La mostra allestita alla Maison Tavel – Musée d’Art et d’Histoire di Ginevra punta sulla parola e sull’arte di Stefano Boccalini per descrivere l’importanza della comunità in un territorio a forte impronta naturale come la Valle Camonica.

Una valle antica ‒ ricca di vestigia preziose come le incisioni rupestri oggi Patrimonio Unesco ‒, che vive di linguaggi atavici ove sono sintetizzati significato e forma dell’espressione metaforica: nella preistoria, auspici della caccia e del buon raccolto, nel Terzo Millennio, messaggi universali che invocano un ritrovato, “veritiero” rapporto fra uomo e uomo, fra uomo e natura. E vede l’espressione verbale, la “parola”, come focus il progetto di recente finalizzato al coinvolgimento della Valle Camonica in un processo di rivitalizzazione delle tradizioni artigiane e di apertura a una dimensione internazionale che permetta il riscatto dei manufatti dal confinamento in strutture museali etnografiche che spesso odorano di passatismo o nostalgico revival.
A condurlo è Stefano Boccalini ‒ artista e docente di Arte Pubblica alla NABA di Milano, nonché consulente scientifico dell’Archivio Gianni Colombo ‒, certo non nuovo a questo lembo alpino del Bresciano che fa capo al borgo di Monno: 500 abitanti e tanto sapere concentrato fra le sue mura. “Fui allievo e amico di Colombo, le sue indagini sulla percezione dello spazio, che col tempo si svilupparono anche in senso ‘antropologico’, sono state per me fondamentali”, ricorda Boccalini.

Stefano Boccalini, Balikwas Pezzotto, 2020, tappeto
Stefano Boccalini, Balikwas Pezzotto, 2020, tappeto

PAROLE E DIVERSITÀ BIOLINGUISTICA

Le prime “parole” di Boccalini, installate a Latronico (Basilicata) per sottolineare il peso del linguaggio nel contesto sociale, risalgono al 2011, ma è dal 2013, in particolare, che l’artista lavora in Valle: prima per la manifestazione di arte pubblica Aperto_Art on the border, su invito di Giorgio Azzoni, con l’intento di aprire il dialogo fra arte contemporanea e territorio camuno; poi con l’installazione a Temù dell’opera ambientale Pubblica Privata (2015); infine nel ruolo di direttore artistico del Centro Ca’ Mon.
Riportare a galla le pratiche artigiane è stato l’obiettivo precipuo, ma anche alimentare le piccole economie, che in futuro potrebbero sfociare nella valorizzazione delle biodiversità locali, non è un aspetto trascurabile dell’operazione. Non dimentichiamo che in valle si coltivano il lino e la canapa e si produce vino”, spiega l’artista.
La scelta di nove parole intraducibili, ma “raccontabili” ‒ fra le altre, Anshim, Dadirri, Friluftsliv, Gurfa, Balikwas, provenienti da ceppi linguistici in via d’estinzione che affondano le loro radici in disparate aree geografiche: Corea, Australia, Norvegia, Arabia, Filippine ‒, operata secondo un concetto di diversità biolinguistica, ma in ogni caso ricca di riferimenti al rapporto armonioso e consapevole che le comunità sociali instaurano con il contesto naturale, fu compiuta con i bambini di Monno: “La parola è diventata negli ultimi decenni un sistema di captazione di valore economico, a me invece interessa come connettore sociale che restituisca senso alla comunità. Attraverso un workshop, insieme, selezionammo, fra cento, ventidue parole, una per bambino; fra queste, nove furono decise con gli artigiani perché idonee dal punto di vista tecnico a tradursi in ‘oggetti’ tridimensionali”, sottolinea Boccalini.

Stefano Boccalini, Mani che intrecciano il legno nocciolo, Valle Camonica
Stefano Boccalini, Mani che intrecciano il legno nocciolo, Valle Camonica

DALLA VALLE CAMONICA A GINEVRA

Chiamati in prima linea per rendere possibile la realizzazione delle nove opere corrispondenti al lettering delle parole scelte, Gina Melotti, detentrice di uno degli ultimi telai ottocenteschi esistenti a Monno, abilissima nella produzione di pezzotti (tappeti ottenuti riciclando vecchi indumenti); Amerino Minelli, fine intagliatore del legno; Ester Minelli, ricamatrice d’eccellenza; Alessandro Sandrini, maestro d’intreccio del nocciolo. Tutti sono stati affiancati da due apprendisti, secondo un preciso progetto di trasmissione delle competenze artigiane.
Quanto è emerso dalla loro manualità è ora presentato a Ginevra alla Maison Tavel – Musée d’Art et d’Histoire, istituzione d’arte volta anche alla valorizzazione della cultura del territorio, nella concisa e raffinata mostra La ragione nelle mani, a cura di Adelina von Fürstenberg. Grazie al bando Italian Council, vinto dal Distretto Culturale della Comunità Montana di Valle Camonica, e alla collaborazione con Art for the World Europa, di cui sono partner culturali, fra gli altri, la Art House di Scutari, Sandefjord Kunstforening, Fondazione Pistoletto e GAMeC di Bergamo. Destinazione dei manufatti, al termine della mostra, la GAMeC stessa, mentre a Monno, nell’ambito del Centro Ca’ Mon, destinato a divenire catalizzatore dei saperi della montagna, ferveranno i lavori per ospitare in residenza artisti, autori e ricercatori: locali ma non solo.

Alessandra Quattordio

Ginevra // fino al 27 giugno
Stefano Boccalini. La raison entre les mains
MAISON TAVEL
Rue du Puits-St-Pierre 6
http://institutions.ville-geneve.ch/fr/mah/expositions-evenements/expositions/stefano-boccalini/

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AutoreStefano Boccalini
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Alessandra Quattordio
Alessandra Quattordio, storica dell’arte e giornalista indipendente, ha esordito a fine Anni Settanta come curatrice dei cataloghi d’arte e fotografia editi dalla Galleria del Levante a Milano. Dopo la laurea in Storia dell’arte all’Università Statale di Milano, inizia a collaborare a riviste - fra cui D’Ars, Flash Art, Arte, Arte In, Meridiani - e a pubblicazioni del settore. Cura la presentazione di artisti e mostre, attività ancora oggi svolta. Ha insegnato Storia del Gioiello all’Istituto Europeo di Design, all’Istituto Superiore di Architettura e Design (ISAD) e al Politecnico di Milano. È stata a lungo caposervizio presso le Edizioni Condè Nast. In particolare, dal 1999 al 2015 presso AD Architectural Digest, occupandosi di arte, fotografia, design, interior e design del gioiello.