Casa d’Arte Futurista Depero, Rovereto – fino al 7 maggio 2017. Dal teatro futurista al Teatro delle Orge e dei Misteri di Hermann Nitsch, dalle smorfie di Depero alle performance degli Anni Settanta. Un percorso tra due generazioni che volevano cambiare il mondo.

Casa Depero si trasforma. Per la prima volta tutti i suoi piani si aprono ad accogliere opere e documenti in dialogo con gli arredi e le opere dell’artista cui la sede espositiva è intitolata. Tutto nasce dal Futurismo, dalle smorfie di Fortunato Depero, dal corpo che si mette in scena. Stavolta a essere celebrate non sono le parole in libertà, ma il loro ulteriore sviluppo: il teatro e dunque il corpo. Due generazioni diverse – Avanguardie storiche e Performance Art – unite dalla carica eversiva, dalla forza della metamorfosi.
Come afferma la curatrice Nicoletta Boschiero, “Al centro della mostra c’è il corpo come energia che innesca la possibilità del cambiamento”. Dall’abolizione della sintassi e dei legami logici alle parole in libertà, per approdare al teatro e alle serate futuriste, vere e proprie performance ante litteram.

UNA MOSTRA NELLA MOSTRA

La mostra è un continuo intrecciarsi non solo di percorsi intergenerazionali, ma anche di linguaggi artistici differenti. Video e fotografie – mezzi privilegiati dai performer – ma anche documenti che sconfinano nell’opera d’arte.
Come una matrioska, Casa Depero accoglie la storica rassegna Bodies, tenutasi al Centro Tool di Milano nel 1973. Una vera e propria mostra nella mostra: frammenti di corpo inviati dagli artisti su invito di Ugo Carrega. Non tutti, però, obbedirono alla richiesta, ci fu chi, come Luciano Ori, scelse di presentare la pazienza come parte incorporea di sé.

Arnulf Rainer, Splitter, 1971, Mart
Arnulf Rainer, Splitter, 1971, Mart

IL VIDEO E LA PERFORMANCE

Cuore dell’intera esposizione sono i video di Vito Acconci, Yoko Ono e Sarenco.
Quando le parole mancano, è il gesto a essere protagonista, e il corpo smette di essere un involucro per aprirsi alla comunicazione con l’altro da sé. La relazione con il pubblico è ciò su cui riflette Yoko Ono nella celebre performance Cut Piece. Applications di Vito Acconci si concentra sulla relazione duale, sul maschile e femminile come parti di sé; l’artista, dopo essersi fatto marchiare il torace da una serie di baci, mimando un atto sessuale, si strofina sul corpo di Dennis Oppenheim.
Sarenco, invece, esce dallo spazio chiuso e la sua azione assume una dimensione politica.  Utilizza dei segmenti di plastica gonfiabile – cui ricorse, in quegli stessi anni, anche Franco Mazzucchelli –, invitando il pubblico a interrogarsi attraverso il gioco su un tema cruciale come l’esistenza di Dio. Per questi artisti il valore sovversivo dell’arte doveva manifestarsi anche sul piano sociale, coinvolgendo le piazze, i luoghi del lavoro, della scuola, della cultura.

CORPO AL CENTRO

La mostra riunisce una galleria di artisti che posero il corpo al centro della loro ricerca: passando dalle avanguardie con Kesting e le aerodanze di Giannina Censi, musa ispiratrice di Marinetti, alle performance degli Anni Sessanta e Settanta con gli Azionisti Viennesi, Hermann Nitsch e Arnulf Rainer. In questo continuo slittamento tra parola, teatro e corpo non mancano grandi rappresentanti della poesia visiva come Ketty La Rocca, Cavellini, Carrega presenti attraverso opere e documenti. Casa Depero in questo modo sembra più una fucina artistica, allontanandosi, come sarebbe piaciuto ai futuristi, dalla dimensione di museo.

Antonella Palladino

Evento correlato
Nome eventoCorpo privato e corpo sociale
Vernissage18/11/2016 ore 18 su invito
Duratadal 18/11/2016 al 07/05/2017
AutoriAndres Serrano, Cindy Sherman, Ketty La Rocca , Hermann Nitsch, Arnulf Rainer, Sarenco, Yoko Ono
CuratoriNicoletta Boschiero , Duccio Dogheria
Generiarte contemporanea, performance - happening, collettiva
Spazio espositivoCASA D'ARTE FUTURISTA - FORTUNATO DEPERO
IndirizzoVia Portici 38 - Rovereto - Trentino-Alto Adige
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Antonella Palladino
Dopo la laurea in Conservazione dei beni culturali, negli anni napoletani svolge degli stage presso la Fondazione Morra e il Pan, collabora poi come assistente con la galleria Umberto Di Marino. Fondamentale si rivela essere l’esperienza presso l’ufficio comunicazione del Mart di Rovereto. È assistente di Filippo Tattoni-Marcozzi per un breve e felice periodo. Si trasferisce in Trentino Alto-Adige e inizia l’attività di critico scrivendo per diverse riviste tra cui Artribune e Juliet Art Magazine. Cura delle mostre per la galleria Paolo Erbetta, Stop Motion di Alessio Rota e Noisy di Gianluca Capozzi. A Benevento presenta Lichtkammer dell’altoatesino Harry Thaler. Per ora lascia il Trentino e inizia una nuova avventura.

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