fare una serie schizzi da cui selezionerò quello che diventerà l’illustrazione definitiva. Decido con quale tecnica disegnare in fase iniziale in base al tipo di progetto.

La richiesta più singolare che hai ricevuto.
Sono indecisa tra: 1. “Non so se ti fai pagare per quello che fai ma posso usare una tua immagine come copertina del mio libro? Se vuoi poi scrivo anche il tuo nome nei credits!”. 2. Disegni approvati per un progetto editoriale, qualche giorno prima della stampa il committente mi scrive: “Un mio amico mi ha fatto notare che hai disegnato tutti i personaggi senza ciglia. Puoi ridisegnarli tutti con le ciglia? Vorrei vedere la differenza!”. Trattandosi di 30 tavole disegnate su carta e non essendoci il tempo, ho garbatamente rifiutato.

Qual è il tuo concetto di bellezza?
Mi trovo in difficoltà a definire un concetto di bellezza unico. Trovo bellezza in aspetti diversi e spesso in opposizione tra loro: nel disegno mi piace lo spazio, l’equilibrio, pochi colori e la pulizia, ma contemporaneamente mi affascinano il caos e l’istintività. Forse la bellezza è una sorta di armonia tra gli elementi.

© Daniela Spoto per Artribune Magazine
© Daniela Spoto per Artribune Magazine

I PROGETTI DI DANIIELA SPOTO

Cosa sogni di illustrare?
Mi piacerebbe moltissimo illustrare le Metamorfosi di Ovidio (adoro la versione proposta da Vittorio Sermonti). Vorrei avere modo di lavorarci con lentezza, su carta. Una tavola al mese.

Come hai vissuto il lockdown?
Vivendo in Germania, sono abituata ad alternare periodi in cui mi rinchiudo a lavorare a Düsseldorf e periodi di pause tra visite in Sardegna e viaggi. Mi ha pesato non poter visitare famiglia e amici, oltre a tutta la preoccupazione per la serietà e complessità della situazione. Per fortuna si sono presentati diversi progetti che mi hanno tenuta impegnata e fatto passare il tempo velocemente.

A cosa lavori in questo frangente e cosa ti riserva il futuro?
Sto lavorando ad alcuni libri che usciranno nei prossimi mesi, mi piacerebbe poi riprendere dei miei progetti editoriali che vorrei sviluppare per il prossimo inverno. Non so cosa poi mi riserverà il futuro, capriccioso e imprevedibile. Spero mi concederà altri libri, pennelli e magari valigie.

‒ Roberta Vanali

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #58

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Roberta Vanali
Roberta Vanali è critica e curatrice d’arte contemporanea. Ha studiato Lettere Moderne con indirizzo Artistico all’Università di Cagliari. Per undici anni è stata Redattrice Capo per la rivista Exibart e dalla sua fondazione collabora con Artribune, per la quale cura due rubriche: Laboratorio Illustratori e Opera Prima. Per il portale Sardegna Soprattutto cura, invece, la rubrica Studio d’Artista. Orientata alla promozione della giovane arte con una tendenza ultima a sviluppare ambiti come illustrazione e street art, ha scritto oltre 500 articoli e curato circa 150 mostre per gallerie, musei, centri comunali e indipendenti. Tra le ultime: la doppia mostra di Carol Rama in Sardegna, L’illustrazione contemporanea in Sardegna, Archival Print. I fotografi della Magnum. Nel 2006 ha diretto la Galleria Studio 20 a Cagliari. Ha ideato e curato la galleria online Little Room Gallery (2010-13). Ha co-curato le mostre del Museo MACC (2015-17), per il quale nel 2018 è stata curatrice. Ha scritto saggi e testi critici per numerosi cataloghi e pubblicazioni. Il cinema è l’altra sua grande passione.