Le biblioteche del futuro. L’editoriale di Fabio Severino

In un’epoca sempre più dominata da Internet e dal digitale, quali strategie bisogna adottare per mantenere vive le biblioteche?

Candida Höfer, Biblioteca dei Girolamini Napoli I, 2009
Candida Höfer, Biblioteca dei Girolamini Napoli I, 2009

I sistemi di offerta pubblica da anni tentennano: non hanno più soldi da metterci. Questo ha avuto come principale effetto positivo il ripensamento (o la sparizione) di privilegi e servizi autoreferenziati. Tra i settori che richiedono un ripensamento ci sono le biblioteche. Purtroppo tanto dibattito si è concentrato sulla possibilità di essere a pagamento. Grandi scontri ideologici. Ma la domanda, a mio giudizio, è mal posta. La biblioteca è un luogo di conservazione del sapere, deve puntare sempre alla sua divulgazione. Non può essere a pagamento dell’utenza in nessun modo, deve essere un onere di tutta la collettività.
Le biblioteche sono come un monumento: sono un simbolo che tutti abbiamo l’obbligo di rispettare, che ci andiamo o meno, che le utilizziamo o meno. Per il semplice motivo che la sola esistenza è già essa stessa un servizio. Giovani e anziani, grandi e piccoli sanno che possono andare in biblioteca e leggere, conoscere, capire, imparare, approfondire. Più di ogni altra offerta culturale, questa è pubblica per eccellenza. Come il diritto allo studio e il diritto alla salute. Almeno per le nostre radici culturali. Però, proprio perché alla base della meritorietà delle biblioteche c’è il loro essere un punto di riferimento del sapere, bisogna anche fare i conti con modelli di accesso in continua evoluzione. Oggi ci sono Internet e il digitale. Le biblioteche, come tutta l’editoria del resto, ancora non hanno fatto veramente i conti con questa trasformazione. Vuoi che l’essere di massa del digitale sia tutto sommato recente, meno di vent’anni; vuoi che sia un cambiamento così radicale e profondo che in effetti non è ancora facile vederne i confini; ma la realtà è che Internet ha cambiato le vite di tutti i noi, di tutti i giorni.

Le biblioteche sono come un monumento: sono un simbolo che tutti abbiamo l’obbligo di rispettare, che ci andiamo o meno, che le utilizziamo o meno”.

Molti dei servizi esistenti, e che sono sopravvissuti, stentano comunque a cambiare pelle. Molti sono scomparsi, obsoleti per contenuti e per forma. Non vale per altri, come appunto le biblioteche. Però, come è evidente che le biblioteche non sono più una porta di accesso al sapere, non riescono a diventare invece una scala del sapere, un mezzo per andare in profondità. In che modo la biblioteca può essere un “ascensore”? Alcune lo sono naturalmente, come quelle di conservazione. Altre, quelle di consultazione come le civiche, non riescono a trovare pienamente un’identità. Almeno quelle italiane, almeno a livello di base. Certo, ci sono tante esperienze eccellenti sparse per l’Italia, che raccolgono seguito e gradimento abituale. Ma per lo più sono il frutto dell’animosità e dell’ingegnosità del personale che vi lavora. Ancora è mancato chi le abbia teorizzate, ancora non si ha una scuola-guida per tutto il mondo delle biblioteche. Un mondo fatto di tanta energia e bellezza, ma stanco e fermo su qualcosa che alla collettività non serve più.

Fabio Severino

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #42

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Fabio Severino
Fabio Severino, dottore di ricerca in Comunicazione e Master in Business Administration presso l'Università di Roma La Sapienza, è titolare dello studio di marketing strategico Yocandra srl. Inoltre è vicepresidente dell'Associazione per l'Economia della Cultura, professore a contratto di “Economia e gestione delle organizzazioni culturali” e responsabile dell'area cultura del Centro di ricerca CITTA presso l'Università di Roma La Sapienza, coordinatore del modulo marketing del Master in “Economia della Cultura” dell'Università di Roma Tor Vergata, responsabile dell'area cultura dell'Osservatorio sulle Strategie Europee per la Crescita e l'Occupazione. Editor del trimestrale “Economia della Cultura” de ilMulino, tra le sue pubblicazioni: Economia e marketing per la cultura (FrancoAngeli, 2011), Marketing dei libri (ed. Bibliografica, 2012), Heritage Marketing (FrancoAngeli, 2007), Un marketing per la cultura (FrancoAngeli, 2005), Comunicare la cultura (FrancoAngeli, 2007), Sette idee per la cultura (Labitalia, 2005).
  • Pamela Benjamin

    I enjoyed reading Fabio’s editorial, despite – or maybe partly because of – the strange translation from Italian to English as provided by Google.

    Of special note to me was this –
    “However, as it is evident that libraries are no longer a gateway to knowledge, they can not become instead a ladder of knowledge, a means to go deep. How can the library be an “elevator”?”

    This coincides with my own philosophy about libraries that I’ve been reciting for years now – although Fabio is framing it in a slightly different way. Where he states “elevator” I use “concierge.” Very different things, but both intended to take you further, higher, more deeply into a place or experience.

    I like the elevator term because it can indicate something that takes you higher – it elevates you. I like concierge because it it has the human element and a sense of guidance rather than simply transportation.

    Perhaps the ideal metaphor for the reimagination of libraries should be an elevator manned by someone who is part elevator operator/part concierge.