Musei e genere. Il presente della cultura

Quanto e come possono intervenire i musei nel dibattito sulla questione gender e favorire una sempre maggiore parità fra tutti i generi?

Fondazione Querini Stampalia, Venezia. Photo credits Oscar Farina x IED Venezia (dettaglio)
Fondazione Querini Stampalia, Venezia. Photo credits Oscar Farina x IED Venezia (dettaglio)

Il prossimo numero della rivista Museum International (il periodico edito da ICOM) sarà interamente dedicato al rapporto fra museo e genere. In passato la rivista aveva esaminato temi oggi ritenuti centrali, come il ruolo sociale delle istituzioni culturali, la gestione delle tensioni in situazioni di cambiamento, le connessioni fra collezioni e contesti, il rapporto con i paesaggi culturali. Quale quindi l’urgenza ‒ e quali le premesse teoriche ‒ per una lettura del museo attraverso le questioni di genere? Quali i significati e le implicazioni di tale scelta? Trattasi di un trend passeggero o applicabile esclusivamente ad alcune tipologie di museo?
Questo orientamento potrebbe infatti apparire inconsueto, quantomeno in Italia, dove le prassi museali vengono solitamente analizzate attraverso le lenti di discipline storiche, artistiche, antropologiche o tutt’al più manageriali. In realtà, come sottolinea la call for papers (aperta sino al 13 settembre), le questioni di genere attraversano ogni livello del management museale: dalla governance alla programmazione, dalla catalogazione all’interpretazione delle collezioni, dalla composizione dei visitatori all’etica organizzativa più in generale. Leggere il museo attraverso una prospettiva di genere significa considerarne il funzionamento dal punto di vista delle relazioni di potere e quindi dei meccanismi che portano ‒ o meno ‒ al coinvolgimento di diversi punti di vista.

GLI ESEMPI

A livello internazionale queste riflessioni stanno prendendo sempre più piede, sfociando in azioni spesso di rottura rispetto al consolidarsi di prassi che non considerano la costruzione sociale di ciò che viene detto, da chi e per chi. Un’azione simbolica in questo senso venne compiuta dalle Guerrilla Girls nel 1985, con il poster Do women have to be naked to get into the Met Museum?, con il quale si mise in evidenza come solamente il 5% fra artisti e artiste rappresentati nella collezione era di sesso femminile, al contrario dell’85% dei corpi nudi raffigurati nelle opere. Da allora molto si è dibattuto in termini di politiche di acquisizione, così come di rappresentazione, interpretazione, coinvolgimento di stakeholder e staff, per riflettere su come allinearsi a un dibattito etico-sociale che auspica l’equità di genere e l’abbattimento delle discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale. Omettere un punto di vista negli ambienti di lavoro, così come nei processi di catalogazione, esposizione e fruizione contribuisce a cancellarlo dalla storia e a far sì che a una determinata comunità sia impedita la possibilità di riconoscersi nelle storie che un museo dovrebbe raccontare collettivamente e con senso di responsabilità sociale.

Le questioni di genere attraversano ogni livello del management museale”.

Con il progetto School of Drag, il Museum of Contemporary Art di Tucson ha coinvolto adulti e teenager in una serie di workshop sui concetti di identità, arte e performance attraverso prospettive di genere e drag. Ciò mette in luce come il dialogo intergenerazionale e la comprensione del Sé, in una società che mette sempre più in discussione il binarismo di genere, passi anche attraverso l’azione di un’istituzione culturale, spesso in collaborazione con scuole e associazioni attiviste. Certo è che anche se un maggiore impegno su questi fronti è atteso dalle istituzioni di tutto il mondo indipendentemente dalla tipologia, le costruzioni sociali e le politiche di genere variano significativamente a seconda del contesto. Sta quindi a ciascuna organizzazione individuare modalità, contenuti e interlocutori di una possibile programmazione su temi che fanno parte del presente di tutt*. La domanda su cui puntualmente insiste la call è se i musei possono avere un ruolo leader nel promuovere l’equità di genere. È una prospettiva che richiederebbe una certa dose di attivismo, ma che anche in Italia, alla luce delle attuali politiche su immigrazione e famiglia, pare di un’attualità estrema.

Nicole Moolhuijsen

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Nicole Moolhuijsen
Nicole Moolhuijsen è ricercatrice e freelance, specializzata in Museum Studies presso l’Università di Leicester (UK). Si occupa di studi sui visitatori, interpretazione e audience development con un focus sui musei d’arte. Ha collaborato con istituzioni in Italia e all’estero e attualmente è responsabile dello sviluppo di allestimenti in ottiche di accessibilità presso We Exhibit. Collabora con l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove per il Dipartimento di Management è cultrice della materia in Economia e Gestione delle Produzioni Culturali. Nel 2019 ha vinto un bando di ricerca sulle questioni di genere e conduce la sua attività fra l’Italia e i Paesi Bassi. È membro del board della commissione internazionale di ICOM per i musei d’arte (ICFA).