Giostra in salsa italiana

Mutare opinione e cambiare bandiera sono diventati i tratti distintivi dell’epoca attuale. Insieme al rifiuto del confronto con l’altro e all’amore per la rissa. Mentre la ricerca dell’autenticità si rivela un’impresa sempre più ardua.

Ugo Tognazzi ne La vita agra (Carlo Lizzani 1964)
Ugo Tognazzi ne La vita agra (Carlo Lizzani 1964)

“I was gonna drown
Then I started swimming
I was going down
But now I start winning”
The Sound, Winning (From the Lion’s Mouth, 1981)

Giostra in salsa italiana – sposta un po’ qui un po’ là le tue idee (se ne hai), e vedrai come le opinioni si adattano magicamente allo scenario attuale, alla cornice, alle condizioni. Quale coerenza? Quale chiarezza? Ciò che abbiamo imparato da secoli, da tempo quasi immemorabile, ciò che è inscritto ormai nella nostra biologia, è la capacità di mutare opinione e bandiera, nella rissosità e nella faziosità.
Cioè: non è che rimanete nel vostro convincimento per una solida struttura morale e ideologica; no; amate la rissa per la rissa, cambiando idea e schieramento quando e come vi pare. L’importante è stare dall’altra parte rispetto a quelli che non vi piacciono – e a cui non piacete.
E di volta in volta, poi (decennio dopo decennio) questo atteggiamento – sempre lo stesso, immutabile, immarcescibile da un sacco di tempo – assume una “tinta” differente, si colora di modernità, si equipaggia con parole d’ordine che, pur essendo sempre nuove e diverse, sono capaci di brillare singolarmente per la loro ottusità, per il loro rifiuto netto di un confronto autentico con l’altro e con il diverso, per la loro rozzezza sconfortante e desolante – ma così “giusta” per far sentire i molti “up-to-date”, parte di qualcosa che finalmente (e ci voleva!) non è la tristezza di una routine; per essere dunque largamente accettate. Innovazione a buon mercato.
La rendita di posizione e i deficit di competenze. Nonostante questo, o proprio per questo: un’aria malandata, consunta e trasandata.

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Un “made in Italy”, un “fatto in Italia” così prevedibile, così previsto e usurato – tutto calza e casca a pennello, come un abito di sartoria, e non c’è più alcuno spazio per l’inciampo, per la sbavatura, per l’errore vero e non fatto apposta, fatto ad arte perché sembri appunto errore. (Il caos è quando realmente abbandoni la strada più comoda e affronti la vita con tutte le sue contraddizioni, trasferendola e trasponendola, trasfigurandola, lasciando intatte le ammaccature.)

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Alberto Burri, Processione del Cristo Morto, 1946 - Fondazione Palazzo Albizzini, Collezione Burri, Città di Castello
Alberto Burri, Processione del Cristo Morto, 1946 – Fondazione Palazzo Albizzini, Collezione Burri, Città di Castello

Il movimento fondamentale – esperto di niente – è quello di evitare che i sogni i desideri e le illusioni siano quelli delle generazioni che ci hanno preceduto. Ci avete fatto sentire a lungo buoni a nulla esclusi e inadeguati semplicemente perché non riusciamo ad avere tutto ciò che a voi era dovuto (e come potremmo, del resto, in questa situazione, peraltro appositamente creata…?). Benissimo – allora non ci ossessionate con modelli superati; non fateci desiderare ciò che voi volevate, ciò che voi sognavate. Il consumo recede, dunque.
Si è venuta piano piano a creare una situazione opposta e agli antipodi rispetto a quello che un Bianciardi denunciava negli Anni Sessanta. La vita agra, infatti, è adesso non più quella degli esclusi dal boom, ma di coloro che vengono molto dopo ogni boom – di cui hanno fatto a tempo a percepire gli echi negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, echi sostituiti man mano da quelli della consapevolezza, una doccia fredda graduale, un’amara esplorazione, una durezza glaciale.
La bocca del predicatore si contorse in una furia maniacale: ‘Sacchi d’immondizia! Feccia!’
Una voce gli rispose: ‘Chiudi il becco. Non insultarli’.‘Cosa?’ disse il predicatore, di nuovo urlando.‘Io non sono migliore di loro. E tu non sei migliore di mei. Siamo tutti la stessa persona’. E d’un tratto mi accorsi che la voce era la mia e pensai oh Cristo, Gesù, stai uscendo di senno, ragazzo, il cervello ti scivola via dalle orecchie” (Truman Capote, Preghiere esaudite [1987], Garzanti, Milano 2000, p. 105).

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Truman Capote
Truman Capote

Compresenza di strutture e di piani – rimorsi e ravvedimenti: strutture parallele, livelli sovrapposti, scale da fare e tetti di cristallo da sfondare. Tutto questo non è una scusa per non cambiare. Il cambiamento è una delle ossessioni maggiori di questa fase: non va più bene la piattaforma tradizionale (qualsiasi piattaforma tradizionale), nel senso che non regge più, anzi diciamo pure che è incrinata e sta per collassare; si avverte il bisogno di una maggiore autenticità e trasparenza nelle pratiche, nei discorsi, nelle politiche, nelle retoriche; poi, però, ci si accorge che anche attorno all’“autenticità” e alla “spontaneità” si può benissimo costruire una retorica di successo. Come se ne esce? Si scava, si ripulisce, si perfeziona, si leviga, si semplifica, si continua a scavare, cercando onestamente la purezza della voce, del pensiero, della ricerca stessa: “Non c’è mai fine. Ci sono sempre nuovi suoni da immaginare, nuovi sentimenti da sperimentare. E c’è la necessità di purificare sempre più questi sentimenti, questi suoni, per arrivare ad immaginare allo stato puro ciò che abbiamo scoperto. In modo da riuscire a vedere con maggiore chiarezza ciò che siamo. Solo così riusciamo a dare a chi ascolta l’essenza, il meglio di ciò che siamo. Ma per farlo dobbiamo continuare a pulire lo specchio” (John Coltrane, riportato da Nat Henthoff nelle note di copertina scritte per l’album Meditations, 1966).
Ricavare un pertugio sempre più stretto, tra scritture standardizzate, omologate e funzionali, tra linguaggi erosi che dicono con ostentazione il niente senza analizzarlo, senza viverci dentro. Una scrittura che sappia fare tesoro del nulla, estrarre da esso diamanti e stile.

Christian Caliandro

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).