Ludovico Pratesi parte da tre casi virtuosi per sottolineare la vivacità della scena culturale romana. Nonostante tutto.

Eppur si muove, avrebbe detto Galileo. In effetti, nella malinconica stasi della situazione della cultura a Roma, che sembra quasi non appartenere più a una città che ogni giorno sprofonda in una decadenza senza fine, nelle ultime settimane si sono aperte mostre e fondazioni private che giocano la carta del confronto tra passato e presente, pur se con modalità e obiettivi diversi. Si progetta il futuro riguardando il passato a partire dalla Fondazione Elena e Claudio Cerasi, che ha aperto i battenti l’11 maggio a Palazzo Merulana, un edificio umbertino costruito nel 1929 come sede dell’Ufficio d’Igiene fino agli Anni Sessanta, per poi venire abbandonato. Ristrutturato da Claudio Lococo, il candido edificio è stato trasformato in un centro di produzione culturale, che ospita al primo e secondo piano la collezione, dedicata alla Scuola Romana e all’arte italiana tra le due guerre, in una riuscita fusione tra contenitore e contenuto. Così, nel salone al piano nobile che riproduce l’atmosfera di una residenza privata più che di un museo, con tanto di comodissimi divani, sfilano un centinaio di capolavori acquistati a partire dal 1985 ‒ la prima opera è Piccoli Saltimbanchi (1938) di Antonio Donghi ‒ tra i quali spicca la serie dei Bagni Misteriosi di Giorgio de Chirico, presentati alla Quadriennale del 1935, Primo Carnera campione del mondo (1933), dipinto double face di Giacomo Balla, Lo Studio (1934) di Felice Casorati e due straordinarie tele figurative di Giuseppe Capogrossi, Gita in barca (1933) e Ballo sul fiume (1936). Altrettanto notevole la selezione delle sculture, con le opere di Duilio Cambellotti e Antonietta Raphaël, oltre alle ceramiche policrome di Leoncillo Leonardi. La collezione si proietta anche sul contemporaneo con alcune presenze significative di artisti come Luigi Ontani, Giuseppe Penone e Jan Fabre, che darà vita a una serie di incursioni sull’arte d’oggi, ospitate nella galleria del secondo piano e affidate a Monique Veaute, mentre la cura della collezione storica è di Fabio Benzi.
Un’operazione di indubbia qualità, che si propone, con un gusto volutamente “vintage”, di evocare l’atmosfera del primo Novecento italiano e romano, che non aveva ancora un luogo deputato per essere rappresentato in maniera dignitosa.

Inaugurazione di Palazzo Merulana, Roma. Ph. Maurizio Isidori
Inaugurazione di Palazzo Merulana, Roma. Ph. Maurizio Isidori

VILLA LONTANA E LA FONDAZIONE SANTARELLI

Ancora più eccentrico e particolare è lo spazio della Fondazione Santarelli, inaugurata il 16 maggio con la mostra Scultureless Sculpture, curata da Jo Melvin e Vittoria Bonifati nel grande garage di Villa Lontana, disegnato nel 2010 dall’architetto Fabio Ortolani, e  incentrata sul dialogo tra le sculture antiche della collezione di Dino ed Ernesta Santarelli e alcuni video di artisti come John Baldessari, Elisabetta Benassi, Ketty La Rocca, Mario Merz e Ad Reinhardt. “Lo scopo di questa mostra”, spiega Jo Melvin, “è quello di sviluppare la vocazione performativa delle sculture classiche inserendole in un dialogo con il contemporaneo”. Oltre alla peculiarità del luogo, è interessante il fatto che per le prossime mostre verrà utilizzata la villa sovrastante, immersa in un grande giardino, che custodisce una delle più importanti raccolte di arte classica, spaziando dall’arte tolemaica all’epoca neoclassica in un contesto carico di storia. Collocata sulla via Francigena a poca distanza da Ponte Milvio, nel Medioevo Villa Lontana è appartenuta agli Orsini e poi, dalla seconda metà del Seicento, alla Reverenda Camera Apostolica, che la concedeva a personaggi illustri: ci sono passati Antonio Canova, Bertel Thorvaldsen e il principe Stanislao Poniatowski. “Questa volta abbiamo scelto il garage, ma per le prossime iniziative abbiamo altre idee: vorrei lavorare sul giardino e in futuro anche all’interno della villa”, spiega Vittoria Bonifati, animatrice di questa nuova fondazione che ha delle notevoli potenzialità.

