Anche la Palestina ora ha il suo museo. Senza mostre da esporre, ma con un messaggio di speranza

Dopo una gestazione lunga venti anni il Palestinian Museum è finalmente pronto per essere inaugurato. Tutto perfetto? No, manca la mostra d’apertura.

Palestinian Museum
Palestinian Museum

Dopo una gestazione durata venti anni, mercoledì 17 maggio apre finalmente al pubblico il Palestinian Museum, un’istituzione indipendente designata al supporto e alla promozione della cultura visiva palestinese. Il museo sorge a Bir Zeit, città universitaria a 20 chilometri da Gerusalemme. Troppo complicato pensare di costruire un’opera così ampia a Gerusalemme est a causa delle restrizioni imposte nei territori palestinesi da Israele. Il progetto del museo è stato avviato nel 1997 dal Welfare Association, organizzazione che ha sede a Londra dedicata alla conservazione della memoria storica e dell’identità culturale del popolo palestinese. Nei piani iniziali il nuovo museo avrebbe dovuto ricordare la Nakba, l’esodo palestinese durante la guerra civile del 1948, ma successivamente il progetto si è sviluppato in senso più ampio trasformandosi in un luogo di documentazione della società, della cultura e dell’arte palestinese. Un museo che non è semplicemente un contenitore di arti e saperi, ma che ha una funzione politica importantissima. Offre cioè la possibilità al popolo palestinese, che si considera un popolo senza patria, di plasmare il racconto della propria storia. Costato 24 milioni di dollari, il complesso museale è stato progettato dallo studio Heneghan Peng Architects, che ha realizzato anche il Grand Egyptian Museum a Giza.

LA GENESI DEL PROGETTO. DA PERSEKIAN A OGGI

Un opening insolito perché privo di una mostra inaugurale. L’ex direttore del museo Jack Persekian aveva lavorato a lungo alla costruzione della mostra d’apertura, Never Part, che prevedeva il racconto attraverso immagini, oggetti e documenti delle condizioni di vita dei profughi palestinesi. A seguito di disaccordi con il board del museo, Persekian si è dimesso e la mostra inaugurale è stata cancellata.
Il successore di Persekian, Mahmoud Hawari, è stato nominato solo una settimana fa, dunque, senza il tempo necessario per costruire una nuova mostra. Per vedere una mostra nel museo si dovrà aspettare almeno fino alla fine del 2017. Manca anche la collezione permanente che sarà costruita attraverso le donazioni e i prestiti di collezionisti privati. Un inizio decisamente traballante per il Palestinian Museum, che punta per il momento sull’edificio progettato da Heneghan Peng Architects per attirare addetti ai lavori e curiosi. Nonostante le difficoltà incontrate, Omar al-Qattan, presidente del museo, ha voluto a tutti i costi inaugurare nella data stabilita per donare un messaggio di speranza e positività al popolo palestinese stremato dalla guerra e dalle difficili condizioni di vita.

Mariacristina Ferraioli

Palestinian Museum
Museum Street,
Po Box 48, Bir Zeit
http://www.palmuseum.org/language/english

 

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia, Marie Claire Maison, Le Quotidien de l'Art. Ha conseguito un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano, è docente a contratto presso diverse istituzioni e fa parte del team curatoriale di ArtLine, progetto d’arte pubblica del Comune di Milano nel parco di CityLife.