Teatro. Il Purgatorio di Lenz Fondazione

La ventiduesima edizione di Natura Dèi Teatri, dal titolo Materia del tempo. Scia, il festival ideato e diretto da Maria Federica Maestri e Francesco Pititto di Lenz Fondazione, si è inaugurato a Parma con la prima tappa dell’imponente progetto biennale dedicato alla Divina Commedia di Dante Alighieri. Una riflessione su architettura, comunità e cultura, attraverso un’indagine drammaturgica e installazioni performative site specific.

Lenz Fondazione, Purgatorio © Francesco Pititto
Lenz Fondazione, Purgatorio © Francesco Pititto

Appena varcato l’enorme portone, la bellezza che suscita la visione interna della monumentale architettura dell’ex Ospedale Vecchio di Parma è tale che toglie il fiato. Strutturato a forma di croce greca sormontato da una enorme cupola, l’edificio del XV secolo, attivo fino al 1926, respira di storia e di vita per essere stato, nel tempo, Ospizio degli Esposti, luogo popolare di vita cittadina e di maestranze, centro di ritrovo e di attività, chiuso per anni, poi adibito ad Archivio di Stato, e oggi interdetto al pubblico. La sua apertura momentanea è dovuta all’importante nuovo progetto biennale sulla Divina Commedia di Lenz Fondazione di cui Purgatorio rappresenta la prima tappa e che prevede l’apertura di altri significativi luoghi della città per Inferno e Paradiso.
Il progetto ha molteplici valenze. Oltre a perseguire l’indagine sull’uomo e sul suo essere al mondo – necessità artistica che anima da sempre la ricerca di Lenz attraverso le opere dei grandi autori del passato e contemporanei con una metodologia di lavoro unica, che include gli attori “sensibili”, segnati nella mente e nel corpo –, intende valorizzare e ricollegare la storia dei luoghi al territorio urbanistico, il patrimonio culturale al senso comunitario della città, in un rispecchiamento nel contemporaneo.

IL PERCORSO

Il coinvolgente percorso del Purgatorio dantesco concepito da Maria Federica Maestri e Francesco Pititto, si snoda nell’estensione spaziale della Crociera dell’ex Ospedale, imponente sia in lunghezza che in altezza, occupata lungo le pareti da scaffali in legno in parte utilizzati da raccolte di libri e di giornali, e in gran parte vuoti. Simili a loculi dai quali si respira la polvere, questi casellari sembrano richiamare in vita le anime invisibili di un luogo di transito, di cui s’odono brusii lontani misti all’evocativa installazione sonora (di Andrea Azzali) che ne abita l’architettura. Ed eccoli apparire nel lunghissimo corridoio, prima in lontananza poi sempre più vicini fino a sfiorare noi spettatori mentre ci muoviamo lateralmente, sostando e riprendendo il cammino con loro. Ed è Virgilio il primo a mostrarsi e interrogarsi sul Purgatorio e su se stesso, incontrando subito Dante, seguito dal guardiano Catone. Inizia così il viaggio tra i gironi dei superbi, degli invidiosi, degli irosi, degli accidiosi, degli avari e prodighi, dei golosi e dei lussuriosi. Ad accompagnare il trio dei poeti è un angelo che, a ogni sosta dell’attraversamento, togliendo dalla veste stratificata di Dante una gonna di diverso colore, sarà Angelo dell’umiltà, della pace, della misericordia, della giustizia, della sollecitudine, della castità.

Lenz Fondazione, Purgatorio © Francesco Pititto
Lenz Fondazione, Purgatorio © Francesco Pititto

