Una breve esplorazione del ruolo del disegno nella rappresentazione di scene di guerra, soprattutto dopo la Prima Guerra Mondiale, quando alcuni Paesi come gli Stati Uniti e il Regno Unito assunsero ufficialmente artisti civili e soldati per andare al fronte e immortalare i campi di battaglia.

In Lascaux o la nascita dell’arte (1955), Georges Bataille collega la nascita dell’umanità all’invenzione dell’arte e la morte dell’umanità all’invenzione di armi, bombe e nuovi mezzi di distruzione di massa. Per Bataille il passaggio dall’animale all’uomo inizia con la “prima arte preistorica“. Scrive: “L’uomo, nel senso della specie di cui oggi si sa minacciata di morte, è apparso sulla terra con l’arte. E Lascaux è il primo segno veramente maestoso di questa apparizione”. La morte dell’umanità, invece, si manifesta con “l’impiego intensivo dei moderni mezzi di distruzione” che ci conduce verso quella che lui chiama la “morte assoluta”.
Da quando l’arte è stata inventata l’uomo l’ha utilizzata per raffigurare soggetti diversi, comprese scene di battaglia e di morte. Dall’antichità a oggi, la guerra è sempre stata uno dei temi più antichi della storia dell’arte. Nel corso della storia “l’arte militare” o “arte di guerra” è stata creata per diversi scopi, dalla propaganda alla promozione di conflitti, all’andare contro la guerra stessa. Il termine “war or combat artist” è stato invece utilizzato quando, all’inizio della Prima Guerra Mondiale, gli eserciti di alcuni Paesi come Stati Uniti, Regno Unito, Australia e Canada commissionarono ufficialmente ad artisti la rappresentazione di scene di battaglia. Oltre alla propaganda, l’obiettivo era quello di fornire una testimonianza che in seguito è stata raccolta ed esposta nei musei e nelle collezioni militari.

RITRARRE LA GUERRA

Negli Stati Uniti, durante la guerra civile americana, furono artisti come Winslow Homer, Alfred Waud ed Edwin Forbes a essere incaricati di questo compito. All’inizio Della Prima Guerra Mondiale, otto artisti vennero selezionati per immortalare il ruolo dell’esercito americano. Durante la Seconda Guerra Mondiale l’esercito statunitense riattivò l’Army Art Program. Entro la primavera del 1943 il Comitato consultivo per l’arte della guerra selezionò quarantadue artisti tra soldati e civili. Come citato in In the Line of Duty Army Art, 1965-2014 a cura di Sarah G. Forgey (2015), il presidente del comitato George Biddle ha così delineato la loro missione: “Qualsiasi oggetto può essere un tema, se come artisti sentite che esso fa parte della guerra; scene di battaglia e prima linea; terreni di scontri; i morenti e i morti; i prigionieri; ospedali da campo e ospedali militari; abitazioni distrutte e bombardamenti; schizzi delle nostre truppe, di prigionieri, dei nativi dei paesi che visitate; ritratti non ufficiali; strumenti tattici di guerra; scene di imbarco e sbarco; la nobiltà, il coraggio, la codardia, la crudeltà, la noia della guerra; tutto questo dovrebbe far parte di un quadro a tutto tondo. Cercate di non omettere nulla; ricreatelo col cuore. Esprimete, se potete, realisticamente o simbolicamente, l’essenza e lo spirito della guerra. Potreste essere guidati dal misticismo di Blake, dal cinismo e dalla ferocia di Goya, dal romanticismo di Delacroix, dall’umanità e dalla tenerezza di Daumier; o meglio ancora seguite la vostra ineluttabile stella”.

Victor A. Lundy, Pat (T Sgt. Patenaude) zeroing in with the 60 mm mortars in front of the 3rd platoon, 1° novembre 1944
Victor A. Lundy, Pat (T Sgt. Patenaude) zeroing in with the 60 mm mortars in front of the 3rd platoon, 1° novembre 1944

