La rassegna lagunare dedicata alla danza scalda i motori. Promettendo un denso calendario di iniziative al confine tra le discipline performative e non.

Dal 21 al 30 giugno appuntamento a Venezia con la danza. Presentando la scorsa edizione della Biennale, Stefano Tomassini scriveva (con lungimiranza) che “Venezia è sempre più città di formazione”. Il programma di questa 13esima edizione e la presentazione fatta dalla direttrice artistica Marie Chouinard confermano la tendenza: il progetto Biennale College è sempre più in primo piano. Dal 2017, il tradizionale programma per giovani danzatori è arricchito di un progetto dedicato ai coreografi. Anche quest’anno tre giovanissimi coreografi (età massima 25 anni) avranno la possibilità di lavorare con sette danzatori professionisti per la creazione di sei brevi creazioni. Reduce di College 2018 è Maria Chiara de’ Nobili (1995), coreografa in erba che quest’anno farà parte del programma ufficiale della Biennale. La rassegna si fa sempre più fucina di giovani leve e dimostra la volontà di inserirsi in un processo produttivo che dalla formazione porti alla professionalizzazione degli artisti.
Con il titolo On becoming a smart god-dess, la Chouinard porta l’attenzione sul processo di crescita del danzatore, chiamato a ricercare un silenzio interiore veicolo di riscoperta di una posizione dell’essere (e del danzatore) nel mondo. A tal scopo, nel programma di training del College, un ampio spazio è dedicato al “somatic approach”, che attraverso pratiche olistiche indirizza verso il superamento della tecnica a favore della ricerca della motivazione interiore nel legame tra corpo e mente.

REPERTORIO E TRASMISSIONE

Come il progetto curato da Susanne Franco per Palazzo Grassi ci aveva già dato modo di constatare, notiamo quanto il tema della formazione sia sempre più spesso legato a quelli del reenactment, del repertorio e della trasmissione. Alla Biennale i giovani danzatori del College riscoprono il lavoro di Trisha Brown, restituendolo al pubblico in un pre-Biennale, insieme alla creazione originale per loro pensata da Alessandro Sciarroni. Di repertorio si può parlare anche per Sasha Waltz, che riporterà in scena al Teatro delle Tese un suo spettacolo quasi classico: Impromptus, capolavoro del 2004, attraverso cui riscoprire il rapporto della sua danza con la musica classica (in questo caso Schubert) oltre che con le arti visive.

Alessandro Sciarroni, Augusto, 2018. Photo © Alice Brazzit
Alessandro Sciarroni, Augusto, 2018. Photo © Alice Brazzit

PERFORMATIVITY

Perché i due Leoni di quest’anno abbiano dato da discutere lo abbiamo analizzato a tempo debito. Non di certo volti a omaggiare uno “status quo”, i Leoni 2019 aprono il campo di discussione a discipline esterne alla danza, all’arte visiva ma soprattutto alla performance. La performance d’altronde sembra oggi riscoprire uno spazio preponderante nel panorama delle discipline artistiche, testimoni i Leoni d’Oro delle due ultime edizioni della Biennale Arte 2019, andati rispettivamente all’artista performer Anne Imhof nel 2017 e all’opera performativa delle lituane Rugile Barzdziukaite, Vaiva Grainyte, Lina Lapelyte. Alessandro Sciarroni, Leone d’oro, e il giovane duo Théo Mercier & Steven Michel, Leoni d’argento, portano in scena lavori molto diversi. Poetica, performativa, minimale nell’approccio scenico e fortemente umana la danza di Sciarroni. Ironico, visionario, plastico e pervasivo l’universo di Théo Mercier & Steven Michel. I due Leoni si incontrano però nel provenire da (e andare verso) ambiti estranei alla danza. Sia Théo Mercier che Alessandro Sciarroni hanno un passato e un presente nelle arti visive, per l’artista francese ancora molto fecondo. Premiata è dunque non solo l’eccellenza di un percorso personale, ma anche l’apertura e la commistione, che si fanno sempre più forti (nel mondo come a Venezia), tra le due discipline. Non a caso Marie Chouinard ha avviato la conferenza stampa dicendo che “il coreografo è come l’artista visivo”.
I due Leoni apriranno le danze il 21 giugno: Alessandro Sciarroni con uno spettacolo di repertorio (You Girl, 2007) e un’ultima produzione (Augusto, 2018), il duo francese con un assolo del 2018, Affordable Solution for Better Living, attraverso cui dissezionare con humour la standardizzazione delle nostre vite su modello Ikea.

UNO SGUARDO AL PROGRAMMA

Il programma è ancora molto ricco, da William Forsythe (A quite evening of dance), pronto a contaminare le forme del balletto con l’hip hop, al canadese Daniel Léveillé (Quatuor Tristesse) alla ricerca di una purezza di movimento con accenti barocchi. Alcuni degli artisti sono chiamati a creare, in aggiunta agli spettacoli su scena, delle outdoor performance che si innestino nel fluire quotidiano: inaugura Simona Bertozzi, con la sua delicata indagine sul corpo anatomico, il tempo e lo spazio alla ricerca della felicità, proseguono Nicolás Poggi e Luciano Rosso, Luke George e Daniel Kok, e ancora i giovani Katia-Marie GermainBára Sigfúsdóttir e Maria Chiara de’ Nobili.
Si muove su un sentiero parallelo il lavoro dell’austriaca Doris Uhlich, Every Body Electric, che coinvolge artisti disabili ‒ in sedia a rotelle, rivendicando come “l’energia di un movimento sia più importante della sua forma”.
Rapporto tra spettatore e performer nella “relational performance practice” di Luke George (Bunny), che si interroga sulla consensualità, fiducia e complicità tra scena e platea, mentre lo stesso tema è sviluppato in relazione allo strumento virtuale nel lavoro di Giuseppe Chico e Barbara Matijevic (Forecasting).

Giuseppe Chico & Barbara Matijević, Forecasting, 2011. Photo © Yelena Remetin
Giuseppe Chico & Barbara Matijević, Forecasting, 2011. Photo © Yelena Remetin

NON SOLO DANZA

E quest’anno è previsto anche un ricco programma di film sulla danza (Looking for Steve Paxton di Fabiana Sargentini, Lucinda Childs. La grande fugue de Beethoven di Marie-Hélène Rebois sono solo due esempi di tanti) e una giornata dedicata ai cortometraggi (il 30 giugno). Molti gli incontri – interviste con gli artisti a cura di Elisa Guzzo Vaccarino nel Giardino Marceglia, all’Arsenale. Ci aspetta una Biennale capace di accordarsi a ciò che succede fuori e di partecipare alla crescita del valore culturale della città di Venezia. Stay tuned!

Chiara Pirri

www.labiennale.org/it/danza/2019

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Chiara Pirri
Esperta di arti performative e arti visive, particolarmente interessata al dialogo tra i diversi linguaggi artistici. Svolge attività di ricerca, è curatrice indipendente e si occupa di comunicazione. Sperimentatrice di formati ibridi tra performance, cultura pop e produzione editoriale, ha realizzato numerosi e diversi progetti di scrittura sperimentale attorno alla produzione artistica contemporanea. Ha collaborato con festival quali Romaeuropa e Drodesera - Centrale Fies, ideando e dirigendo progetti di mediazione, comunicazione e approfondimento critico. Dal 2016 è responsabile dell'area "Arti Performative" per Artribune.