GLI INTERPRETI

A dare corpo ai peccatori penitenti della Cantica dantesca sono gli attori sensibili di Lenz insieme a quelli del nucleo storico e ad alcuni di compagnie dialettali della città. Il fare incontrare il dialetto parmigiano con i versi danteschi riporta l’eco popolare di un luogo che per secoli ha dato dignità ai senza nome e ai poveri. La musicalità che ne scaturisce e che risuona nella volta della maestosa Crociera congiunge memoria storica e presente, tradizione e contemporaneità, trasportandoci in un tempo lontano e assai vicino. Qui, nel luogo mentale e fisico della costrizione dolorosa, del teatro sospeso, dell’illusione, tra satira volgare e invenzione popolare, la lingua dialettale si fa voce concreta e cruda della vita, riverbero di nuove sofferenze della condizione umana, di tanti trovatori, incluso Daniel Arnaut, il migliore dei poeti volgari tra i lussuriosi del canto ventiseiesimo, alla ricerca della preghiera di espiazione che li conduca fino alla cima della montagna, fino al Paradiso Terrestre. Vi giungerà, infine, Dante, ma dopo aver incontrato Giuseppe e Maria nell’emozionante sequenza a cui danno corpo e voce gli attori sensibili Cesare Quintavalla e Delfina Rivieri che cercano Gesù, il Figlio crocifisso del quale la Madonna non si spiega il perché, e chiede dove sia finito. Sarà l’Angelo a indicare loro la strada da intraprendere per arrivare in Paradiso. Mostrando loro una scala di accesso, trascinata prima nel lunghissimo corridoio, in cima alla quale si trova Beatrice. Da lei, dopo l’invito ad attraversare una parete di fiamme per incontrare l’amata rivolto dell’angelo al poeta, udiamo pronunciare versi emozionanti: “Muro invidioso perché ti frapponi al nostro amore? Quanto ti costerebbe lasciarci unire con tutto il corpo o, se questo è troppo, aprirti perché potessimo baciarci?”. Girando le spalle, dopo aver notificato la guarigione di Dante dai suoi mali, Virgilio s’incammina per restare in quel luogo di tranquillità nel quale sussurra di star bene.

Lenz Fondazione, Purgatorio © Francesco Pititto
Lenz Fondazione, Purgatorio © Francesco Pititto

UN’ESPERIENZA UMANA ED ESTETICA

La partitura fisica che muove gli interpreti, penitenti rigurgitanti di colpe da riparare, abita tutto lo spazio in una calibrata e vibrante geometria di entrate e uscite, di attraversamenti, di corse, di gesti sospesi, convulsi, rarefatti, accompagnati dal vociare estatico o rabbioso, urlato o introspettivo dei performer. Sono presenze dense di vissuto, che la luce fioca di piccoli led tenuti in mano rischiara illuminando continuamente i volti in quello spazio di immersiva semioscurità e sulla cui parete estrema scorrono solo dei numeri in proiezione. Ogni creazione installativa site specific di Lenz, sempre performativa-musicale, è un’esperienza umana ed estetica, un viaggio fisico e mentale che difficilmente si dimentica, tale è la potenza di senso, l’impellente ricerca drammaturgica che lo muove, e il lavoro fisico che sottostà al processo creativo attivato poi col determinante coinvolgimento dello spettatore-viaggiatore, restituendo la dimensione della reciprocità. D’obbligo citare gli interpreti: Valentina Barbarini, Fabrizio Croci, Paolo Maccini, Frank Berzieri e Delfina Rivieri insieme alle attrici e agli attori delle Compagnie dialettali di Parma Roberto Beretta, Sonia Iemmi, Ylenia Pessina, Mirella Pongolini, Cesare Quintavalla, Giacomo Rastelli, Silvia Reverberi e Valeria Spocci.

Giuseppe Distefano

http://lenzfondazione.it

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Giuseppe Distefano
Critico di teatro e di danza, fotogiornalista e photoeditor, fotografo di scena, ad ogni spettacolo coltiva la necessità di raccontare ciò a cui assiste, narrare ciò che accade in scena cercando di fornire il più possibile gli elementi per coinvolgere il lettore/spettatore. L'esperienza di scrittura critica è maturata sul campo, cominciando negli Anni Novanta, scrivendo per il quindicinale "Città Nuova", e successivamente collaborando col mensile di spettacolo "Primafila" con recensioni e interviste a personaggi della danza, del teatro e del cinema; quindi col settimanale culturale "Il nostro tempo" e il settimanale di attualità "Carta". Collabora con "Ilsole24ore.com", col magazine "Danza&Danza", con "Artribune.com", con "Sipario.it" e con "cittanuova.it". Ha partecipato a mostre fotografiche e pubblicato il libro fotografico "Il teatro di Emma Dante nelle foto di Giuseppe Distefano" (Infinito edizioni).