Cantieri e rovine

L’esempio più clamoroso fu Berlino negli Anni ’90. È lì che è nato il turismo di massa dei cantieri. Che non è soltanto una cosa da pensionati, ma interessa una fetta di pubblico sempre più ampia.

Giovanni Battista Piranesi, Ruine della Vela di Torre Vergata, acquaforte. Fonte pagina Facebook Mo(n)stre
Giovanni Battista Piranesi, Ruine della Vela di Torre Vergata, acquaforte. Fonte pagina Facebook Mo(n)stre

Nel maggio del 1828, racconta Stendhal nelle sue Passeggiate romane, un gentiluomo inglese entrò a cavallo nel Colosseo e vi trovò “un centinaio di muratori e di galeotti che sono sempre lì a rinforzare qualche pezzo di muro rovinato dalle piogge. La sera”, prosegue Stendhal, “ci ha detto: ‘Per Dio! Il Colosseo è la cosa più bella che abbia mai visto a Roma; mi piace, e sarà magnifico quando sarà finito’. Ha creduto che quel centinaio di uomini stessero costruendo il Colosseo”. L’aneddoto ci fa sorridere e pensare ai tanti strafalcioni che escono dalle bocche dei turisti di oggi. Lo sprovveduto milord, tuttavia, coglieva un’indubbia verità: la somiglianza riscontrabile tra i cantieri e le rovine, tra gli edifici in costruzione e quelli soggetti a una lenta scomparsa. In entrambi i casi si è di fronte a luoghi in transizione, dove l’incompiutezza celebra il suo trionfo, perché qualcosa ancora manca o perché qualcosa non c’è più. Il compito di completare spetta all’immaginazione del visitatore, che in un caso si figura ciò che sarà e nell’altro quel che è stato (ma non solo: qualcuno riserverà forse un pensiero anche a ciò che si potrebbe fare per riportare in vita i luoghi abbandonati).

Dall’Incompiuto Siciliano alla Città dello Sport di Calatrava, a Roma, è lunga la lista di questi luoghi che scatenano una ridda di sentimenti contrastanti: al senso del sublime si accompagna la rabbia per tanto spreco di denaro pubblico“.

Come un tempo le vestigia antiche, da qualche decennio i cantieri sono divenuti oggetto di ammirazione estetica e meta di visite guidate, secondo modalità impensabili per il passato: ve lo immaginate Bernini che accoglie un gruppo di visitatori nel cantiere del Colonnato, con Papa Alessandro VII che benedice gli astanti affacciato a una finestra? Il fenomeno ha trovato una delle sue più clamorose affermazioni in quell’unico enorme cantiere che è stata la Berlino degli Anni Novanta e Zero: un vero e proprio Baustellentourismus, con visite, percorsi, punti informazione. Il sofferto paesaggio punteggiato di rovine (a cominciare da quelle del Muro) e di gru in perpetuo movimento vantava una straordinaria forza visiva, che spesso il risultato finale non è stato in grado di eguagliare (vedi Potsdamer Platz).

CANTIERI INFINITI

Tornando al di qua delle Alpi, merita segnalare soprattutto i molti cantieri infiniti che dolcemente si tramutano in rovine, senza che gli erigendi edifici siano mai stati completati né siano serviti a qualcosa, neppure per un solo giorno. Dall’Incompiuto Siciliano alla Città dello Sport di Calatrava, a Roma, è lunga la lista di questi luoghi che scatenano una ridda di sentimenti contrastanti: al senso del sublime si accompagna la rabbia per tanto spreco di denaro pubblico. Ma anche per queste rovine moderne, come per quelle antiche, la parola ‘fine’ non è ancora scritta: possono tornare a essere cantieri, magari per usi e ruoli completamente diversi da quelli previsti originariamente.

Fabrizio Federici

Articolo pubblicato su Grandi Mostre #6

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Fabrizio Federici
Fabrizio Federici (1978) ha compiuto studi di storia dell’arte all’Università di Pisa e alla Scuola Normale Superiore, dove ha conseguito il diploma di perfezionamento discutendo una tesi sul collezionista seicentesco Francesco Gualdi e il suo inedito trattato Delle memorie sepolcrali. I suoi interessi comprendono temi di storia sociale dell’arte (mecenatismo, collezionismo), l’arte a Roma e in Toscana nel XVII secolo, la storia dell’erudizione e dell’antiquaria, la fortuna del Medioevo, l’antico e i luoghi dell’archeologia nella società contemporanea. È autore, con J. Garms, del volume "Tombs of illustrious italians at Rome". L’album di disegni RCIN 970334 della Royal Library di Windsor (“Bollettino d’Arte”, volume speciale), Firenze, Olschki 2010. Dal 2008 al 2012 è stato coordinatore del progetto “Osservatorio Mostre e Musei” della Scuola Normale.