Una passeggiata per Roma nel segno di Caravaggio

Il legame tra Caravaggio e Roma fu profondo e intenso. Qui lo ripercorriamo per sommi capi, dandovi qualche dritta su dove scovare, anche in tempi di limitazioni sanitarie, i capolavori del Merisi.

In attesa della riapertura di mostre e musei, è comunque possibile vivere la meraviglia dell’arte disseminata nelle nostre città. Il percorso immaginario di Caravaggio a Roma è un esempio eloquente di quante opere ci siano da (ri)scoprire in queste settimane.
Le tracce della vita del Merisi (la cui parabola in questi giorni è stata paragonata da Vittorio Sgarbi a quella di Maradona) sono presenti in una buona parte della Capitale.

Letizia Riccio

1. I LUOGHI DI CARAVAGGIO A ROMA

Ponte Sant’Angelo e Lungotevere Tor di Nona, Roma

Poco dopo il suo arrivo a Roma, Caravaggio venne ricoverato nel complesso della Chiesa di Santa Maria della Consolazione al Foro Romano, nell’ospedale poi abbattuto. In uno degli edifici del Lungotevere Tor di Nona, che comincia da Ponte Sant’Angelo, si trovavano le carceri in uso fra il XV e il XVII secolo, dove il Merisi fu recluso più di una volta a causa della sua proverbiale rissosità. E nei pressi di via di Pallacorda, fra i palazzi rinascimentali del centro della Capitale, avvenne l’episodio che segnò il suo definitivo allontanamento da Roma: l’assassinio di Ranuccio Tomassoni, consumatosi apparentemente per una lite durante una partita alla pallacorda, più probabilmente per divergenze politiche, poiché Caravaggio era sostenuto dalla corrente di nobili e prelati legati ai francesi, mentre il rivale spalleggiava gli spagnoli.
Proprio nel rione di Campo Marzio, quel quadrato irregolare delimitato da piazza Navona, il Pantheon e via del Corso, il grande pittore ha vissuto. La sua casa-atelier era collocata all’attuale civico 19 di vicolo del Divino Amore, una stradina parallela a via della Scrofa; questa via giunge alla chiesa di San Luigi dei Francesi, nel rione Sant’Eustachio, dove sono custoditi ben tre capolavori del pittore lombardo. Ed è qui, nella chiesa di Santa Maria del Popolo e in quella di Sant’Agostino che Caravaggio ha lasciato alcune splendide tele, ancora visibili nei luoghi dove furono collocate al tempo in cui le dipinse.

2. LA CHIESA DI SAN LUIGI DEI FRANCESI

Caravaggio, Cappella Contarelli, 1599 1602. San Luigi dei Francesi, Roma

Nella navata sinistra della chiesa nazionale dei francesi a Roma (fin dal 1589) sono presenti tre capolavori di Caravaggio. La Cappella Contarelli contiene il ciclo di San Matteo, la Vocazione e il Martirio l’uno di fonte all’altro, mentre sopra all’altare è collocata la tela di San Matteo e l’Angelo. Questi tre soggetti, fortemente anticonvenzionali per il loro tempo, segnano il punto di svolta della notorietà dell’artista a Roma. Da quel momento Merisi diviene l’artista più richiesto in città, sotto la protezione del cardinale Francesco Maria Del Monte che lo aveva ospitato a lungo nella sua residenza di Palazzo Madama, ora sede del Senato. San Luigi dei Francesi è aperta alle visite di singoli o gruppi organizzati, con audioguide scaricabili sullo smartphone.

3. LA BASILICA DI SANTA MARIA DEL POPOLO

Caravaggio, Crocifissione di San Pietro, 1600 01. Santa Maria del Popolo, Roma

Mentre, per conto del Cardinale Del Monte, Caravaggio sta realizzando San Matteo e l’Angelo, gli viene affidato un altro importante incarico. Nel 1602 monsignor Cerasi gli chiede di dipingere due tele per la sua cappella nella chiesa di Santa Maria del Popolo, a sinistra degli archi di accesso dell’attuale piazza del Popolo. Anche in questo caso, il pittore non si lascia condizionare dal gusto imperante all’epoca, proprio anche dei suoi committenti, e realizza la Crocefissione di San Pietro e la Conversione di San Paolo servendosi di ambientazioni popolari e di una tecnica della luce totalmente innovativa. In questa Basilica attualmente sono consentite solo visite singole e senza guida.

4. BASILICA DI SANT’AGOSTINO IN CAMPO MARZIO

Caravaggio, La Madonna dei Pellegrini, 1604 06. Basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio, Roma

La Madonna di Loreto (1604-1606), detta anche Madonna dei pellegrini, è il capolavoro che Caravaggio donò ai padri agostiniani per averlo protetto dopo una lite efferata con un notaio, a causa della modella e amante del pittore, raffigurata nel quadro come la Madonna. Anche in questo caso, l’artista mescola l’alto dei soggetti sacri con il basso del popolo romano che ama rappresentare; e il risultato è sorprendente. Il pittore-rivale Giovanni Baglione descrive così la tela: “Nella prima cappella della chiesa di Loreto o di Sant’Agostino alla manca fece una Madonna di Loreto ritratta dal naturale con due pellegrini, uno co’piedi fangosi di deretano, e l’altra con una cuffia sdrucita, e sudicia di deretani e per queste leggeriezze in riguardo delle parti, che una gran pittura haver dee, da popolani ne fu fatto estremo schiamazzo“. In questa chiesa è presente anche un capolavoro di Raffaello, l’affresco Il profeta Isaia (1511-1512).

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AutoreMichelangelo Merisi da Caravaggio
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Letizia Riccio
Giornalista dal 1997, laureata in Lingue e letterature straniere moderne a La Sapienza di Roma, inizia a scrivere a La Repubblica nel settore della televisione e prosegue, nello stesso campo, con Il Mattino di Napoli, L'Unione Sarda e Il Giornale dello Spettacolo dell'Agis. Collabora per diversi anni con L'Agenzia di Viaggi, quotidiano per operatori del turismo, scrivendo e viaggiando in Italia ma soprattutto all'estero. Lavora per sette anni presso il Ministero della Giustizia, collaborando con l'Ufficio Stampa e curando un convegno e un progetto europei. Appassionata di arte da sempre, frequenta per tre anni la Scuola d'arte e mestieri del comune di Roma e un corso per guide turistiche organizzato dalla Regione Lazio.