Nonostante il periodo di profonda difficoltà e incertezza per cultura e turismo, la Fondazione Ugo Da Como, che gestisce il complesso monumentale della Rocca di Lonato del Garda, è riuscita ad avviare importanti progetti, grazie a un modello basato sulle collaborazioni con istituzioni, aziende e protagonisti del territorio. Un importante nucleo di risorse finanziarie, infatti, è oggi indirizzato verso nuovi investimenti in innovazione, grazie a bandi finanziati da Regione Lombardia, Fondazione Cariplo e GAL Garda e Colli Mantovani e alle aziende del “Club della Rocca”, la piattaforma di partnership per sostenere i progetti specifici di valorizzazione e sviluppo. Ecco il racconto della responsabile Archivi e Biblioteche e del conservatore delle raccolte museali della Fondazione.

Poche sono le cittadine che, come Lonato del Garda (Brescia), possono vantare la presenza di testimonianze storiche e artistiche così ampie e così complete da consentire di coprire ben 7mila anni di storia. Il cuore di questo centro di attrazione culturale e turistica è la Fondazione Ugo Da Como, un ente di diritto privato senza scopo di lucro, riconosciuto con Regio Decreto nel 1942, a seguito del legato testamentario del Senatore Ugo Da Como.
Un personaggio politico centrale della storia italiana (sottosegretario alle finanze del governo Nitti prima, e Ministro all’Assistenza Militare e alle Pensioni di Guerra dopo, ruolo che gli conferì la fama di inventore del sistema pensionistico italiano), che volle erigere sulle sponde del Lago di Garda una istituzione unica nel suo genere. Ugo Da Como, infatti, fu particolarmente legato a Lonato e ‒ a partire dal 1906 ‒ cominciò ad acquisire antichi edifici con lo scopo di ricostituire e ridare evidenza all’antica Cittadella veneta, interrompendo il degrado che dalla caduta della Repubblica di Venezia ne stava corrompendo anche l’identità storica. Il Senatore affidò alla Fondazione il compito di gestire e valorizzare un complesso monumentale che comprende la casa museo di Ugo Da Como, che era l’antica sede del podestà veneto di Lonato, la Biblioteca, che conta oltre 52mila volumi databili a partire dal XII secolo ed è considerata la più importante biblioteca privata in Italia settentrionale. L’emblema del complesso monumentale è però la Rocca visconteo veneta, una delle più imponenti di tutta la Lombardia, in cui ogni metro racconta centinaia di anni di storia, circondata da un grande parco ricco di biodiversità.
Per statuto e vocazione, la Fondazione garantisce l’apertura del complesso monumentale al pubblico, accogliendo nel 2019 oltre 80mila visitatori, che superano i 100mila se si mettono in conto gli eventi e le rassegne al centro della programmazione culturale.
La Biblioteca e l’Archivio sono, inoltre, sempre aperti agli studiosi per attività di ricerca e approfondimento, anche grazie ai volontari che sostengono la Fondazione nelle sue attività.
Come ribadisce il presidente della Fondazione Antonio Porteri, “la crisi dovuta all’epidemia di Covid-19 non ci ha certo risparmiati, dal momento che in questi mesi abbiamo visto venir meno una parte importante del pubblico e abbiamo dovuto provvedere alla cancellazione di alcuni tra gli eventi più importanti come Fiori nella Rocca e Fiabe nella Rocca, che da sempre costituiscono un perno fondamentale per l’economica gestionale”.

La Galleria della Casa del Podestà. Courtesy Fondazione Ugo Da Como
La Galleria della Casa del Podestà. Courtesy Fondazione Ugo Da Como

