Overground (III). Essere sempre da un’altra parte

Temuti e ostracizzati dall’epoca presente, l’imprevisto, l’inatteso e l’incertezza possono diventare validi strumenti per vivere il cambiamento come opportunità e non come minaccia. Accettare di essere sempre da un’altra parte può condurre sulla soglia di una vita autentica.

Francis Picabia, Edtaonisl (Ecclesiastic), 1913
Francis Picabia, Edtaonisl (Ecclesiastic), 1913

“Don’t worry baby, it’s gonna be alright
Uncertainty can be a guiding light
I hear voices, ridiculous voices
Out in the slipstream
Let’s go, let’s go overground
Take your head out of the mud baby”
U2, Zooropa (1993)

– e poi chi pretende di manipolarti, di portarti in una zona dove non vuoi andare – e non ci andrai. Questa logica attuale in base alla quale chiunque può esprimere un’opinione non informata, chiunque può dare un parere senza possedere le competenze, e quindi ogni idea si blocca e non procede perché deve essere sottoposta a questo vaglio assurdo, e ogni idea viene annacquata inevitabilmente.
Chiaro che la sperimentazione in questo modo va a farsi benedire; se ogni volta devi “chiedere-il-permesso”, devi verificare quello che va bene e che risulta accettabile, digeribile per la maggioranza, non ti muoverai di un millimetro. Vivere bene – o almeno provarci – è l’unica vendetta.

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La più colorata visione dell'universo, catturata dal telescopio spaziale Hubble - Hubble Ultra Deep Field 2014
La più colorata visione dell’universo, catturata dal telescopio spaziale Hubble – Hubble Ultra Deep Field 2014

OUT è il mio grido. Uscire dalle case. Uscire per le strade. Le periferie. Fermare il tempo imposto.
Rompere le catene della schiavitù. Riappropriarsi di una dimensione umana rubata.
Di questo è impregnata l’arte. Di vita e coraggio. Non è questione solo di avere idee, di artisticità, di musei e gallerie.  La vita domina l’arte e non il contrario. Arte che deve pervadere ed infiltrarsi.
Azionarsi. Detonare. Creare esplosioni roboanti o silenziose che siano. Arte che si nutre nell’altro e dell’altro da sé. Dedizione totale della propria vita. Opera che si realizza attraverso l’essere e l’essere con gli altri. Oggi è di questo che abbiamo bisogno. Ogni arte esprime il proprio tempo e l’arte del 2016 ha l’obbligo di porsi in discussione. Si deve dare in pasto. Infiltrarsi. Nelle menti e nei cuori. Combattere l’ignoranza, i soprusi, le violenze, alimentare il pensiero e l’elevazione spirituale di una vita che capita una volta sola
” (Ida Chiatante).

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Sulltane Tusha, Copia Numero 3176, 2014
Sulltane Tusha, Copia Numero 3176, 2014

Uncertainty can be a guiding light.
Oggetti sfumati – attenzione sfocata – meravigliosa, e produttiva, sfocatura: più guardi e più le forme sono indistinte, indistinguibili – opere come nuvole in un cielo ventoso di fine estate – opere come l’ultimo giorno di estate – favorire l’imprevisto, l’inatteso (creando le condizioni giuste) – strategie oblique – il viaggio, il percorso, il processo: sganciarsi dalla routine e dalla prevedibilità – muoversi da un genere all’altro, attraversare e riattraversare i confini – abitare i confini – non più visitatori, ma cittadini temporanei di territori estranei – costruire familiarità – coltivare relazioni – costruire con il vento e il suono e la nebbia – muoversi con decisione verso un’area straniera, e poi ritornare indietro. A casa.
Ogni comunità ha i suoi confini, il suo senso del fuori e del dentro, e il trickster è sempre lì alle porte della città o alle porte della vita, facendo in modo che ci sia sempre scambio. Egli presiede anche ai confini attraverso cui i gruppi articolano la loro vita sociale. Distinguiamo costantemente giusto e sbagliato, sacro e profano, pulito e sporco, maschio e femmina, giovane e vecchio, vivente e morto, e ogni volta il trickster varcherà la linea e confonderà le distinzioni. Egli incorpora dunque l’ambiguità e l’ambivalenza, la doppiezza e la duplicità, la contraddizione e il paradosso” (Lewis Hyde, Trickster Makes the World, Farrar Straus & Giroux 2010, p. 7).
L’incertezza, lo sbandamento, il disorientamento – out of focus – il deragliamento, andare fuori centro e fuori sesto, ruotare o deviare, attestarsi sui margini, allargare il confine, abitare la sfocatura, concentrarsi sui dettagli e sulle sfocature, sbilanciarsi, sporgersi – il massimo di spontaneità e di autenticità può essere ottenuto per sottrazione o attraverso l’impiego del più grande artificio.
Sprofondare – sempre di più, nella sdefinizione di se stessi (e del proprio ambiente) – sfondare i limiti ha a che fare con l’esplorazione, certo, ma questa esplorazione non avviene in modo lineare – è un approfondimento, piuttosto, una dilatazione – e più tu diventi reale, più il resto perde i contorni, persone comprese. Per questo, non ha molto senso accanirsi nell’affermazione della propria identità (come spesso vedo fare attorno a me), nella sua ossessiva proiezione e riproposizione, perché più essa diventa monolitica, rigida, più si allontana dalla verità. Autoritario e autentico non vanno a braccetto. Se rimani aperto, se accetti il cambiamento, ci sono buone possibilità di incorporare questo cambiamento nello stile e nello sguardo – ma è un’operazione difficoltosa e critica perché richiede di permanere nell’instabilità, di vivere nell’ambivalenza e nell’inattualità, di scegliere deliberatamente incertezza e precarietà (e di non subirle come una condanna), di esseresempredaun’altraparte – di fuoriuscire dunque non solo dagli schemi degli altri, importati e ricevuti dall’esterno, ma anche dai propri.

Christian Caliandro

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).