Emma Dante al Piccolo di Milano. Il debutto di Bestie di scena

Scritto e diretto da Emma Dante, Bestie di scena è uno spettacolo forte e radicale. Corpi nudi, alla ricerca di sé stessi, di una logica, di un approdo. Nuova produzione per il Piccolo di Milano.

Bestie di Scena, regia Emma Dante, produzione Piccolo Teatro di Milano. Foto ©Masiar Pasquali
Bestie di Scena, regia Emma Dante, produzione Piccolo Teatro di Milano. Foto ©Masiar Pasquali

Terza produzione firmata da Emma Dante per il Piccolo Teatro di Milano. Dopo il successo de Le sorelle Macaluso e Operetta burlesca, arriva un nuovo appuntamento con la potenza visionaria e politicamente scorretta della grande regista palermitana.
Bestie di scena porterà sul palco una non-storia, che in un flusso di energia selvatica, straniante, azzera e sconquassa la struttura tipica del racconto. Non c’è trama, non ci sono ruoli, non ci sono costumi né scenografie, né battute né musica, a parte l’evergreen dei Platters Only You.
Ingombranti, goffe, spaesate, intense, le bestie di scena” di Emma Dante sono “
come tanti Adamo ed Eva profughi dal Paradiso”. Non hanno vie d’uscite né cammini tracciati. Prodotto insieme alla Compagnia Sud Costa Occidentale, al Teatro Biondo di Palermo e al Festival d’Avignon, lo spettacolo debutta il 28 febbraio 2017 allo Strehler, con repliche fino al 19 marzo. E con Artribune, i biglietti sono in promozione.

-Helga Marsala

La promozione di Artribune

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Nel 2018 lavora come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e poi dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.

3 COMMENTS

  1. […] Bestie di Scena è una performance lunga un’ora. Anzi 75 minuti, perché gli attori sono tutti in scena un quarto d’ora prima dell’inizio dello spettacolo, quando le luci sono ancora accese. Tu, spettatore, arrivi con il tuo biglietto in mano, cerchi il tuo posto e li trovi già lì sul palcoscenico che si stanno allenando in indumenti sportivi. Incuriosito, intanto che armeggi con la poltroncina, con la giacca, con il telefonino, li sbirci. Noncuranti di te, loro saltano, si rincorrono e si muovono, sempre più in coreografia. Attirano il tuo sguardo e tu inizi a osservarli con più attenzione. Quel loro training sembra tanto liberatorio e cominci a desiderare di raggiungerli sul palco per parteciparvi. Invece non puoi, e allora assecondi il tuo ruolo di spettatore e tenti di metterti a tuo agio al tuo posto da dove assisterai allo spettacolo. Ma in realtà, senza averlo previsto né voluto, ci sei già dentro, involontariamente coinvolto nella narrazione/non narrazione in cui Emma Dante ti vuole portare. Mentre ne prendi consapevolezza, gli attori allenano i loro corpi fino a fare aumentare la circolazione del sangue e le pulsazioni del cuore. Nel teatro i loro battiti, così come i loro respiri, si fanno grossi, pesanti, invadenti. Il loro fiato diviene corale e occupa tutta l’aria e la superficie del teatro. E arriva fino a te, spettatore, sprofondato nella tua protettiva comodità, che inevitabilmente vieni rapito, ma contemporaneamente respinto, da questa vita che si fa densa nell’invisibilità dello spazio. […]

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