François Morellet e i suoi amici. A Chambéry

Musée des Beaux-Arts, Chambéry – fino al 19 marzo 2017. Il museo francese dedica una grande rassegna al precursore del Minimalismo europeo, anche attraverso le opere dei suoi amici. Lungo una conversazione che alterna vicende private e i passaggi chiave della storia dell’arte contemporanea.

François Morellet, Sphère-trame, 1962
François Morellet, Sphère-trame, 1962

A poche ore di distanza dall’Italia, in territorio francese, il Musée des Beaux-Arts di Chambéry racconta in modo intimo e rigoroso l’opera artistica di François Morellet (Cholet, 1926-2016), pioniere del minimalismo e scultore della luce al neon. Le opere di Morellet dialogano con quelle dei suoi più cari amici e artisti della sua generazione come Ellsworth Kelly, Victor Vasarely, Sol LeWitt, Piero Manzoni, Almir Mavignier, Vera Molnar, Jack Youngerman e Bertrand Lavier. La mostra temporanea François Morellet et ses amies è ospitata al primo piano dell’edificio, un tempo sede della vecchia Biblioteca. L’esposizione, dedicata all’artista francese scomparso lo scorso maggio all’età di 90 anni, si concentra su gli anni che vanno dal 1950 al 1980, ovvero il periodo più intenso nella produzione artistica di Morellet.

MORELLET E L’AMICIZIA

La rassegna si apre e coinvolge direttamente lo spazio pubblico con l’installazione dell’opera scultorea del 1982 Le Fantôme de Malevitch, realizzata con appendici squadrate in marmo bianco di Carrara, perfettamente integrate e bilanciate nelle nicchie della facciata laterale del museo. Dall’esterno all’interno dell’edificio, e lungo tutto il percorso espositivo organizzato in cinque sezioni, emerge un sistema di allestimento geometrico e minimale, fatto di angoli retti che ricordano l’opera iniziale ed enfatizzano in questo modo la cifra stilistica dell’artista. Caroline Bongard, direttrice del museo e curatrice dell’evento, spiega: “Questa mostra, a differenza delle altre esposizioni monografiche dell’artista, racconta come François Morellet è visto attraverso il prisma delle sue amicizie e dei rapporti con gli altri artisti della sua epoca; l’idea è quella di conoscere la prospettiva storica per valorizzare la sua opera e mostrare in che modo la ricerca di Morellet è stata importante per l’arte contemporanea del XX secolo”. “Inoltre”, prosegue Bongard, “possiamo dire che questa mostra è stata ideata e realizzata insieme a Morellet anche con un bel numero di opere provenienti dalla sua casa di Cholet, che fanno parte della sua collezione personale e soprattutto sono state selezionate in accordo con l’artista”.

Ellsworth Kelly, Two Panels, Blue Yellow, 1970
Ellsworth Kelly, Two Panels, Blue Yellow, 1970

ARTE E VICENDE PRIVATE

Nella prima sezione della mostra, la grande opera inedita di Morellet intitolata 3200 carrés, datata 1957 e proveniente dal Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Saint- Étienne Métropole, dialoga con la tela di Ellsworth Kelly, Two Panels: Blue Yellow del 1970 e con due opere di Sol LeWitt, un piccolo inchiostro su cartoncino del 1973 (proveniente dalla casa di Morellet) e un Serial Project in tubi di alluminio del 1966. In questa rassegna, che sottolinea un metodo di ricerca scientificamente ragionato e propone un corpus di opere mai presentate al grande pubblico, spicca una sezione che, in maniera intima, ricostruisce dettagliatamente una parete dell’ufficio di Morellet proprio con le opere della sua collezione. François Morellet et ses amies è una mostra dalla doppia anima, che racconta non solo una pagina importante della storia dell’arte, ma riscopre anche le vicende personali di un uomo, di un artista, il quale, nel corso della sua lunga carriera, ha vissuto in modo trasversale e da grande innovatore alcune delle tendenze più significative della creatività contemporanea.

Giuseppe Amedeo Arnesano

Chambéry // fino al 2 aprile 2017
François Morellet et ses amies
a cura di Caroline Bongard e Sébastien Delot
MUSÉE DES BEAUX-ARTS
www.chambery.fr/206-musee-des-beaux-arts.htm

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Giuseppe Arnesano
Storico dell'arte e curatore indipendente. Laureato in Conservazione dei Beni Culturali all'Università del Salento e in Storia dell'Arte Moderna presso l'Università La Sapienza di Roma. Ha conseguito un master universitario di I livello alla LUISS Master of Art di Roma. Giornalista pubblicista, iscritto all'ordine nazionale dei giornalisti dal 2011, collabora come critico d’arte con Artribune dal 2011. Nel settore della comunicazione culturale, dal 2013 a oggi, ha lavorato con la Soprintendenza Speciale del Polo Museale Romano, con la Fondazione Torino Musei e la Fondazione Carriero a Milano. Tra le mostre recenti è co-curatore del progetto “Studio e Bottega - Tradizione e Creatività nel segno dell’Arte”, ideato da Ilaria Gianni e realizzato negli spazi della Fondazione Pastificio Cerere di Roma.