Il Victoria and Albert Museum di Londra acquisisce nelle proprie collezioni la Tampax Cup

Nell’ambito della propria Rapid Response Collecting, raccolta di oggetti di design che racconta l’età contemporanea, il museo inglese ha acquisito la coppetta mestruale in silicone prodotta dalla Tampax, per affrontare i tabu legati al tema

The Tampax Cup. © Victoria and Albert Museum, London
The Tampax Cup. © Victoria and Albert Museum, London

Non solo capolavori d’arte antica e moderna, ma anche oggetti del mondo del design e della produzione che raccontano la quotidianità e il modo in cui viviamo: è questo il senso della Rapid Response Collecting, progetto collezionistico che il Victoria and Albert Museum di Londra ha lanciato nel 2014, con lo scopo di indagare la contemporaneità in tutte le sue sfaccettature. Recentemente il museo ha acquisito la Tampax Cup, la coppetta mestruale in silicone prodotta dalla omonima azienda di tamponi. 

LA COPPETTA MESTRUALE AL V&A MUSEUM 

“Le coppette mestruali non sono una novità. Leona Chalmers, attrice, inventrice e scrittrice americana, brevettò l’originale coppetta mestruale, poi in gomma, negli Stati Uniti negli anni ’30. Ciò avvenne pochi anni dopo che il medico osteopatico Earl Haas brevettasse il tampone. Allora perché la Tampax Cup è un’acquisizione recente per la Rapid Response Collecting?”, scrive l’assistant curator delle V&A East Collections Alice Power sul blog del museo. Una delle ragioni sarebbe di natura ambientalista, con la necessità sempre più impellente di sostituire la plastica e in generale gli oggetti monouso con prodotti biodegradabili o non classificabili come “usa e getta”. In tal senso, la coppetta mestruale diventa un oggetto con cui leggere e riflettere sull’era contemporanea e le sue urgenze, e su come queste ultime abbiano un impatto sulla società.

MESTRUAZIONI E MUSEI

Ma dietro la recente acquisizione del V&A Museum si cela (ma non tanto) anche un’altra ragione: sdoganare e rompere i tabu legati alle mestruazioni. “La Tampax Cup affronta anche un divario significativo nelle collezioni di V&A”, continua a scrivere Alice Power. “Non è insolito individuare oggetti relativi alle funzioni del corpo umano in tutto il museo… Tuttavia, pochissimi si riferiscono esplicitamente alle mestruazioni”. Nelle collezioni del museo non mancano opere che fanno riferimento al periodo femminile, come Menopause Pot di Elspeth Owen, un vaso in ceramica in cui sono contenuti gli ultimi tamponi che l’artista ha utilizzato durante la menopausa; però prima della Tampax Cup non erano presenti opere o oggetti che facessero palese riferimento al flusso mestruale. “I tabù sociali intorno alle mestruazioni e la natura effimera dei prodotti associati li hanno resi storicamente difficili da collezionare, nonostante esistano da oltre un secolo oggetti di design commerciale e grafico per i prodotti del periodo”, conclude Alice Power. “Per fortuna, ci sono alcuni grandi progetti in corso nel settore museale per affrontare queste omissioni, come il Museo della Scienza e il nuovo progetto del Museo della vagina. Quindi, sebbene i periodi siano stati spesso trascurati nelle collezioni, l’era del mistico mestruale nei musei sta finalmente per finire”. Nei musei e non solo: solo un paio di giorni fa vi parlavamo de Il sangue delle donne, mostra appena conclusasi a Bari che ha visto un gruppo di artiste affrontare il tema delle mestruazioni. 

– Desirée Maida 

www.vam.ac.uk

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.