Il celeberrimo squalo in formaldeide di Damien Hirst ha ispirato non pochi interventi, polemici e non rispetto all’opera dell’artista britannico. Ma che significato ha davvero questa installazione al confine tra morte e vita?

A quanto pare questa azienda di mobilità e logistica è in grado di trasportare proprio tutto, squali compresi. Forse il look dei loro camion è una strizzata d’occhio al celebre pezzo di Damien Hirst, The Physical Impossibility Of Death In the Mind Of Someone Living? Certo, l’idea sarebbe ben trovata, e anche ben realizzata, dato che la forma rettangolare del container assomiglia (anche per dimensioni: 5 x 2 x 2 metri) più o meno alla vasca di formaldeide dove Hirst aveva sistemato il suo squalo tigre, e, come quello, anche questa immagine dà l’inquietante sensazione che il mostro sia vivo e intenzionato a aggredirci.
Ma forse c’è dell’altro. Poco si è detto del titolo del pezzo di Hirst. Nella mente di uno che vive non c’è spazio per la morte, nemmeno se la vede in faccia. Non è una questione di esperienza (Epicuro diceva che se ci siamo noi la morte non c’è, e se c’è la morte allora vuol dire che noi non ci siamo più), quanto piuttosto di senso. Il senso della morte non lo capisci osservando qualcuno che sta per uccidere, e nemmeno qualcuno che morto lo è già. Il senso è piuttosto, come dicevano gli stoici, un effetto di superficie, un risultato incorporeo che trova spazio in una relazione – in between.

Per capire il senso della morte non dovremmo provare a immaginarci tutti quanti, negli acquari delle nostre strade, come pesci imbalsamati in formaldeide?”.

Anni fa, dei buontemponi alla ricerca di un po’ di pubblicità a buon mercato avevano esposto uno squalo in tutto simile a quello di Hirst, sostenendo anzi che l’artista aveva preso spunto dalla loro installazione, e che uno squalo non è certo arte. Ma il “loro” squalo non c’entrava un bel nulla con quello di Damien: infatti, se ne stava appeso come un mostro qualunque, anzi, come un pesce fuor d’acqua. Insomma, come quel coccodrillo che fa bella mostra di sé nel Santuario della Beata Vergine delle Grazie a Curtatone (vicino a Mantova), messo lì un bel cinque secoli fa. La forza di The Physical Impossibility Of Death In the Mind Of Someone Living, invece, sta nel dettaglio tutt’altro che secondario che il predatore sembra appena colto nel suo ambiente naturale, sembra appena catturato nell’habitat acqueo che gli è proprio – il suo senso nasce dallo scompenso percettivo generato fra la “cosa” e la sua impressionante cornice tridimensionale.
I creativi, o chi per loro, della Fercam si sono rivelati in questo caso dei critici più raffinati. Catturando l’immagine di Hirst (consapevolmente? Per una pura intuizione? Chi lo saprà mai?) hanno saputo rinvigorire il senso dell’opera originale e trasformarla in qualcos’altro. Lo squalo autostradale fa riflettere per un attimo se anche nella vettura accanto non si divincoli un mostro che vorrebbe fuoriuscire dalla sua gabbia. O forse, per capire il senso della morte non dovremmo provare a immaginarci tutti quanti, negli acquari delle nostre strade, come pesci imbalsamati in formaldeide? Ma in fondo cambiare quadri mentali non è il compito autentico della cultura?

Marco Senaldi

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #40

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Marco Senaldi
Marco Senaldi, laureato in filosofia, a partire dagli anni 80 si occupa di critica e teoria dell’arte contemporanea. Negli anni 90 ha insegnato Estetica al Politecnico di Milano e allo IULM; è stato docente di Fenomenologia dell’Arte Contemporanea e di Estetica all’Accademia di Belle Arti “Carrara” di Bergamo; dal 2003 insegna Cinema e Arti Visive all’Università Statale di Milano Bicocca. Suoi testi e saggi sono apparsi in numerosi cataloghi e volumi collettivi (AA.VV., Scrivere sul fronte occidentale, Feltrinelli, 2002; A. Somaini, a c. di, Il luogo dello spettatore, Vita e pensiero, 2005, N. Dusi, A. Spaziante, a c. di, Remix Remake, Meltemi 2006, ecc.), oltre che in riviste d’arte e design (Juliet, Flash Art, Exibart, Tema Celeste, Around Photography, Arte Mondadori, Interni, FMR) e quotidiani (il manifesto; Corriere della Sera; D-donna- la Repubblica). Sul free magazine Exibart Onpaper cura dal 2005 la rubrica hostravistoxte. Ha tradotto e curato l’edizione italiana di testi di Gilles Deleuze, (Spinoza, filosofia pratica, Guerini 1991), di Arthur Danto (L’abuso della Bellezza, Postmediabooks, 2008) e Slavoj Žižek (Il Grande Altro. Nazionalismo, godimento, cultura di massa, antologia di scritti, Feltrinelli, 1999; Benvenuti nel deserto del reale, Meltemi, 2002; L’epidemia dell’immaginario, Meltemi, 2004; Credere, Meltemi, 2005; Il cuore perverso del cristianesimo, 2006). E’ stato autore di primi programmi televisivi culturali dedicati all’arte contemporanea per Canale 5 e Italia Uno (L’Angelo, 1994/95; Le notti dell’Angelo, 1995/97) e Rai Tre (Onda Anomala; 1998/99; Cenerentola, 1999/2000), e collabora tuttora con RadioRai Tre Suite. Ha curato diverse mostre d’arte contemporanea tra cui Cover Theory. L’arte contemporanea come re-interpretazione, (maggio-giugno 2003), catalogo Libri Scheiwiller, Milano, 2003; Il marmo e la Celluloide – Arte contemporanea e visioni cinematografiche, Villa La Versiliana, Marina di Pietrasanta (catalogo Silvana editoriale, 2006); Paolo Gioli (in programmazione presso Treinale Bovisa), ottobre 2010. Da molti anni tiene conferenze e incontri in Italia e all’estero (Arte contemporanea e filosofia, Spazio Oberdan, Milano, maggio 2007; Art and Tv, Symposium “Visual Construction of Cultures”, Zagreb, nov. 2007; Festival Architettura, Roma, MACROfuture, 2010, ecc.). E' membro fondatore del gruppo di ricerca sull'immaginario contemporaneo GRICO; è membro della Società d'Estetica Italiana (SIE); fa parte delle reti accademiche Cinéma et Art contemporaine, Sorbonne Nouvelle Paris 3, e NECS European Network for Cinema and Media Studies.