La materia spirituale dell’arte. A Roma

Maxxi, Roma – fino al l’8 marzo 2020. Arte e spiritualità si incontrano al Maxxi di Roma, dando vita a un dialogo tra religione ed energia creativa.

Kimsooja, Mandala, 2003. Courtesy l’artista, Collezione Paolo Vicentini, Milano & Galleria Raffaella Cortese, Milano

Nel famoso saggio di Vassilij Kandiskij Lo Spirituale nell’Arte, si poneva l’arte rivoluzionaria delle Avanguardie Storiche a confronto con la spiritualità come uno spazio da riconquistare anche all’interno della cultura profondamente laica della pittura moderna. Laica nella guerra dichiarata fra Avanguardie e Strutture Istituzionali, in un grido di rivolta contro Stato, Chiesa e Vecchia Società. Guerra che si farà chiarissima con il Futurismo, il Dada, e il Surrealismo in un’atmosfera di tempestosa negazione e di aggressione aperta allo Stato e alla Chiesa contro cui Luis Buñuel nei suoi film scagliava fulmini e dissacrazioni. Mentre l’arte moderna si appropriava delle varie funzioni di altri linguaggi (filosofia, politica, poesia ecc.), anche le spiritualità di religioni diverse venivano esaminate: Buddismo, Islam, Zen, Sufi, Animismo, tutti gli spiritualismi sono stati usati e citati nella ricerca di dimensioni nuove del pensiero e della creatività, dalle maschere africane di Picasso allo Zen di Pollock o all’Induismo di altri artisti.

GLI ARTISTI

Curatore della mostra è Bartolomeo Pietromarchi e inizia da un artista egiziano, Hassan Khan, autore di un intervento forte: una videoproiezione led con una perpetua mutazione di colore, collegata a un ossessivo battito di mani che sembra insieme protesta e preghiera e che fa pensare alla folla della “Primavera Araba”, e alla classica musica egiziana. Affascinante in quello che suggerisce e non dice, efficace nella presenza forte del suono, il lavoro è insieme enigmatico e coinvolgente, straniante e profondo, e fa pensare al giovane mondo islamico alla ricerca delle proprie “luci” e delle proprie trionfanti libertà, e qui il futuro è spiritualità e la spiritualità è partecipazione. Michal Rovner, autrice di indimenticabili lavori in semi animazione digitale, usa una terza dimensione grafica prefilmica, e presenta Nilus, un’installazione di immagini trattate digitalmente. Uno sciacallo-ombra ruota il suo sguardo minaccioso e vuoto su un panorama sterminato di minuscole silhouette in movimento: guardandole da vicino, si rivelano uomini e donne impegnati in movimenti di richiesta, di lavoro, di fuga, un’umanità disperata che manda messaggi senza risposta possibile nell’ombra minacciosa di una divinità che promette solo punizione. Il lavoro ci porta a considerare le radici antiche della spiritualità al di fuori delle religioni abramiche. Questo avviene attraverso la presenza di reperti archeologici da diverse fonti, etrusche, romane, greche, che inseriscono la dimensione storica della spiritualità in tante dimensioni: la magia, la richiesta di protezione, l’augurio e l’interrogazione del futuro. Ex voto etruschi e romani, figure simboliche attive nella difesa del sacro come la testa della Gorgone che spaventa i possibili profanatori di santuari, ma anche figure di celebrazione della vita come i Luperci, giovani sacerdoti dei Lupercalia, che danzano freneticamente nella città per purificarla.

Matilde Cassani, Tutto, 2018. Commissionato da Manifesta 12, Palermo. Photo Simone Sapienza. Courtesy l’artista
Matilde Cassani, Tutto, 2018. Commissionato da Manifesta 12, Palermo. Photo Simone Sapienza. Courtesy l’artista