FOTOGRAFIA, GUERRA, DISEGNO

Solo due mesi dopo i finanziamenti per il programma vennero ritirati. Pertanto, l’esercito dovette rilasciare gli artisti civili e mantenere soltanto gli artisti soldati. Allo stesso tempo il Life Magazine ha impiegato artisti civili per continuare il lavoro sui campi di battaglia. Di conseguenza, sono state prodotte più di 2000 opere d’arte che in seguito sono diventate la base della American Art Collection. Durante la guerra del Vietnam i soldati e gli artisti volontari civili sono stati divisi in diversi Combat Artist Team. Gli artisti hanno trascorso sessanta giorni in Vietnam per disegnare e altri trenta giorni alle Hawaii per produrre opere finite. Seguendo lo stesso modello della guerra del Vietnam, durante gli Anni Settanta e Ottanta l’Army Art Program continuò inviando squadre di artisti in tutto il mondo per registrare le operazioni in corso dell’esercito americano.
In The Reconfigured Eye: Visual Truth in the Post-Photographic Era (1994), William J. Mitchell ha definito i primi Anni Novanta come “Post Photographic Era”, quando la tecnologia digitale ha rinnovato la nozione di fotografia tradizionale. Oggi, più che in passato, possiamo catturare qualsiasi momento utilizzando i mezzi digitali della fotografia, dai nostri cellulari alle fotocamere più avanzate. Ma ciò che fa la differenza tra i mezzi manuali di creazione di immagini come il disegno e la pittura e il mezzo tecnologico della fotografia è l’intimità del lavoro manuale. Mentre la fotocamera può catturare la scena così com’è, la mano incarna le emozioni dell’artista e i sentimenti vissuti durante la guerra sul campo di battaglia.
Come scrive G. Forgey, durante la guerra del Vietnam i Combat Artist “furono dotati di macchine fotografiche, sebbene molti degli artisti preferissero disegnare sul posto” (2015).
È in questi “schizzi sul posto” che le esperienze di distruzione, frustrazione, paura, coraggio, speranza, amore, odio, vita e morte sono perfettamente espresse. Se, secondo Bataille, la nascita dell’umanità avviene con la scoperta dell’arte e la morte di essa nello sviluppo della scienza della distruzione e della guerra, poi la nascita e la morte dell’umanità si fondono in questi disegni. Se Lascaux è il luogo di nascita dell’uomo, il campo di battaglia è il suo luogo di morte. Ciò che li collega tra loro è il mezzo dell’immediatezza, dell’intimità e della semplicità del disegno.

Victor A. Lundy, Shep, 10 maggio 1944
Victor A. Lundy, Shep, 10 maggio 1944

GLI SCHIZZI DELL’ARCHITETTO VICTOR A. LUNDY

Gli schizzi dell’architetto americano Victor A. Lundy sono ottimi esempi che mostrano le sue esperienze nell’esercito degli Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale in Europa. Quando era uno studente di architettura di 21 anni alla New York University, Victor Lundy si arruolò volontariamente nell’esercito americano, con l’idea di ricostruire l’Europa al termine della Seconda Guerra Mondiale. Sebbene non fosse un   artista di guerra, questa non poté impedire al giovane soldato di disegnare. Gli album da disegno di Lundy, che ha donato alla Library of Congress di Washington, D.C. nel 2009, raffigurano magistralmente l’atmosfera a Fort Jackson, in Francia, tra maggio e novembre 1944, quando fu ferito. Gli schizzi di Lundy rappresentano le eccezionali capacità di disegno del giovane architetto, che attraverso una matita riporta in vita scene del secondo conflitto mondiale in Francia.
Nella figura n. 1, alcune linee semplici e fluide raffigurano cinque soldati americani a riposo; come dice il titolo, il disegno è stato eseguito in un minuto. La figura n. 2, invece, fa vedere più in dettaglio un altro soldato americano che dorme, mentre l’ombra del suo elmo gli protegge gli occhi dal sole. Nella figura n. 3, intitolata Uno dei quattro uomini della pattuglia tedesca che non è tornata, attraverso poche righe, diverse sfumature di chiaroscuro e alcune macchie rosse, Lundy mostra un soldato tedesco morto steso a terra, ferito alla testa e col volto insanguinato.
Jean Dubuffet una volta disse: “La mano parla“. La mano di Lundy in questi disegni racconta la storia della Seconda Guerra Mondiale vissuta dal giovane architetto-soldato. Queste opere dimostrano che il disegno può avvenire in qualsiasi luogo, momento e situazione, sulle pareti delle caverne o in un album da disegno durante una guerra in prima linea, e può rappresentare qualsiasi scena unita alle emozioni umane. Le opere complete di Lundy possono essere consultate qui.

Mohsen Veysi

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Mohsen Veysi è nato nel 1980 a Kermanshah, in Iran. Ha conseguito il Master of Fine Arts presso l'Università di Cincinnati, Ohio, e ha completato il dottorato di ricerca in scienze umanistiche presso l'Università di Modena e Reggio Emilia nel 2020. La sua tesi di dottorato, "Kunstwollen: una visione contemporanea – Locale, Globale, Transculturale”, si rivolge alle questioni dell'arte globale e della storia dell'arte. Il progetto studia gli effetti della globalizzazione sull'arte e sulla cultura contemporanee utilizzando la struttura del concetto di Kunstwollen di Alois Riegl, con l'obiettivo di definire i Kunstwollen dell'arte contemporanea. La sua ricerca si concentra sulla storia del disegno, la storia dell'arte, la poesia e la calligrafia iraniana, la storia dell'arte moderna e contemporanea italiana e americana, oltre alla storiografia di Alois Riegl.