Ideata e realizzata da Annunzio Lagomarsini, costruttore edile in pensione, la casa volante di Castelnuovo Magra, in provincia di La Spezia, è un marchingegno straordinario: sollevata a venti metri da terra, si muove su due binari per inseguire il sole. Ecco il racconto di Silvia Camporesi.

Il 15 agosto 2014, alle ore 14.30, suono il campanello della casa del signor Annunzio Lagomarsini e di sua moglie Emilia, nel paese di Castelnuovo Magra, in provincia di La Spezia. Alla voce della moglie che mi chiede “chi è?” rispondo che sono una fotografa interessata a conoscere la casa volante che intravedo sovrastare il limite dell’alto cancello.
La signora, abituata alle visite dei curiosi, apre gentilmente il cancello e mi trovo in un istante davanti a qualcosa di straordinario: un grande cortile con al centro una casa sollevata da terra, appoggiata su una struttura pieghevole, un intricato intreccio di linee di ferro e rotaie. Il signor Annunzio, anziano e già malato da tempo, se ne sta all’ombra in un angolo del giardino sulla sua sedia a rotelle, Emilia nel frattempo mi accompagna ai piedi della casa e insieme saliamo sulle scale di ferro che portano all’ingresso. “Prego” mi dice aprendo la porta davanti a me, e quel che vedo è il soggiorno di una casa di bambole a dimensioni reali: arredi laccati e luccicanti, coperti da centrini e soprammobili, ogni cosa è perfettamente curata e l’insieme ha un aspetto vagamente finto. Camminare in quella casa sollevata da terra, priva di fondamenta, fa uno strano effetto, provo una sensazione di vuoto sotto ai piedi e a ogni passo il pavimento ondeggia lievemente.

LA COSTRUZIONE DELLA CASA VOLANTE

Annunzio Lagomarsini, costruttore edile per tutta una vita, una volta in pensione decide di dedicarsi al sogno di ideare cose strane, uniche, e di realizzarle senza farsi aiutare da altri. Costruisce il compressore a vento, la macchina per pulire le cozze, un robot con le sue sembianze e poi pensa a qualcosa di grandioso: una villetta indipendente che possa arrivare abbastanza in alto da permettergli di vedere il mare, una casa che possa muoversi su due binari come fosse un treno. Inoltre non vuole più essere in balia dei punti cardinali, così quella stessa casa ruoterà secondo le sue istruzioni e insieme alla moglie potranno decidere ogni volta da che parte far entrare il sole. (L’idea gli venne vedendo il padre anziano che girava per casa portandosi dietro la sedia alla ricerca del sole e, in un moto di tenerezza, pensò a come rivoluzionare questo rapporto fra l’abitazione e i raggi solari). Lagomarsini per sette anni si dedica alla costruzione della villetta, utilizzando rottami e materiale di scarto preso da vari cantieri, alla fine il capolavoro funziona: la casa vola in alto fino a venti metri da terra: grazie a un marchingegno fatto di leve e cilindri, può ruotare a 360° e scorrere avanti e indietro su due binari per 12 metri, può perfino curvare.

Annunzio Lagomarsini e la sua casa volante. Courtesy Costruttori di Babele
Annunzio Lagomarsini e la sua casa volante. Courtesy Costruttori di Babele

UNA CASA SENZA BREVETTO

Per 13 anni vive con la moglie in questo capolavoro di ingegneria, accogliendo curiosi e studiosi che vogliono visitarla. Emilia mi racconta che un giorno vennero dei visitatori giapponesi e chiesero ad Annunzio i progetti di ideazione della casa volante, volevano comprargli il brevetto, ma lui rispose che l’aveva realizzata senza scrivere nulla, senza disegni, usando solamente l’immaginazione e l’ingegno. Avevano scoperto che una casa con quelle caratteristiche è perfettamente antisismica e volevano replicarla, ma non era possibile perché il metodo di lavoro di Annunzio non prevedeva una fase di progettazione, egli possedeva l’incredibile abilità di passare direttamente dall’idea alla messa in opera.

LA CASA VOLANTE OGGI

Un giorno gli ingranaggi delle leve si ruppero e la casa improvvisamente si inclinò su un lato. Emilia mi racconta di quanto tempo le ci volle a risistemare tutto, a rimettere in piedi il mobilio e tutti gli oggetti. “Però”, prosegue nel racconto nostalgico, “era così bello svegliarsi la mattina e non ricordarsi in che posizione fosse girata la casa rispetto al sole”. Immagino la vertigine, il senso di elevazione, il senso di unicità dato dal poggiare i piedi su qualcosa che prima era inimmaginabile, un prodotto della fantasia. Oggi gli ingranaggi che sollevavano la casa volante non funzionano più ed essa non si muove, è rimasta bloccata in posizione di “riposo”, un gigante spento e un po’ arrugginito che non smette di attirare i curiosi.

Silvia Camporesi

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Silvia Camporesi
Silvia Camporesi (nata a Forlì nel 1973), laureata in filosofia, vive a Forlì. Attraverso i linguaggi della fotografia e del video costruisce racconti che traggono spunto dal mito, dalla letteratura, dalle religioni e dalla vita reale. Negli ultimi anni la sua ricerca è dedicata al paesaggio italiano.