Quali le possibilità di azione culturale su un tema così delicato? Una riflessione sulla rappresentazione dei generi nei musei e l’inclusione delle diversità alla luce di “Museums and Stereotypes”, un corso internazionale promosso da ABCittà e 4iS – Plataforma para a Inovação Social.

Il dibattito attuale sulle diversità di genere e orientamento sessuale in Italia mostra notevoli chiusure rispetto a quello promosso in diversi Paesi europei; non solo da un punto di vista di diritti civili, ma anche culturale, storico, etico e sociale. Se l’attuale governo ha in più occasioni sottolineato posizioni poco tolleranti nei confronti di qualsiasi diversità, è nelle opposizioni di pensiero fra movimenti LGBTQ, organizzazioni religiose e/o politiche che va individuato un fattore di debolezza nel dibattito attuale. Mancano delle alternative, soggetti capaci di stimolare confronti etici di spessore e al di sopra delle singole bandiere, partendo da una solida ricerca interdisciplinare sulle questioni di genere e orientamento sessuale, con attenzione per i loro aspetti storici, culturali e sociali.
In varie nazioni d’Europa, come Regno Unito, Paesi Bassi e Paesi scandinavi, questo ruolo spetta anche alle istituzioni culturali. A fronte di discriminazioni e violenze che oggi riguardano circa l’80% delle persone la cui espressione di genere non ricade nelle categorie maschio/femmina, o che si identificano come LGBTQ, molte istituzioni culturali, fra cui musei, biblioteche e archivi, non sono rimaste indifferenti.
Al British Museum, a seguito di un percorso di ricerca sui legami fra collezioni e sessualità, una brochure collocata all’ingresso (e scaricabile online) propone una lettura alternativa di alcuni oggetti attraverso i loro legami con la storia LGBTQ. In pochi minuti, attraversando secoli di storia e molteplici culture, è possibile comprendere come le diversità nelle espressioni di genere e nelle relazioni amorose facciano parte della storia dell’umanità e siano state integrate nelle strutture della società per diversi secoli e in vari contesti nel mondo.
Il V&A propone, come altre organizzazioni culturali, itinerari di visita alle proprie collezioni sempre dal punto di vista delle connessioni fra oggetti e storia LGBTQ, offrendo anche un glossario su questi temi. La Tate Britain ha organizzato nel 2017 una grande mostra dal titolo Queer British Art 1861-1967, ripercorrendo la complessità della storia della sessualità attraverso l’arte; mentre nei Royal Historical Palaces sono stati attivati programmi di reinterpretazione del patrimonio con l’obiettivo di enfatizzare, anziché nascondere, le identità ‘queer’ delle persone che hanno vissuto nei luoghi ora musealizzati.

Museums and Stereotypes, Torino 2018. Photo credits Elisabetta Brian
Museums and Stereotypes, Torino 2018. Photo credits Elisabetta Brian

UN VENTAGLIO DI POSSIBILITÀ

Questi sono solo alcuni esempi, fra i vari riscontrabili anche in centri culturali di piccole dimensioni e in contesti suburbani, dove, grazie a nuovi studi, attività e percorsi espositivi tematici, le questioni legate alle diversità di genere e orientamento sessuale stanno acquisendo un ruolo importante. Grazie alla ricerca e alla forte consapevolezza che alle istituzioni culturali spetta il compito di promuovere riflessioni di rilievo nel presente, varie realtà nel mondo stanno trattando temi attuali e complessi, incoraggiando nuove prese di posizione. Visitando la Who Am I Gallery del Science Museum possiamo comprendere, attraverso la scienza, la sociologia e la psicologia, come l’identità di genere si possa esprimere in un ventaglio di possibilità esistenti fra maschio e femmina e che questa non equivalga, necessariamente, al sesso biologico (di cui per l’appunto ‘genere’ non è un sinonimo). Si tratta di un presupposto importante per includere e comprendere le diversità rispetto alle macro-categorie dominanti, come maschio e femmina, eterosessuale e omosessuale, maschile e femminile. Identità di genere e orientamento sessuale sono concetti fluidi, non inscrivibili in categorie e soprattutto costituiscono, nelle loro molteplici sfaccettature, fattori importanti nell’identità di una persona.
Nelle scuole, per le strade e in diversi luoghi di utilizzo pubblico, episodi di discriminazione e violenza (fisica o verbale) avvengono quotidianamente, magari sotto l’indifferenza delle istituzioni e degli adulti. Nel Regno Unito, dove ricerche strutturate su questioni di genere e coesione sociale sono alla base dello sviluppo delle politiche socioculturali, si calcola che il 24% dei giovani senzatetto si identifichi come LGBTQ e che per il 77% di loro fare coming out sia stata la causa di questa condizione. La mancata capacità di sostenere dei giovani, specialmente durante le fasi di crescita, in percorsi di sostegno volti a far esprimere in libertà la propria identità, anche in rapporto al corpo e alla sessualità, costituisce un vero fallimento da parte delle istituzioni pubbliche e culturali.

Museums and Stereotypes, Torino 2018. Photo credits Elisabetta Brian
Museums and Stereotypes, Torino 2018. Photo credits Elisabetta Brian

COMBATTERE IL SILENZIO

Evidentemente, nel Regno Unito, nei Paesi Bassi, in Danimarca, in Svezia e in Norvegia, esiste, come in altri Paesi europei, una vasta cultura, promossa da università, centri di ricerca e altre istituzioni, che individua nelle questioni di genere dei temi importanti per la crescita della nostra società. Le istituzioni culturali non sono quindi sole nell’avanzare delle riflessioni su questi temi. Ciononostante, come racconterebbero i responsabili dei progetti citati sopra, spetta all’attivismo dei singoli, ciascuno nel proprio contesto e in base alle proprie sfere d’azione, il ruolo e la possibilità di generare dei cambiamenti. E quindi, cosa vogliamo aspettare? Richard Sandell, professore di Museum Studies presso il centro di ricerca su musei e istituzioni culturali della University of Leicester, scrive che l’indifferenza e il silenzio creano complicità nel sottrarsi alle sfide sociali e politiche che la nostra società sta attraversando. Sessualità e questioni di genere, potrebbero ricordarci, fra vari altri temi connessi a discriminazioni e privazioni nei diritti, che non possiamo rimanere neutrali davanti alle trasformazioni socio-politiche attuali. Oggi e in Italia più che mai.

Nicole Moolhuijsen

https://museumsandstereotypes.org

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Nicole Moolhuijsen
Nicole Moolhuijsen (Erba, 1989) si interessa di museologia e di audience development con un focus particolare sul museo d’arte. Si è specializzata in Museum Studies presso la University of Leicester, dove ha condotto una ricerca sulle metodologie innovative per avvicinare l’arte a un’utenza ampia e differenziata attraverso la progettazione partecipata degli allestimenti e l’accessibilità. Si è occupata di marketing e studi sui visitatori presso la Fondazione Musei Civici di Venezia, la British Library di Londra e attualmente svolge come ricercatrice per ICOM Italia un’analisi sul pubblico presso la Fondazione Querini Stampalia. Lavora a VITRARIA Glass +A Museum, collabora con il Coordinamento Veneto di ICOM e segue da vicino il dibattito internazionale.