Fluttuante & ancorato (III). Rapporti e dubbio

“Se vuoi veramente arrivare lì dove la scrittura vive, scrivi come se fossi morto”, afferma il poeta irlandese Brendan Kennelly. E la rubrica di Christian Caliandro si inscrive in questo solco di pensiero.

Peter Saul, Sickroom, 1964. Courtesy Mary Boone Gallery, New York
Peter Saul, Sickroom, 1964. Courtesy Mary Boone Gallery, New York

L’ordine è, a un tempo, ciò che si dà nelle cose in quanto loro legge interna, il reticolo segreto attraverso cui queste in qualche modo si guardano a vicenda, e ciò che non esiste se non attraverso la griglia di uno sguardo, di un’attenzione, di un linguaggio; soltanto nelle caselle bianche di tale quadrettatura esso può manifestarsi in profondità come già presente, in silenziosa attesa del momento in cui verrà enunciato” (Michel Foucault, Prefazione a Le parole e le cose, RCS Libri 1998, p. 10).
Continuare a dire, insistere, inseguire questo senso indefinito – nostalgie dentro altre nostalgie, il ricordo di un ricordo è mai possibile? Forse siamo catturati in questo gioco di specchi, di fantasmi; forse l’unico accesso alla realtà è il suo riflesso. Esistere, vivere, vuol dire poi essere circondati da persone, cose, atmosfere; vuol dire che anche noi – come le opere – siamo sempre dei rapporti. Ricostruire, rafforzare, indagare questi rapporti che noi siamo (e le loro/nostre diverse, sconcertanti possibilità) è il compito che sempre, epoca dopo epoca, si affaccia al pensiero e all’arte. Le relazioni implicite, nascoste (“il reticolo segreto”) – gli intrecci, i rimandi – come nell’installazione/allestimento concepito da Marcel Duchamp per The Art of This Century Gallery di Peggy Guggenheim.
Allontanare, distanziare la prospettiva vuol dire per esempio considerare il copritavolo dipinto a mano da mia madre (su cui è appoggiato il quaderno con la tigre in copertina, sul quale sto scrivendo con la penna del Caffè Bristol-Battista), i cataloghi sugli scaffali che dicono una parte così rilevante della mia esistenza, e più su ancora i grandi libri Garzanti che conosco da quando avevo quattro-cinque anni: MICHELANGELO – L’EVOLUZIONE DELL’ARTE – IL MUSEO DEL PRADO – LA NATIONAL GALLERY DI LONDRA – LE GALLERIE UFFIZI E PITTI – IL MUSEO METROPOLITAN DI NEW YORK. Giù gli Art Dossier, su in alto a destra la fascia arancione della Storia dell’Arte Italiana Einaudi, la copia anastatica del “Politecnico” acquistata durante l’Università accanto al bassorilievo verde di Nero (I Hate Twilight, 2015), i cataloghi di Philip Guston, Asimov Woolf Wolfe Savinio Doctorow Tzara Zweig

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First Papers of Surrealism. Installation view at The Art of This Century Gallery, New York 1942. Marcel Duchamp, His Twine. Photo John D. Schiff
First Papers of Surrealism. Installation view at The Art of This Century Gallery, New York 1942. Marcel Duchamp, His Twine. Photo John D. Schiff

La maturità vera forse non si accompagna all’assenza del dubbio, alla liberazione dal dubbio – ma viene piuttosto con l’accoglimento e l’assunzione del dubbio come struttura fondante della percezione, dell’esperienza, della pratica e della critica – e non il dubbio cretinetto e scarico dell’ultimo ventennio politically correct, ma proprio il dubbio raggelante e potenzialmente paralizzante –
Un bancale di legno dipinto di blu accanto all’ingresso di Cristal Casa, in alto l’enorme led pubblicizza tutte le offerte più convenienti di questi giorni, “i detersivi per l’igiene della casa e della persona ai prezzi più vantaggiosi.
La felicità consiste probabilmente in una forma aggiornata di tranquilla disperazione.
I don’t think we suited a major label. I mean we weren’t even going to play the ‘game’” Graham Bailey (of The Sound) reflects. “We liked being on a major label, but we just didn’t like the meddling, and the contract saying ‘you must make one great album a year’. When Warners were presented with All Fall Down’s final mix there was definitely shock horror and a demand that we ‘make it more commercial’, so we were forced to put the damn thumping bass drum on ‘We Could Go Far’ – talk about irony! At last fans can actually hear it as it was intended: ‘floating but anchored’” (Tim Peacock in The Sound, Warner Music UK Ltd – Demon Music Group 2014, p. 12).

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Henri de Toulouse Lautrec, pannello per la baracca della Goulue alla Foire du Trone di Parigi, 1895
Henri de Toulouse Lautrec, pannello per la baracca della Goulue alla Foire du Trone di Parigi, 1895

Perturbazioni. Interferenze.
Fluttuante & ancorato” vuol dire qualcosa di indefinitamente sospeso nel vuoto, ma che è agganciato – rimane agganciato allo Spirito del Tempo. Lo Zeitgeist esiste, eccome, anche in questo momento esploso e disintegrato (ma non è questa esplosione e questa disintegrazione: troppo facile). Quando rimanete fermi e in ascolto, quando aspettate; quando finite una puntata della serie che state guardando, e ne iniziate subito un’altra; quando non sapete che fare, e “vi-sporgete”, nel dubbio che ogni passaggio non solo non sia logico né consequenziale, ma che proprio logica e consequenzialità siano delle semplici convenzioni, stabilite per trovare un minimo di accordo e di intesa, di comunicazione, un linguaggio condiviso che si basa sulla semplificazione di condizioni ed esperienze che semplici non sono: lì troverete lo Spirito in questione, pronto, fermo, ad attendervi. A scrutarvi.

Christian Caliandro

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).