Performance e digitale: due progetti post lockdown

Come stanno dialogando le arti performative con le potenzialità del digitale? I progetti “Dance Inside” e “Isadora” tentano di dare una risposta.

Isadora TTDP Giselda Ranieri, photo Marzio Mirabella
Isadora TTDP Giselda Ranieri, photo Marzio Mirabella

Digitale sì, digitale no, digitale come, dove e perché? Questa domanda in relazione alla danza, e più in generale allo spettacolo dal vivo, è diventata negli ultimi mesi un vero e proprio tormentone. Il quesito è sorto quando in pieno lockdown artisti e operatori del settore hanno iniziato a cercare alternative alla fruizione live dello spettacolo, prima totalmente inaccessibile, ora comunque limitata: tante le riflessioni fatte sull’argomento, altrettante le iniziative lanciate da enti e artisti che hanno risposto al dibattito a suon di fatti ‒ fra i tanti ricordiamo il bando Residenze Digitali e Cult of Magic TV, che abbiamo segnalato nei mesi scorsi.
Due mesi dopo l’inizio della ripresa post emergenza sanitaria possiamo osservare (con piacere) che il settore spettacolo ha accolto e sfruttato positivamente le possibilità che il mezzo digitale può offrire, integrando alla fruizione dal vivo una serie di nuove possibili azioni e ricerche. È superfluo ricordare come le potenzialità delle piattaforme digitali, social in particolare, siano state esplorate in svariate maniere sia per scopi commerciali e professionali, che privati. Ecco che anche il settore del performativo inizia ad approcciarsi in maniera nuova e creativa a questo mezzo. Dalle programmazioni esclusivamente digitali alle performance create ad hoc per essere fruite dall’interfaccia di un telefono, fino al tentativo di utilizzare un social network per realizzare una residenza creativa con tanto di sharing finale, vi raccontiamo due iniziative nate in questo periodo di esplorazione e novità, una appena conclusa, l’altra appena avviata.

Dario Rigaglia, photo Oliver Look
Dario Rigaglia, photo Oliver Look

DANCE INSIDE, UN PROGETTO VIDEO-COREOGRAFICO

Nato ad aprile in pieno lockdown, Dance Inside riflette sul “nuovo” presente attraverso la creazione coreografica: il critico di danza e teatro, e fotografo, Giuseppe Distefano, insieme a Lula Abicca, autrice di articoli di danza per riviste specializzate, curatori del progetto, hanno commissionato ad artisti italiani e internazionali la creazione di una breve coreografia da pubblicare sulla pagina Facebook Giuseppe Distefano e su Dance Blog. Il tema di indagine proposto riguarda le conseguenze che la pandemia e le relative norme di contenimento hanno avuto sul modo di vivere lo spazio, sia privato che condiviso, e sul cambiamento del ritmo delle nostre giornate: “Cosa stiamo diventando in queste forzate geometrie? Quanto ci è familiare e quanto resta atrocemente sconosciuto il quadro del nostro presente? Come reagisce il corpo d’artista al cambio-scena improvviso della vita?”.
Rielaborando in modo estremamente personale l’input di partenza, ciascun artista ‒ in totale una trentina di coreografi sia italiani che internazionali ‒ ha realizzato una micro coreografia sui temi dell’isolamento, della lontananza, dell’assenza o della sospensione, della resistenza della danza e dell’arte. Fra gli ospiti del progetto Celestin Boutin, artista de Les Grands Ballets Canadiens de Montréal, Dario Rigaglia, interprete per Les Ballets C de la B di Alain Platel, Emma Cianchi, coreografa attiva anche nel mondo del cinema, del teatro e della musica, attualmente curatrice artistica per la danza del Teatro Bellini di Napoli, Sasha Riva e Simone Repele del Ballet du Grand Theatre de Geneve,
e Hektor Buddla, uno dei quattro danzatori di Aterballetto che hanno partecipato a questa iniziativa.

Giselda Ranieri, photo Ilaria Scarpa
Giselda Ranieri, photo Ilaria Scarpa

ISADORA ‒ THE TIK TOK DANCE PROJECT

Una residenza digitale a tutti gli effetti ideata dalla coreografa Giselda Ranieri e da Simone Pacini, esperto di social media storytelling e docente allo IED e all’Università della Sapienza di Roma: fra i vincitori del bando Residenze Digitali, il duo creerà su TikTok, social di tendenza del momento, in particolare dal profilo www.tiktok.com/@isadora.danceme, una web performance interattiva basata sull’improvvisazione, in cui darà corpo alle coreografie degli adolescenti a partire da un processo partecipativo, ispirato alla didattica a distanza. Due le residenze in programma: la prima è in corso e terminerà il 1° agosto, la seconda avverrà in autunno e terminerà con un evento online a ci si potrà partecipare iscrivendosi al gruppo Facebook Il Foyer di IsaDora. Questa iniziativa sorge dal tentativo di inventare un modo efficace di realizzare sul web l’arte dal vivo, senza sostituirne la natura ma indagando piuttosto nuove potenzialità: la strada scelta dai curatori di questo progetto è quella educativa, i ragazzi coinvolti realizzeranno infatti una coreografia basata su parametri coreografici come la ripetizione, il ritmo, lo stop motion, la segmentazione del movimento, dando vita a un processo di ricerca in linea con il “learning by doing” della generazione Z.
I social e il web possono essere fonte preziosa di stimoli o trappole di appiattimento, dipende dall’uso. Abbiamo deciso di mettere al centro del processo artistico l’improvvisazione perché può essere una competenza stimolante per tutti, artisti e non, in ogni ambito della vita e soprattutto durante e dopo una crisi”, dicono gli ideatori del progetto.
Se è vero che le arti dal vivo ‒ che per comodità facciamo confluire nel macro-insieme del teatro contemporaneo ‒ esistono nelle coordinate socio-spazio-temporali del momento in cui vengono create, è bene che si trasformino, dando vita a nuove modalità di creazione, fruizione e diffusione, venendo rimodulate in base ai cambiamenti, anche quando repentini, come è successo quest’anno. Ma è veramente possibile per un artista riuscire a creare e a comunicare efficacemente in qualsiasi spazio, fisico o virtuale, e con qualsiasi mezzo? Restiamo in attesa delle risposte.

Giada Vailati

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giada Vailati
Classe 1994, studia danza dall’età di nove anni, terminati gli studi classici frequenta l’accademia Dancehaus di Susanna Beltrami, diplomandosi in danza contemporanea e teatro. Nel 2018 viene selezionata per un master in danza contemporanea e somatic approach presso La Biennale di Venezia, lavorando con la coreografa Marie Chouinard e partecipando ad un suo spettacolo di repertorio. Lavora come danzatrice e performer con diverse compagnie italiane ed internazionali fra cui l’israeliana Public Movement, è membro fondatore di Cult of Magic, collettivo di artisti che opera nell’ambito musicale e performativo e collabora come critica di danza e di teatro per 1977magazine e per Artribune.