Muore a Bari il collezionista Lorenzo Bonomo. Aveva 96 anni

Uomo riservato, curioso, intellettualmente dinamico, brillante professore in clinica medica e già primario al Policlinico dell’ateneo di Bari e a La Sapienza. E con la moglie Marilena, raffinato collezionista d’arte contemporanea

È morto Lorenzo Bonomo, proprio in quella grande casa di Bari – città in cui era nato nel 1924 – teatro di incontri speciali con gli artisti negli oltre quarant’anni di attività della galleria di sua moglie Marilena, figura di rilievo per l’arte contemporanea internazionale sin da quel fatidico 1971, anno di nascita di una storia intrecciata ad intuizioni, ricerca, coraggio e gusto. Quello per l’arte strettamente attuale, naturalmente; che dal concettuale spaziava al minimalismo, dagli artisti internazionali – all’epoca conosciuti solo tra i più attenti addetti ai lavori – ai giovani talenti italiani e ad alcuni brillanti nomi pugliesi. Qualche nome? Alighiero Boetti, Sol Lewitt, Richard Nonas, Richard Tuttle, David Tremlett, Nunzio, Franco Dellerba e Tullio De Gennaro, giusto per citarne alcuni. Tutti amici, sodali, e naturalmente ospiti periodici di quella grande casa in cui l’arte era un fattore imprescindibile del quotidiano, con installazioni e opere disseminate con cura e understatement tra spazi interni ed esterni senza soluzione di continuità. E infatti era facile muoversi negli ambienti rimanendo incantati davanti a un Mel Bochner nella sala da pranzo o a un lavoro luminoso – un grande cuore della fine degli anni Settanta – del pugliese Franco Dellerba nella cucina, installato di fronte a un progetto per un manifesto firmato Alighiero e Boetti per una delle sue tante mostre in galleria. Che stagione straordinaria, quella della Galleria Bonomo, con mostre e progetti anche extramoenia, come a Spoleto, altro teatro di dialoghi, incontri e progetti espositivi radicali. Sempre con gli artisti, fianco a fianco, perché l’arte è un percorso di conoscenza costante e Lorenzo Bonomo lo sapeva molto bene. 

SOL LEWITT E GLI ALTRI: GLI AMICI DI CASA BONOMO

In quella stessa casa c’era lo studio del professore, spazio riservato e silenzioso, che ospitava un wall painting di LeWitt, in fondo all’ambiente circondato da libri: “Sol era un grande amico. A Spoleto nel nostro eremo ha eseguito i primi wall drawings. Ci vedevamo spesso lì, le due figlie sono nate a Spoleto. In sostanza hanno vissuto lì a lungo, era un centro in cui arrivavano collezionisti e galleristi per incontrarlo”, mi raccontò oltre cinque anni fa durante un nostro dialogo, rara intervista di tutta la sua storia di collezionista. In quella occasione Lorenzo Bonomo con lucido rigore mi raccontò anche dei suoi esordi nell’arte: “Mi sono avvicinato all’arte quando ero molto giovane, all’epoca frequentavo ancora l’università. Leggevo una rivista su cui erano pubblicate le incisioni di Morandi, che io apprezzai subito. All’epoca non costavano nulla, l’equivalente delle attuali cinquecento Euro. Cominciai così. Poi però andai avanti, ho vissuto in Inghilterra e negli Stati Uniti; la mia apertura era dovuta ai viaggi ma soprattutto alle mie letture. Mi appassionai molto a Kurt Schwitters, che comprai in Germania. È un’opera del 1920”.Al rientro in Italia – racconta sua figlia Valentina, gallerista, così come la sorella Alessandra con base a Roma, dove hanno le rispettive gallerie (mentre la terza sorella, Gogo, è libera professionista) – Lorenzo Bonomo si avvicina al lavoro di Fontana e di seguito alle avanguardie degli anni Sessanta e Settanta. Frequenta la galleria Marlborough a Roma che con quelle di Lucio Amelio a Napoli, Konrad Fisher a Düsseldorf e Franco Toselli a Milano è stato un luogo imprescindibile per la sua indagine.  I viaggi, le mostre, le letture, i dialoghi serrati con gli artisti, le amicizie profonde con molti di loro: tutti ambiti che Bonomo ha vissuto con impegno e discrezione, alternando questa grande passione con il suo impegno professionale in ambito medico.  

…BUT, WHERE IS BARI?

“Veniva parecchia gente in galleria”,mi confidò in occasione di quell’incontro, “ma la mia impressione è che Bari non rispondeva per nulla. Difatti il riconoscimento arrivò da fuori, dal resto d’Italia e dall’estero. Anche alla mia attività scientifica a Bari non ci sono state grandi risposte. Non chiedevo finanziamenti alle istituzioni, non intendevo perdere tempo”.Bari è infatti è una città smemorata. Basti pensare che ad oggi non è mai stata realizzata una mostra su Marilena Bonomo e su uno dei più grandi collezionisti italiani, Angelo Baldassarre, altro protagonista di una storia in cui i protagonisti dell’arte contemporanea internazionale erano davvero consapevoli della risposta alla inevitabile domanda “…But, where is Bari?”, titolo di un libro – con testi di Laura Cherubini, Francesco Moschini e altri autori – pubblicato una decina di anni fa da Allemandi per raccontare i quarant’anni di storia della galleria di Marilena Bonomo. Proprio in quel libro c’è una intensa testimonianza del professore, dedicata alla lunga storia nell’arte della sua famiglia, che si conclude così: “ho sentito vera la definizione di un mistico dell’arte come Andy Warhol: ‘Art is a survival mechanism’. Del resto anche la medicina è un’arte, ma un’arte ‘per’ la sopravvivenza”.  

– Lorenzo Madaro

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Lorenzo Madaro

Lorenzo Madaro

Lorenzo Madaro è curatore d’arte contemporanea e, dal 2 novembre 2022, docente di ruolo di Storia dell’arte contemporanea all’Accademia delle belle arti di Brera a Milano. Dopo la laurea magistrale in Storia dell’arte all’Università del Salento ha conseguito il master…

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