Reportage dall’edizione 2022 di Ipercorpo, fra teatro e arte

Teatro e danza, musica e arte visiva si uniscono nell’edizione 2022 di Ipercorpo. “Trattare l’aria” suggerisce un’azione che si muove verso l’immateriale, l’invisibile e l’incorporeo per liberare l’uomo dall’angoscia del presente

Dewey Dell, Deriva Traversa © Ipercorpo 2022. Photo Gianluca Camporesi
Dewey Dell, Deriva Traversa © Ipercorpo 2022. Photo Gianluca Camporesi

Per la XVIII edizione Ipercorpo torna nella sede di EXATR, a Forlì, ex rimessa di corriere, luogo che, abbandonato per oltre un decennio, undici anni fa è stato restaurato e reso accessibile al pubblico. Il tema Trattare l’aria vuole incanalare le nostre energie verso l’immateriale, l’invisibile, l’incorporeo, anche per convogliare l’arte in modo che risulti effettivamente il motore-perno capace di rivoluzionare e dare una nuova forma allo spazio.
Il festival è organizzato dall’associazione Città di Ebla, il cui direttore artistico è Claudio Angelini. Tre sono le macro sezioni: teatro e danza (a cui va aggiunto il circo contemporaneo) curata da Claudio Angelini, Mara Serina e Valentina Bravetti; musica, curata da Elisa Gandini e Davide Fabbri; e arte visiva, a cura di Davide Ferri.
Il collettivo Spazi Indecisi, che ha sede proprio da EXATR presenta inoltre, durante il festival, il suo progetto In Loco, Il museo diffuso dell’abbandono, che mappa gli edifici e i luoghi industriali in disuso sparsi per la Romagna.

Nicola Samorì, Artaud, 2021, acrilonitrile butadiene stirene, ferro, calce pozzolana e lapilli vulcanici, 285x162x80 cm. Courtesy Monitor, Roma Lisbona Pereto © Ipercorpo 2022. Photo Gianluca Camporesi
Nicola Samorì, Artaud, 2021, acrilonitrile butadiene stirene, ferro, calce pozzolana e lapilli vulcanici, 285x162x80 cm. Courtesy Monitor, Roma Lisbona Pereto © Ipercorpo 2022. Photo Gianluca Camporesi

LA SEZIONE ARTE CURATA DA DAVIDE FERRI

Davide Ferri ha invitato sei artisti contemporanei a creare una sorta di partitura diluita che va a comporsi, tassello dopo tassello, durante le sei giornate della manifestazione: Nicola Samorì, Gregorio Botta, Filippo Tappi, Margherita Morgantin, Beatrice Meoni, Michele Tocca. Se Nicola Samorì si concentra su un corpo disincarnato, privo di organi, in equilibrio con correnti d’aria, lavorando sulla sensazione di un imminente collasso (come nella scultura presentata da Monitor), Gregorio Botta con Grecale muove, ventilando l’ambiente, le pagine bianche di una scrittura potenziale. Il desiderio di vedere l’aria colorata e di toccare l’immateriale è la traccia comune. Beatrice Meoni e Michele Tocca rispondono alla domanda “se io dico desiderio di toccare l’aria cosa vi viene in mente?” attraverso il medium pittorico. Beatrice Meoni pensa alle figure aeree e sospese, alle volute dinamiche dei soffitti di Tiepolo. Meoni riflette sul corpo disarticolato e frammentato: l’idea del volo rovinoso di Icaro ma anche un incidente che l’ha costretta in studio l’hanno spinta a considerare le possibilità di un corpo nella sua caduta. Quali posture assume un corpo nella caduta e qual è il trauma a essa collegato? Ha usato esercizi di propriocezione che attori e ballerini praticano e “una tavoletta basculante per ritrovare una postura eretta, sfruttandola come inizio per una nuova percezione del corpo”.
Michele Tocca, che abbiamo incontrato a Roma in dialogo con Fabrizio Prevedello per la mostra da Sara Zanin, si esprime tramite la pittura en plein air. Immortala le condense di vapore acqueo che si creano sul vetro della stanza di sua madre a Subiaco. “Sono formazioni che ritengo familiari, ma ogni giorno cambiano; accrocco studi temporanei dalle 4 e mezza di mattina, poi appena svanisce la condensa (verso le 9) finisco il quadro. Sono importanti il tempo e la durata con la stagionalità, li produco solo da ottobre ad aprile.
Margherita Morgantin sostiene che il suo lavoro “riguarda da sempre l’attenzione climatica”. L’opera che porta a Ipercorpo consiste in una serie di maniche a vento che scendono dal soffitto come elementi penduli, in balia degli spostamenti d’aria. Per Morgantin sono paesaggi solitari nel deserto, figure della solitudine e del femminile che accolgono all’interno il respiro di chi fruisce lo spazio. La manica più grande è stata ricavata da un broccato di seta veneziano. Il titolo è Dama libre 3, che da una parte intende alludere alla liberazione femminile, dall’altra si collega a Dama, esperimento di fisica quantistica portato avanti nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso.