LA FONDAZIONE UGO DA COMO E LA CRISI

Il bilancio potrebbe non fermarsi qui”, continua il presidente, docente emerito di Economia dell’Università di Brescia, “ma nonostante il duro effetto sulla gestione ordinaria del nostro bilancio, i nostri progetti d’investimento e innovazione non si sono fermati, grazie a un modello innovativo di gestione centrato sulla progettazione e sullo sviluppo di sinergie con istituzioni, importanti soggetti privati, associazioni e volontari, aziende ed eccellenze locali”.
In questi mesi caratterizzati dal far fronte alle numerose problematiche dovute all’epidemia di Covid-19, nonostante i gravi ammanchi, siamo riusciti a portare avanti le progettualità avviate e a immaginarne di nuove grazie a un modello sperimentale di sviluppo territoriale a base culturale e turistica, incentrato sulle collaborazioni organiche con istituzioni, aziende e associazioni del territorio, che ha come obiettivi sostenibilità e innovazione. Si tratta, di fatto, di un modello di intervento nuovo e ancora poco noto che, tuttavia, vista la grande responsività e la sua sostenibilità aziendale, riteniamo di voler comunicare e condividere come buona pratica tra enti e istituzioni culturali”.
Il cantiere dell’innovazione già avviato all’interno della Cittadella di Cultura non si è fermato neppure nei giorni caldi del Covid, dando seguito a numerosi progetti intrapresi a partire dall’anno scorso proprio grazie a questa rete di sostegno. Nei prossimi mesi saranno lanciati tre percorsi in realtà aumentata su occhiali multimediali “intelligenti”, in collaborazione con l’azienda italoamericana ArtGlass, con installazioni in siti culturali di primo livello come il Parco Archeologico di Pompei, la Villa Reale di Monza, Brescia Musei e la Casa di George Washington. Ad accrescere l’effetto “macchina del tempo”, sarà allestita una spettacolare sala con proiezioni immersive, al piano interrato della Casa del Capitano della Rocca visconteo veneta.

I PARTNER DELLA FONDAZIONE

Ma quali sono gli interlocutori della Fondazione? “Per esempio UBI Banca, Ambassador del Club, ha sostenuto la costruzione del padiglione che sorge all’interno della Rocca, progettato secondo i principi più avanzati dell’architettura sostenibile. Una struttura ultramoderna ma completamente integrata nel paesaggio circostante, che rappresenta oggi un’importante fonte di proventi, essendo un moltiplicatore per eventi ‒ anche privati ‒, spettacoli ed esposizioni. Feralpi Group, leader nel settore dell’acciaio, da sempre in prima linea per la tutela dell’ambiente e l’inclusione sociale, ha progettato con noi attività didattiche rivolte alle scuole in cui il tema forte è proprio quello della salvaguardia ambientale; GreenUp, azienda leader nella gestione e nel riciclo dei rifiuti, ha finanziato un ampio restauro e il completo ripristino museografico della ‘Galleria’ della Casa Museo di Ugo Da Como. Epson, multinazionale globale della tecnologia, ha messo a disposizione le proprie competenze e i sistemi di avanguardia per la realizzazione della sala immersiva nella Casa del Capitano e per le esperienze in realtà aumentata”, e l’elenco potrebbe continuare a lungo.
“Oltre ai contributi da parte delle aziende, abbiamo investito in maniera organica e precisa nella programmazione degli interventi e delle manifestazioni, riuscendo a ottenere contributi a valere su bandi della Regione Lombardia, del GAL Garda e Colli mantovani e della Fondazione Cariplo. I progetti premiati sono tra loro collegati in una visione unitaria, per favorire l’innovazione dell’offerta, le nuove tecnologie, lo sviluppo del pubblico e l’accessibilità. Grazie a questa strategia possiamo contare, a oggi, su circa 500mila euro di risorse straordinarie che hanno permesso alla Fondazione di continuare a progettare il futuro e a realizzare gli interventi in programma”.

La facciata dai giardini interni della Casa del Podestà. Courtesy Fondazione Ugo Da Como
La facciata dai giardini interni della Casa del Podestà. Courtesy Fondazione Ugo Da Como

IL FUTURO DELLA FONDAZIONE UGO DA COMO

All’orizzonte, tra le novità, un nuovo sistema d’illuminazione del complesso monumentale e un nuovo evento, dedicato all’eccellenza enogastronomica. Nei prossimi mesi sarà implementata anche una nuova piattaforma per le visite virtuali sul web al patrimonio della Fondazione e per dare vita a eventi online.Il sogno da tramutare in realtà? La valorizzazione integrata del magnifico parco che circonda la Rocca e la messa in pregio degli altri edifici di proprietà della Fondazione, all’interno del borgo storico lonatese, per farne residenze per artisti ed esploratori culturali.
Conclude Porteri: “Crediamo di aver messo in campo un modello di buone pratiche, basato su alcuni elementi imprescindibili: una profonda conoscenza del territorio e delle sue necessità, fattore che rende la Fondazione un tassello importantissimo per l’intera regione del Lago di Garda, una capacità gestionale solida e prudente che, tuttavia, investe continuamente nell’innovazione e nell’accessibilità. Possiamo dire di aver reagito al meglio alla crisi del Covid-19 e di avere oggi risorse sufficienti per continuare a investire sul futuro”.

Roberta Valbusa e Stefano Lusardi

http://www.fondazioneugodacomo.it/it/museo

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