La galleria Luxembourg&Dayan di New York celebra i cinquant’anni dell’Arte Povera. E in Italia?

La galleria newyorkese Luxembourg&Daian celebra il mezzo secolo di un movimento che rappresentò un’autentica rottura estetica e una forma di contestazione prima del fatidico ’68.

Arte Povera +Azioni Povere, Arsenali dell'Antica Repubblica, Amalfi, 1968.
Arte Povera +Azioni Povere, Arsenali dell'Antica Repubblica, Amalfi, 1968.

Come ha notato Germano Celant, il critico che teorizzò il movimento e una delle figure curatoriali di riferimento oggi, la tendenza dell’Arte Povera non è “soddisfare” il sistema, bensì “criticarlo, sezionarlo”. Un’affermazione che riassume l’essenza di una corrente che festeggia i suoi cinquanta anni, che si è affermata in Italia e nel mondo come uno dei più interessanti del secondo Novecento, caratterizzato dalla tensione estetica e concettuale fra continuità e disgregazione. La mostra newyorkese ne ripercorre l’avventura. Dal 23 ottobre al 16 dicembre 2017.

LA RIFLESSIONE DELL’IERI SULL’OGGI

Contingencies: Arte Povera and After, affianca una selezione di opere di artisti contemporanei a importanti opere di Arte Povera realizzate fra gli anni Sessanta e Settanta; un dialogo che si sviluppa lungo l’arco dei decenni, in una prospettiva storica necessaria a creare termini di confronto fra il passato e il presente, e indagare l’eredità dei poveristi assorbita dagli artisti contemporanei. Fra gli artisti in mostra, Giovanni Anselmo. Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Michelangelo Pistoletto. A loro modo, misero in discussione i linguaggi dell’Italia del miracolo economico, attraverso una contestazione del sistema politico-industriale della società di massa, e il ricorso a materiali poveri e di scarto fu appunto la conseguenza stilistica del loro pensiero. Hanno condiviso la preferenza per materiali precari e provvisori, un’attenzione all’alchimia e all’artigianato, e un accenno di tecnologia unita al desiderio di rivelare la materialità dell’attrito fra energia, informazione (pubblicità) e linguaggi. Nell’arte contemporanea, si continuano a registrare reazioni contrarie alla globalizzazione (fenomeno che della società di massa può essere considerato il suggello), ridefinendo e inventando linguaggi, sia di materia sia di pensiero. Un filo rosso che dimostra l’importanza dell’Arte Povera anche nel III Millennio.

IL “TEMPIO” DELL’ARTE POVERA

L’attenzione di New York per l’Arte Povera non si esaurisce nella mostra di Luxembourg&Dayan; Cold Spring, fuoriporta settentrionale della città, ospita da poche settimane Magazzino, voluto dai collezionisti Giorgio Spanu e Nancy Olnick per ospitare le circa 400 opere opere (fra gli altri, di Paolini, Pistoletto e Fabro) in loro possesso. Oltre all’esposizione permanente, anche una biblioteca fornita di circa 5.000 volumi, il cui spazio ospiterà una serie di eventi culturali, come mostre temporanee, presentazioni editoriali, incontri con artisti e intellettuali. L’edificio è stato realizzato in stile razionalista su progetto dall’architetto spagnolo Miguel Quismondo.  La collezione si è formata nel tempo sia attraverso acquisizioni alle aste internazionali, sia con acquisti da Margherita Stein, la collezionista torinese scomparsa nel 2003.

E IN ITALIA?

Lo scorso anno, la galleria genovese La Bertesca di Genova, che ospitò nel 1967 la prima, mitologica mostra dedicata all’Arte Povera, Arte Povera + Azioni Povere, ha dedicato una grande mostra al movimento, anticipando di un anno il cinquantenario, ed esplorando in maniera esaustiva le varie sfaccettature interne. Ma ad oggi, quando il 2017 ha già superata la sua metà, ben poco è stato organizzato nel resto del Paese per ricordare la nascita dei poveristi e sicuramente non c’è stata una celebrazione unica, collettiva e organizzata dall’alto che ha portato ad una serie di manifestazioni per festeggiare un traguardo importante. Unico fra i musei statali, il MAXXI, che fino al 15 ottobre prossimo ospita Nature Forever. Piero Gilardi, un’antologica dedicata al meno “poverista” degli aderenti al movimento, incentrata sulla sua poetica ecologista.

Niccolò Lucarelli

New York // fino al 16 dicembre 2017
Contingencies: Arte Povera and After
Luxembourg&Dayan
64 East 77th Street New York
10075 NY USA

www.luxembourgdayan.com

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.