Come sta la danza italiana? Un reportage dalla NID Platform 2026 a Torino 

Dall’1 al 4 settembre Torino e comuni limitrofi hanno ospitato la X edizione di NID, la nuova piattaforma della danza italiana, intitolata quest’anno Coreografie del possibile. Un’occasione per riflettere sullo stato dell’arte della danza contemporanea nel nostro Paese

La pluralità del linguaggio coreografico e la naturale capacità della danza di riflettere in modo imprevisto sul presente e di immaginare il futuro sono state al centro della decima edizione di NID, la nuova piattaforma della danza italiana, vetrina destinata agli operatori, in particolare stranieri, e opportunità per tentare di tracciare un quadro della scena nazionale. Ospitata quest’anno a Torino e dintorni e organizzata dal circuito regionale Piemonte Dal Vivo, NID – sostenuta dal MiC e coordinata da ADEP (Associazione Danza Esercizio e Promozione) – ha abitato dall’1 al 4 settembre vari spazi: Teatro Astra, OGR e Casa Teatro Ragazzi; Fonderie Limone a Moncalieri; Lavanderia a Vapore a Collegno; Reggia di Venaria. La proposta è stata in totale di venti titoli: quattordici inseriti nella sezione Programmazione, quattro open studios (ovvero lavori in fase di creazione) e due produzioni ospiti – Breathing Room/Atlante dei respiri ricevuti di Salvo Lombardo e Il secondo paradosso di Zenone di Elisabetta Consonni – scelte quali completamento di un palinsesto piuttosto eterogeneo e non a caso intitolato Coreografie del possibile.

Cani lunari, NID. Photo A. Macchia
Cani lunari, NID. Photo A. Macchia

Com’erano gli spettacoli della sezione Programmazione a NID Platform 2026

Selezionati dalla commissione artistica – composta quest’anno da Raimondo Arcolai, Selina Bassini, Paolo Dalla Sega, Isabella Di Cola, Massimo Ongaro, Carmela Piccione e Gianmaria Piovano – gli spettacoli inseriti nella sezione Programmazione hanno meritoriamente disegnato un quadro composito della scena coreografica italiana, mostrandone le differenti anime e gli eclettici percorsi di ricerca, oltre che le contaminazioni con altri linguaggi. Al di là delle oggettive qualità e riuscita dei singoli titoli così come dei gusti soggettivi ci pare che il programma abbia saputo accogliere almeno le principali linee artistiche in Italia, non trascurando ricerche meno convenzionali: abbiamo dunque apprezzato la presenza di Abracadabra, il lavoro di Francesca Pennini/CollettivO CineticO sul quale, commentando l’edizione 2025 di NID, auspicavamo si soffermasse l’attenzione della commissione artistica… La coesistenza di teatro, danza e musica nel lavoro di Michela Lucenti e del suo Balletto Civile, in cartellone con uno spettacolo tratto da Le fenicie di Euripide; l’intelligente ironia e la precisione tecnica di Pas de Cheval di Andrea Costanzo Martini, in scena con Francesca Foscarini; la ricerca antropologica e la cura appassionata di Francesco Marilungo con i suoi Cani Lunari; la volontà di coniugare danza, sport e ispirazione visiva nelle Palestriti di Simona Bertozzi e quella di tramutare un gesto oramai quotidiano come lo scrolling in materia di lettura coreografica del presente in Good Vibes Only di e con Francesca Santamaria; formalità, musica e lisergica visionarietà in Panoramic Banana di Michele Di Stefano.

