Abbiamo incontrato i direttori artistici della compagnia AiEP Avventure in Elicottero Prodotti, Ariella Vidach e Claudio Prati, per approfondire gli sviluppi della loro ricerca incentrata sulla danza ai tempi della pandemia e del distanziamento sociale.

Debutta, in occasione dell’inaugurazione, per ora virtuale, del MEET Digital Culture Center di Milano, DANCEtheDISTANCE, un progetto di coreografia in realtà virtuale della compagnia AiEP Avventure in Elicottero Prodotti, nato per rispondere al distanziamento e all’isolamento dei corpi attraverso il mondo e le tecnologie digitali.

DANCEtheDISTANCE è un progetto coreografico sperimentale sostenuto dalla Fondazione Pro Helvetia e realizzato dalla compagnia Ariella Vidach Aiep / Avventure in Elicottero Prodotti, in coproduzione con il MEETcenter / Intermedialab di Milano, FIT Festival internazionale di Teatro e della Scena contemporanea di Lugano e Fab Lab della SUPSI di Lugano. Il progetto indaga un campo a voi ben noto, quello della relazione tra corpo danzante e corpo digitale, ma spinti da una nuova urgenza: trovare forme inedite di fruizione dell’evento performativo in tempi di lockdown. In che modo questo tempo e le sue esigenze vi hanno permesso di indagare questa relazione sotto una chiave rinnovata?
Ariella Vidach: Quando negli Anni Ottanta abbiamo iniziato a interessarci al digitale, il fulcro della ricerca era lo spazio in relazione al corpo. Da danzatrice cerco uno spazio sensibile, lavoro sull’improvvisazione: il rapporto con l’esterno mi stimola molto. Definire uno spazio altro, diverso da quello reale, è qualcosa che fa parte di questo processo. Trent’anni fa utilizzavamo dei software interattivi che permettevano di digitalizzare il corpo e farlo interagire con le immagini. Questo accadeva all’interno di uno spazio bi-dimensionale. Le tecnologie odierne permettono invece di agire sul contesto modificandolo. Lo spazio di quest’ultimo progetto, ad esempio, è stato disegnato appositamente.

Come funziona?
Ariella Vidach: Lo spettatore usufruisce di un visore e il corpo diventa figura all’interno di una dimensione tridimensionale: l’io come avatar. Lo spazio che abbiamo costruito è verosimile, risuona con la nostra memoria genetica, il che rende l’esperienza estremamente “reale” nonostante lo strumento di realtà virtuale permetta di realizzare qualcosa che nella realtà quotidiana non sarebbe possibile, come volare o spostarsi in un click da un punto all’altro. È come essere in un sogno, il corpo non è presente ma riceve stimoli e informazioni nuove che è in grado di memorizzare. Ci si trova a riconoscere sensazioni mai vissute nella realtà ma che vengono poi percepite come ricordi.
Claudio Prati: Se ci chiedi cosa sia cambiato nel nostro approccio all’oggetto spettacolare in questo periodo di confinamento, direi non un granché, perché la nostra ricerca ha sempre viaggiato verso un’esperienza diversa del corpo. Non cerchiamo un corpo che impari dei passi ma che apprenda concetti e principi del movimento. Estendere il pensiero del corpo danzante ci interessa molto di più che non fare diventare il danzatore virtuoso o esperto nella semplice esecuzione.

AiEP, Dance the Distance Distance Garden. Photo Claudio Prati
AiEP, Dance the Distance Distance Garden. Photo Claudio Prati

LA DANZA E IL DIGITALE

Quali sono state le possibilità del digitale e che strumento diventa oggi in questo nuovo lavoro rispetto ai precedenti? Che cosa veicola di diverso o simile?
Claudio Prati: Da una parte il processo non è molto cambiato per quanto riguarda la relazione con le immagini, poiché in generale abbiamo sempre creato dei sistemi interattivi in cui il danzatore poteva controllare e talvolta anche generare le immagini e i suoni dello spettacolo, mentre dalla regia catturavamo il movimento attraverso telecamere, microfoni o altri sensori accelerometri, insomma i classici strumenti di rilevamento del movimento. Definiamo “phygital” l’interazione tra corpo reale e immagini digitali, tra fisico e digitale appunto, un’immersione ibrida in una nuova dimensione della realtà all’interno di una piattaforma con determinate esigenze tecnologiche, sia per quanto riguarda la fruizione che la clonazione del corpo. Dall’altro lato vi è un aspetto ancora molto sperimentale che volevamo praticare con il progetto DANCEtheDISTANCE, che è quello della realtà virtuale tridimensionale.

