Il Museo Richard Ginori passa al Ministero. Le collezioni sono salve, ma i dipendenti?

Il Museo di Doccia ce l’ha fatta: l’edificio è stato acquisito dallo Stato, le collezioni seguiranno a breve. Il patrimonio storico di una tra le più antiche manifatture di porcellana al mondo sarà restituito ai cittadini, ma il destino delle maestranze è ancora incerto

Il Museo Richard Ginori
Il Museo Richard Ginori

Si conclude nella maniera più attesa la vicenda che ha come protagonista il Museo Richard Ginori di Sesto Fiorentino, sede del patrimonio storico della più antica manifattura di porcellana italiana. L’acquisto da parte del Ministero dei Beni culturali e del Turismo, annunciato in primavera durante il G7 della Cultura, si è concretizzato nelle scorse ore ed è stato confermato dal ministro Dario Franceschini, che sottolinea l’importanza dell’operazione dal punto di vista culturale e simbolico: “È un impegno mantenuto, salvata una collezione eccezionale, che è parte fondamentale del patrimonio italiano”.

IL PREZZO DELL’ACQUISTO

Il prezzo fissato per l’immobile, che pure necessita di pesanti lavori di ristrutturazione e rimessa in sicurezza poiché danneggiato da anni di incuria, è di 700 mila euro. Entro 120 giorni il Mibact dovrebbe acquisire anche le collezioni e gli allestimenti museali: il museo Ginori entrerà quindi a far parte del sistema nazionale dei musei, che si occuperà della sua tutela e valorizzazione, e il patrimonio storico di inestimabile valore della Manifattura fondata nel 1735 dal marchese Carlo Ginori sarà di fatto restituito ai cittadini.

QUALE FUTURO DELLE MAESTRANZE?

Se le collezioni sono salve, e con esse la testimonianza storica dei numerosi tentativi ed esperimenti che, nel primo periodo di attività dello stabilimento, permisero di trasformare una mistura di polveri di quarzo, feldspato e caolino in una porcellana leggera e luminosa, desta ancora preoccupazione la situazione dei lavoratori della Manifattura.
Il piano di rilancio dell’azienda, acquisita nel 2013 dal gigante del lusso Kering (Pinault, per capirci) dopo un periodo di declino, sarebbe anche pronto, ma non si trova un accordo per regolare la questione relativa alla proprietà dei terreni sui quali sorge lo stabilimento, attualmente in mano a un istituto di recupero crediti. Il problema più grave, ancora da risolvere, è dare continuità di lavoro alle maestranze della Richard Ginori, in un contesto in cui il ritorno di popolarità del marchio si scontra con la crisi economica globale e in una situazione di stallo che coinvolge tutto il distretto della ceramica di Sesto Fiorentino. L’analisi del Monitor dei Distretti della Toscana realizzato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo per Banca CR di Firenze, per esempio, basato sulla capacità di internazionalizzazione relativamente alla prima metà del 2017, ha registrato una flessione del 2,7 per cento delle esportazioni del distretto, a fronte di dati positivi per altri distretti manifatturieri della stessa regione.
Giulia Marani

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Giulia Marani
Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per l’universo del progetto nasce proprio a Parigi, dove lavora nella redazione della rivista Architectures à vivre (dal 2007 al 2012) e partecipa al lancio di EcologiK, la prima rivista francese dedicata alla progettazione ecoresponsabile. Collabora con Artribune dal 2013 e coordina le pagine dedicate al design da gennaio 2019.