Cosmorama, NID, Parco del Valentino. Photo A. Macchia
Cosmorama, NID, Parco del Valentino. Photo A. Macchia

Gli spettacoli della sezione Programmazione più interessanti

Oltre al succitato Abracadabra e a Ephiphanīa. Mi rendo manifesta di Michele Abbondanza e Antonella Bertoni, spettacolo di cui già abbiamo scritto, vogliamo citare qualche altro titolo che ci ha particolarmente interessato. In Manifestus, il coreografo Jacopo Jenna porta in scena tre giovani danzatori – Simone De Giovanni, Petra Audrey Mangoua Youaleu, Phex – che combinano rigorosi movimenti di mani e braccia con la street dance, dispiegando un discorso astratto ed energico, un’appassionata esplorazione delle molteplici modalità di comunicazione e di relazione (con il singolo così come con la società) che afferma la volontà di essere consapevolmente nel presente. Un’analoga necessità di continuare a essere appieno sé stessi è al cuore di Caduta la neve – da Sarah Moon, di e con Alessandra Cristiani. La coreografa e performer trae ispirazione dalla poetica visiva della fotografa francese Sarah Moon per portare in scena, con saldo eppur empatico rigore, il mai pacifico rapporto della donna con il proprio corpo, ognora cangiante, e sintomo di un altrettanto cocente difficoltà a definire la “femminilità”. Ci piace, poi, segnalare Cosmorama, la “performance di danza itinerante” con cui Nicola Galli invita gli spettatori/visitatori ad attraversare uno spazio all’aperto – a Torino, il Parco del Valentino – ponendosi insieme in osservazione e ascolto della Natura, riscoprendo lentezza e concentrazione. Ci ha molto commosso, infine, partecipare per un’ora alla performance corale di lunga durata Breathing Room, ideata da Salvo Lombardo, coreografo che ha coinvolto più di venti danzatrici e danzatori, di generazioni e vocazioni differenti, per “respirare” insieme: un atto involontario e inconsapevole che diviene consapevole azione di ascolto di sé e relazione intima con l’altro/a.

Panoramic, Fonderie, NID. Photo A. Macchia
Panoramic, Fonderie, NID. Photo A. Macchia

NID Platform 2026: com’erano gli Open Studios

Solitamente gli Open Studios – performance di circa quindici minuti a suggerire ispirazione e idioletto di spettacoli in fieri, in cerca di volenterosi produttori – sono la sezione più stimolante delle NID. Non così quest’anno: le quattro proposte sono apparse nel complesso piuttosto acerbe e convenzionali a eccezione dell’entusiasta irriverenza di Special K, in cui il coreografo e danzatore Davide Tagliavini mescola un’insana passione adolescenziale per Kate Bush con l’inesorabile decadenza di una gloriosa stagione culturale; la danza con il video; l’ironia con la critica del presente.

Qualche riflessione finale sulla NID Platform 2026

Come negli anni passati, la domanda rimane la stessa: partendo dal fatto che molti degli spettacoli in cartellone sono già stati visti e programmati dagli operatori italiani, quanti riescono davvero ad accendere l’interesse di quelli stranieri (quest’anno il loro numero è cresciuto, 83 contro i 47 dell’edizione 2025)? Un’altra riflessione, invece, nasce proprio dalla pluralità del palinsesto: la qualità non uniforme dei titoli, ovvero l’apparente diversa “accessibilità” dei peculiari vocabolari delle coreografe e dei coreografi, non dovrebbe condurre programmatori e, soprattutto, decisori istituzionali, a un livellamento dell’offerta a un pubblico che, alla prova dei fatti, si dimostra invece assai aperto e curioso. L’eterogeneità del panorama italiano merita accompagnamento – finanziario certo ma anche artistico e formativo – e non, come purtroppo abbiamo sentito, un’omogeneizzazione all’insegna di quel presunto “facile” che garantisca altrettanto presunti elevati sbigliettamenti…

Laura Bevione

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Laura Bevione

Laura Bevione

Laura Bevione è dottore di ricerca in Storia dello Spettacolo. Insegnante di Lettere e giornalista pubblicista, è da molti anni critico teatrale. Ha progettato e condotto incontri di formazione teatrale rivolti al pubblico. Ha curato il volume “Una storia. Dal…

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