Natura morta e fotografia. A Treviso

Museo di Santa Caterina, Treviso – fino al 31 maggio 2020. La natura morta, come genere pittorico, diventa autonoma nella seconda metà del Seicento. In mostra a Treviso cinquanta opere provenienti dal Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Jan van den Hecke, attribuito, Canestro di fiori, XVII secolo, olio su tela, 35 × 49 cm, GG 9588 Kunsthistorisches Museum Vienna, Pinacoteca Courtesy KHM-Museumsverband
Jan van den Hecke, attribuito, Canestro di fiori, XVII secolo, olio su tela, 35 × 49 cm, GG 9588 Kunsthistorisches Museum Vienna, Pinacoteca Courtesy KHM-Museumsverband

Non sono molte le mostre in Italia che analizzano le nature morte. E ancora meno quelle che l’accostano alla fotografia contemporanea incentrata sullo stesso soggetto. Sono riusciti nell’intento Francesca del Torre, Gerlinde Gruber e Sabine Pénot, i curatori dell’esposizione allestita nel museo di Santa Caterina a Treviso. Il loro obiettivo? Documentare l’evolversi della “natura morta” tra la fine del Cinquecento e il XVII secolo attraverso cinquanta dipinti provenienti dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, presentati per la prima volta in Italia. Sono creazioni artistiche che dialogano con le più iconiche fotografie contemporanee. Il potenziale visitatore può accostare la tradizionale impostazione del genere nella “Vanitas” di Pieter Claesz del 1656, con il teschio che domina la scena a sottolineare il momento mori, alla stessa Vanitas di Hans Op de Beeck del 2011. Il teschio sembra meno opprimente, come mimetizzato fra gli altri oggetti posti sul tavolo. Le opere di Francesco Bassano, Lodovico Pozzoserrato, Jan Brueghel il Vecchio, si fanno notare per l’accuratezza dell’esecuzione e per la bellezza delle cromie. Gli oggetti delle nature morte ‒ strumenti musicali, diversi tipi di frutta, scene di mercato, composizioni floreali ‒, anche se nei vari movimenti pittorici hanno subito trasformazioni, hanno tuttavia mantenuto la denominazione e la riconoscibilità.

LA NATURA MORTA COME GENERE AUTONOMO

Fino alla metà del XVII secolo si parlava e si scriveva della natura morta come della pittura degli animali e dei fiori, non essendo ancora stata inventata una precisa definizione. Solo dopo tale data il genere diventa autonomo e nelle botteghe olandesi della seconda metà del Seicento si conia il termine still-leven, natura in posa. A partire dal 1750 l’espressione nature morte si afferma in ambito francese. Si realizza così l’affrancamento dal più ampio contesto figurativo, con il decadere di quel ruolo subordinato a cui la natura morta era stata relegata. Allora prevale l’arte di rappresentare, con rigore quasi scientifico, gli elementi reali che si accumulano nel quadro. Anche se sembrano accennare a un senso meno scontato. Come l’eternità polverosa negli oggetti più comuni di Morandi. O la “voce remota delle cose” di de Chirico, che bisogna sapere ascoltare “dietro il paravento inesorabile della materia”.
Queste riflessioni ci fanno intuire la particolarità delle nature morte. I loro oggetti sono decontestualizzati. Acquistano una certa monumentalità in quanto l’artista li inserisce in nuovi contesti di osservazione e ne fa emergere nuove forme e nuovi colori.

Evaristo Baschenis, Natura morta con strumenti musicali, terracqueo e sfera armillare, XVII secolo, olio su tela, 78 × 118 cm GG 9148 Kunsthistorisches Museum Vienna, Pinacoteca Courtesy KHM-Museumsverband
Evaristo Baschenis, Natura morta con strumenti musicali, terracqueo e sfera armillare, XVII secolo, olio su tela, 78 × 118 cm GG 9148 Kunsthistorisches Museum Vienna, Pinacoteca Courtesy KHM-Museumsverband

FRANCESCO BASSANO

Se osserviamo la Scena di mercato di Francesco Bassano presente in mostra, la luce che illumina la tela non sembra reale ma costruita. La scena campestre pensata dal pittore è ricchissima di figure, di oggetti, di animali. Con il focus dell’opera che sembra essere quel paesaggio che, a partire dall’albero leggermente inclinato, indirizza lo sguardo verso la collina, dove una luce balenante rimanda agli strati nebulosi del cielo. Ogni componente animata o inanimata della tela svolge una precisa funzione. L’atmosfera è serena. Sembra che tutto sia destinato a durare. Una scena che invita alla tranquilla contemplazione. La bravura tecnica del pittore è innegabile, ma non può nascondere una sorta di ambiguità: le figure, gli oggetti, gli animali, il paesaggio sono destinati a scomparire. A diventare polvere.

Fausto Politino

Evento correlato
Nome eventoNatura in posa
Vernissage02/06/2020 no
Duratadal 02/06/2020 al 27/09/2020
Generifotografia, arte antica
Spazio espositivoMUSEI CIVICI - COMPLESSO DI SANTA CATERINA
IndirizzoPiazzetta Mario Botter 1 - Treviso - Veneto
EditoreMARSILIO
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Fausto Politino
Laureato in Filosofia con una tesi sul pensiero di Sartre. Abilitato in Storia e Filosofia, già docente di ruolo nella secondaria di primo grado, ha superato un concorso nazionale per dirigente scolastico. Interessato alla ricerca pedagogico-didattica, ha contribuito alla diffusione della psicologia cognitiva scrivendo per le riviste “Insegnare” e “Scuola e didattica”. Appassionato da sempre alla critica letteraria e artistica, ha pubblicato molti articoli come giornalista pubblicista per “il Mattino di Padova”. Ha scritto articoli d’arte per il blog Artesplorando. Attualmente collabora con la “Tribuna di Treviso”.