DA CUCCHI A SARACENO

Enzo Cucchi, nel solco del suo interesse per l’iconografia arcaica e le mitologie che creano immagini, propone una serie di piccole figure fantastiche inserite su lunghi bastoni, strumenti per creare il rapporto con il sacro e lo sconosciuto, piccoli totem religiosi o bastoni magici che servono a mettere in comunicazione mondi diversi e fantasie sacre e profane. Shirin Neshat in Offerings rilegge la storia religiosa inserendovi elementi che sono stati cancellati dalle nuove attitudini religiose. Le belle immagini di mani aperte alla preghiera mostrano scritte, alcune sono delle poesie del grande poeta persiano ʿUmar Khayyām che scrive intorno all’Anno Mille: “Senza il puro vino non posso vivere”, poeta fra i più amati all’epoca, riecheggiato dopo un paio di secoli dal sufi Hafez. Poeti che liberano la religione dalle sue chiusure e si focalizzano sulla “qualità umana” della religione stessa. Tomás Saraceno lavora nel campo della comunicazione digitale con una forte sensibilità ecologica. Floating Nephila Ensemble è basato sulla ricezione via sensori dei movimenti dei fili di una ragnatela: una serie di altri elementi può influenzare l’installazione, persone, agenti atmosferici. Una frase iconica dell’osservazione scientifica dice: “Il battito d’ali di una farfalla può avere effetti infiniti” (the Butterfly Effect). Dopo il volo della farfalla anche la ragnatela segnala avvenimenti imponderabili.

Shirin Neshat, Offerings, 2019. Courtesy l’artista & Gladstone Gallery, New York Bruxelles
Shirin Neshat, Offerings, 2019. Courtesy l’artista & Gladstone Gallery, New York Bruxelles

DA KIMSOOJA A YOKO ONO

L’artista sud coreana (vive in America), Kimsooja presenta Mandala, un mandala buddista meccanico e molto videogame, dove insieme ai canti tibetani si mescolano canti islamici e gregoriani. Il risultato di questa ibridazione si vedrà in futuro. Un futuro che assomiglia, nella visualizzazione dell’opera, ai futuri possibili della letteratura cyberpunk. A fine percorso appare un’installazione di Yoko Ono che porta con se l’aria fresca e pulita degli Anni Sessanta: Add Color (Refugee Boat), nata come opera collaborativa allora e in parte modificata sui nuovi e drammatici contenuti delle migrazioni. Tre barche posate a terra e barattoli di vernice color cielo per invitare i visitatori a riflettere sulle cose e collaborare all’opera arricchendo i concetti di libertà, speranza, pace e amore con nuove parole scritte sul pavimento, sui muri e sulle barche stesse. Il gruppo Fluxus, di cui Yoko Ono faceva parte, seminava idee di una nuova spiritualità della materia e del contatto con la realtà, con la percezione, l’arte e la società. Da allora le piantine di un nuovo rapporto con la realtà sono diventate grandi come gli alberi piantati da Joseph Beuys alla Documenta di Kassel e sembra che godano di ottima salute.

Lorenzo Taiuti

Evento correlato
Nome eventoDella materia spirituale dell’arte
Vernissage16/10/2019 su invito
Duratadal 16/10/2019 al 08/03/2020
CuratoreBartolomeo Pietromarchi
Generiarte contemporanea, collettiva
Spazio espositivoMAXXI - MUSEO DELLE ARTI DEL XXI SECOLO
IndirizzoVia Guido Reni 4a - Roma - Lazio
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Lorenzo Taiuti
Lorenzo Taiuti ha insegnato corsi su Mass media e Arte e Media presso Academie e Università (Accademia di Belle Arti di Torino e Milano, e Facoltà di Architettura Roma). È esperto delle problematiche estetiche dei nuovi media. È autore di video, installazioni e website, collabora con musicisti sperimentali in produzioni audiovisive. Ha collaborato sui temi di arte e media con vari periodici, tra cui "Giornale dell’Arte", "Virus", "Alias"", "Terzocchio", "Linea d'Ombra", "Repubblica", “Juliet”, “Exibart”, “Artribune”, “Arte e Critica”, “Digimag”, “Noema”, “D’Ars”. Ha pubblicato i seguenti testi sulle tematiche dell’arte e i nuovi media: Arte e media. Avanguardia e comunicazione di massa (Costa & Nolan 1996), Corpi Sognanti. L’Arte nell’epoca delle tecnologie digitali (Feltrinelli 2001), Multimedia. L’Incrocio dei linguaggi comunicativi (Meltemi 2005), I linguaggi digitali (per la serie XXI secolo - Enciclopedia Treccani 2010).