Eco e Narciso. Ritratto e autoritratto nelle collezioni del MAXXI e delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini, Paolini, Caravaggio, Foto Alberto Novelli
Eco e Narciso. Ritratto e autoritratto nelle collezioni del MAXXI e delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini, Paolini, Caravaggio, Foto Alberto Novelli

PALAZZO BARBERINI

Anche le istituzioni museali giocano la carta del dialogo tra antico e contemporaneo, che fa parte dell’attività curatoriale dello scrivente dalla fine degli Anni Novanta, con mostre come Giganti: arte contemporanea nei Fori Imperiali e Incontri alla Galleria Borghese. Così, per festeggiare la riapertura delle undici nuove sale di Palazzo Barberini, sottratte al Circolo Ufficiali delle Forze Armate, Flaminia Gennari Santori e Bartolomeo Pietromarchi hanno curato Eco e Narciso. Ritratto e autoritratto nelle collezioni del Maxxi e delle Gallerie Nazionali Barberini e Corsini, aperta fino al 28 ottobre. “Non è una mostra su un genere iconografico codificato, sulla ritrattistica nel senso stretto e tradizionale del termine, ma vuol essere prima di tutto una riflessione visiva e concettuale sulla questione più complessa della rappresentazione dell’identità”, spiegano i curatori, forse consapevoli della curiosa assonanza con la mostra Dancing with Myself a Punta della Dogana, a Venezia, che ha lo stesso intento mettendo però a confronto due collezioni di contemporaneo. Qui Roma mette in campo il genius loci, e vince: l’allestimento puntuale e rigoroso delle nuove sale che ospitano capolavori come La Fornarina di Raffaello (sale 12/13), Il Narciso di Caravaggio (sala 2) e il Ritratto di Urbano VIII di Gian Lorenzo Bernini (sala 14) vien arricchito e reso più interessante dal dialogo con una scultura di neon di Monica Bonvicini, l’installazione Eco nel vuoto di Giulio Paolini e i due grandissimi ritratti Pope e Mao di Yan Pei-Ming. Nulla è casuale: ogni dialogo è stato inserito nel suo giusto contesto, senza forzature ma con precisione, alla ricerca di quella “concordia discors” che rende l’arte un dispositivo in grado di suscitare riflessioni profonde.
Tra gli incontri più efficaci senz’altro Le Ore di Luigi Ontani sotto lo straordinario Trionfo della Divina Provvidenza di Pietro da Cortona, nel salone che ha ospitato pochi mesi fa Parade, il sipario di Pablo Picasso (sala 1), tutto giocato sul rapporto tra l’immagine e il tempo in una dimensione teatrale e performativa. I temi del grottesco e del mostruoso dominano l’incontro tra i due ritratti di Markus Schinwald e Il Filosofo di Luca Giordano, nella sala delle Cineserie (sala 4), mentre la delicatezza di Large Dessert di Kiki Smith ‒ un lungo tavolo con una serie di figurine femminili in candida porcellana – domina la sala delle Udienze del cardinal Barberini, in compagnia dell’Allegoria dei quattro elementi di Rosalba Carriera e delle Teste Femminili di Benedetto Luti (sala 9). Più spiazzante, ma non per questo meno riuscito, è il confronto tra il Nudo femminile di schiena di Pierre Subleyras e la serie di disegni a sanguigna di Stefano Arienti, dedicati ai ritratti di coppie gay in atteggiamenti intimi (sala 10) che rimandano entrambi a un erotismo domestico e privato, anche se colto in epoche e contesti differenti e temporalmente distanti. Infine, merita una lode il dépliant realizzato da Electa e distribuito gratuitamente ai visitatori, dove ogni sala viene descritta da un dialogo tra i due curatori. Un ennesimo segnale che Roma, se gioca la carta della sua identità senza scimmiottare altre capitali straniere, può rinascere davvero.

Ludovico Pratesi

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Nome eventoOpening Palazzo Merulana
Vernissage10/05/2018 ore 15 solo su invito
Duratadal 10/05/2018 al 11/05/2018
Genereinaugurazione
Spazio espositivoPALAZZO MERULANA - FONDAZIONE ELENA E CLAUDIO CERASI
Indirizzovia Merulana 121 - Roma - Lazio
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Nome eventoEco e Narciso
Vernissage17/05/2018 su invito
Duratadal 17/05/2018 al 28/10/2018
AutoreMichelangelo Merisi da Caravaggio
CuratoriBartolomeo Pietromarchi, Flaminia Gennari Santori
Generiarte antica, restauro
Spazio espositivoGALLERIE NAZIONALI DI ARTE ANTICA DI ROMA - PALAZZO BARBERINI
IndirizzoVia Delle Quattro Fontane 13 - 00184 - Roma - Lazio
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