Come si riesce a coreografare in questo contesto?
Claudio Prati: Coreografare in questo contesto vuol dire clonare il movimento e a oggi clonare un corpo nel dettaglio, in tempo reale su di una piattaforma virtuale condivisa, è dal punto di vista tecnico molto impegnativo. Esistono visori che permettono di clonare il movimento delle mani con un certo dettaglio di precisione ma la clonazione di tutto il corpo, al momento, è possibile solo attraverso sistemi molto avanzati di motion ‒ capture, come quelli dei videogiochi o dell’industria cinematografica, sofisticati e costosi, che purtroppo non sono a disposizione delle economie dello spettacolo dal vivo. Come massima espressione di questa sperimentazione in ambito di realtà virtuale vi è la dimensione “social”, ancora più innovativa, che è quella che stiamo cercando di sperimentare con questo nuovo progetto. Si esprime attraverso piattaforme VR social (aperte, non chiuse) come Mozilla Hubs, Sansar (dai produttori di Second Life), Horizon, Engage, equiparabili a quegli strumenti social (Skype, Facebook etc.) che permettono una condivisione e una partecipazione di pubblico, in questo caso in una dimensione tridimensionale invece che bidimensionale.
Il mercato del virtuale, soprattutto nell’ambito dell’intrattenimento, viaggia velocissimo. Noi ci appoggiamo a questo mercato però con obiettivi diversi. La tecnologia è transitoria, stiamo lavorando adesso su visori che saranno presto superati da altri analoghi ma a forma di occhiali da vista con lenti, poi gli occhiali saranno a loro volta sostituiti da proiezioni “cerebrali”.
Ariella Vidach: Mi auguro però che l’integrità del corpo non venga compromessa!

AiEP, Dance the Distance Distance Garden. Photo Claudio Prati
AiEP, Dance the Distance Distance Garden. Photo Claudio Prati

DANZA, TECNOLOGIA E PIATTAFORME DIGITALI

La prima tappa del progetto, che ha avuto luogo il 12 settembre per Ars Electronica, aveva un aspetto scientifico, una visita guidata virtuale alla scoperta del vostro lavoro trentennale sulla relazione tra danza e tecnologia. Come è avvenuto l’incontro su questa piattaforma digitale e a cosa ha dato luogo?
Ariella Vidach: Se tu avessi un visore o anche un semplice cellulare (ma in questo caso la qualità della fruizione non sarebbe la stessa), ci potremmo incontrare sulla piattaforma Mozilla Hubs. Il tuo corpo sarebbe quello dell’avatar ma le tue mani potrebbero intrecciare le mie, ci potremmo avvicinare… Qui entra in gioco il concetto di prossimità. Oggi in questo ambiente puoi sentire la presenza dell’altro senza quel timore di contagio che in questo momento ci tiene a distanza nella realtà quotidiana, a causa della problematica Covid.
Mozilla Hubs è stata utilizzata per accompagnare un gruppo di utenti all’interno di uno spazio virtuale, di cui abbiamo curato il design. Ogni utente è clonato attraverso un avatar di cui si può scegliere le sembianze. Questi avatar hanno corpo, testa e mani ma non hanno braccia e gambe e clonano il movimento delle mani in modo abbastanza avanzato ma purtroppo non quello del viso ad esempio. Sono figure molto buffe.
Claudio Prati: Un concetto chiave del progetto è quello di “soglia”, inteso come limite e spazio, un’apertura, una divisione, un confine che separa la realtà fisica da quella virtuale, un varco tra le varie dimensioni del reale.

In questa prima parte in cui l’aspetto sonoro ha una rilevanza particolare, poiché durante il percorso voi avete presentato il vostro lavoro e la vostra ricerca agli utenti, come è stato trattato l’audio?
Ariella Vidach: Le nostre voci sono state riprodotte in cuffia esattamente come nella realtà. Non c’è una regia ma è la replica del reale. Viene rispettato anche il livello sonoro rispetto alla vicinanza o lontananza. Se ti allontani di 20 metri, non senti più il tuo interlocutore Al suono del parlato corrisponde il movimento della testa dell’avatar che parla. E la stessa precisione di riproduzione del reale è nel movimento. Quando voli senti davvero la percezione dell’assenza di gravità mentre quando ti sposti da un punto all’altro percepisci il peso del tuo corpo.

Quanti spettatori alla volta sono stati presenti e come è stata gestita la fruizione?
Claudio Prati: In generale sulle piattaforme social il numero di accessi possibili è illimitato, mentre nelle piattaforme chiuse l’accesso è a pagamento. Per il tour guidato la fruizione era limitata a 20 partecipanti, per garantire un contatto e un coinvolgimento empatico e personale. Il tour attraversa varie piattaforme aeree e ascensionali, a ogni piano è presente un video, 8 raffigurano un nostro lavoro storico, le tappe più significative della ricerca artistico-tecnologica, 3 esplicano il progetto DANCEtheDISTANCE. Gli spettatori sono limitati perché vengono guidati, avendo una forte libertà di azione possono dar via ai video presenti lungo il percorso, scrivere commenti! Nei prossimi step il link verrà inviato solo a fronte dell’acquisto di un biglietto. L’idea è di includere nel prezzo del biglietto l’invio del visore a casa. Nell’ambito della musica ci sono stati eventi con 6-7 milioni di partecipanti, party techno con dj.

‒ Chiara Pirri

www.aiep.org

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Chiara Pirri
Chiara Pirri (Roma, 1989), residente a Parigi, è studiosa, giornalista e curatrice, attiva nel campo dei linguaggi coreografici contemporanei e delle pratiche performative, in dialogo con le arti visive e multimediali. È capo redattrice Arti Performative per Artribune e dal 2016 collabora con Romaeuropa Festival. Ha curato progetti di comunicazione multimediale per festival e istituzioni come Drodesera - Centrale Fies, Museo MACRO di Roma, Istantanee festival. In Francia cura progetti artistici per aziende e istituzioni (Unesco, Dior, Renault, Loewe, Kering…) attraverso collaborazioni internazionali.