Reckless Sleepers, A String Section © Ipercorpo 2022. Photo Gianluca Camporesi
Reckless Sleepers, A String Section © Ipercorpo 2022. Photo Gianluca Camporesi

LE PERFORMANCE DI MUSICA, DANZA E TEATRO

Blak Saagan Expaanded hanno proposto uno storytelling in 13 capitoli-canzoni che ricordano la prigionia di 55 giorni di Aldo Moro nel 1978 durante la quale dichiarò: “Vorrei capire come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce sarebbe bellissimo”. Il percorso ipnotico unisce verbo e immagine ‒ partendo dalle fotografie e dalle fonti del rapporto giudiziario ‒nell’opera video.
Sonora desert dei Muta Imago, ospitata nel Teatro Félix Guattari, è un’esperienza assolutamente da provare, riservata a dieci persone a turno. Seguendo le suggestioni che la landa desertica americana fa affiorare nella mente, i Muta Imago propongono di abbandonare il proprio corpo su un’amaca. Una volta indossata una mascherina filtrante sopra gli occhi, ci si lascia inondare da luci colorate, bagliori soffusi, musica e vibrazioni. Intraprendendo un viaggio alla scoperta degli stati di coscienza, a metà tra onirico e reale, sensazioni e ricordi che riemergono dagli abissi della mente.
Per quanto riguarda danza e spettacolo, Reckless Sleepers, compagnia nata nel 1989 a Nottingham, ha presentato A String Section, “una sezione d’archi” particolarmente anomala. Cinque donne con tacchi e abiti neri attillati, sensuali nell’attitudine e nella volontà ‒ come pronte a lanciarsi in una gara di tango ‒, sono entrate in scena accompagnate da cinque seghe a mano. Lo scopo? Distruggere in più pezzi possibile le sedie sulle quali siedono in bilico, in equilibrio sempre più precario, ogni volta che una gamba, parte dello schienale o del supporto cede, piegato sotto colpi violenti e decisi, energici o disperati. C’è ironia e fiato sospeso, critica sociale ai rapporti interpersonali, desiderio di riscatto e autodeterminazione.
Si conclude con Deriva Traversa di Dewey Dell ‒ collettivo di danza e performing art diretto da Teodora e Agata Castellucci e composto da Demetrio Castellucci, Guoda Jaruševičiūte e Vito Matera. La solitudine (ispirata dalla figura del pastore) è l’aspetto essenziale nella performance, insieme a intimità, tensione muscolare, concentrazione, trasformazione. A stupire è la metamorfosi incessante del corpo di Teodora Castellucci, duttile e plastico, in grado di diventare leggero, potente, energia aerea pura.

Giorgia Basili

https://www.ipercorpo.it

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CuratoreDavide Ferri
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Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.