Non solo Achille Lauro: a Torino una superband per la sonorizzazione di un capolavoro del muto

Lo scorso 12 febbraio, il Cinema Massimo ha riunito la migliore scena musicale italiana, tra Afterhours, Zu e ZEUS! per far riscoprire la pellicola maledetta del geniale attore, e regista, austriaco Eric von Stroheim, con l’evento “Music for Greed”.

Music for Greed. Photo © Stefano Barni
Music for Greed. Photo © Stefano Barni

Alcune cose fanno bene al cuore e, di questo, il Cinema Massimo è pienamente consapevole. L’attenzione e la cura con la quale vengono recuperate delle pietre miliari della cinematografia mondiale (in questo caso grazie al prezioso prestito della Cineteca Nazionale di Roma) e riproposte coinvolgendo professionisti di un certo peso, denota una passione imprescindibile che, quando viene condivisa con il pubblico, non può lasciare indifferenti.
Music for Greed, il progetto di sonorizzazione del film Greed – Rapacità, datato 1924, si configura precisamente all’interno di questo discorso. Presentato come secondo appuntamento live del programma culturale Torino Città del Cinema 2020 – Un film lungo un anno, l’evento ha sancito la conclusione della rassegna dedicata al cinema muto, Histoire(s) du Cinéma, a cura di Giaime Alonge.

IL FILM GREED DI ERIC VON STROHEIM

Focus della serata il discusso cineasta austriaco, ma naturalizzato statunitense, Eric von Stroheim e, più specificamente, l’aderenza della sua poetica all’interno della nostra epoca. Il destino che ha toccato Greed – opera ispirata al bestseller di Frank Norris, Mc Teague – non è sicuramente dei più felici in quanto coincide, per fortuna o purtroppo, con tutti quei lavori che vengono compresi e apprezzati solamente molto più tardi. Nonostante il film sia stato prodotto quasi un secolo fa, la sua brutale visionarietà appare decisamente al passo con i nostri giorni. Realizzata con un budget faraonico, grazie alla celebre Metro-Goldwyn-Mayer, e ambientata quasi interamente in location naturali, la pellicola è stata oggetto di controversie e fatiche epiche (si pensi che, per le scene conclusive, tutta la troupe fu costretta a girare, in pieno agosto, nella inospitale Valle Della Morte). Della durata originaria di dodici ore, tra esigenze commerciali e decisioni nefaste – come quella di distruggere tutte le bobine scartate per poter recuperare nitrato d’argento –, Greed fu portato a centotrenta minuti complessivi, risultando come uno dei più eclatanti capolavori mutilati della storia. Grazie anche a innumerevoli metafore visive, che mettono continuamente in relazione la sfera umana con quella animale, l’occhio di von Stroheim si alterna tra un certo realismo – riscontrabile, ad esempio, nel cinema di Eisenstein – e l’espressionismo tedesco, restituendoci un quadro generale decisamente cupo e crudele. Come ha affermato anche lo stesso Alonge: “Si tratta di un film molto anomalo, per essere un film hollywoodiano degli Anni Venti, che risulta privo della tradizionale contrapposizione narrativa tra buoni e cattivi. Un film enormemente avanti, rispetto al suo tempo, dove non ci sono personaggi portatori di valori positivi, ma solo un universo grigio e amorale assolutamente sorprendente per l’epoca”.

Music for Greed. Photo © Stefano Barni
Music for Greed. Photo © Stefano Barni

I PROTAGONISTI DI MUSIC FOR GREED

Portare a termine una sonorizzazione capace di sostenere perfettamente la potenza visiva della pellicola non poteva che essere compito di alcuni dei musicisti più seri e devoti del panorama contemporaneo nostrano. A costituire questo magico ensemble a geometria variabile: Stefano Pilia e Xabier Iriondo ‒ entrambi chitarristi degli Afterhours ‒, il batterista Paolo Mongardi (sapiente percussionista per ZEUS! e Fuzz Orchestra), Paolo Spaccamonti, Alessandro “Asso” Stefana (polistrumentista eccezionale, noto soprattutto per le sue collaborazioni ‒ tra le molte ‒ con autori del calibro di PJ Harvey, Vinicio Capossela e Mike Patton) e Luca T. Mai, incredibile sassofonista baritono, nonché cofondatore degli Zu. Insomma, degli specialisti impegnati, ormai da decenni, a realizzare musica vera, quella che nasce espressamente come onere e onore, lontana da gossip e sensazionalismi che ci portano, invece, a tessere lodi per ogni Achille Lauro di turno che appare in televisione o sul web. È soprattutto grazie a loro che Music for Greed si è trasformato in una sorta di bomba a orologeria, un’esperienza catartica dove sonorità impetuose e solenni si rincorrevano per enfatizzare la tragedia delle situazioni raccontate sullo schermo: sorprendenti cambi di registro musicale, in totale sintonia con le metamorfosi subite dagli stessi personaggi del racconto. Un tumulto inarrestabile che, per circa due ore, ha cullato lo spettatore a suon di sferzate jazz e strattoni dal sapore noise, post-rock, qualcosa di raro e irripetibile che, anche se per poco, rende fieri di essere italiani.

Valerio Veneruso

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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo.
Tra le mostre recenti alle quali ha partecipato: Multipli e Unici (Edicola Radetzky, Milano, a cura di REPLICA, 2019), VI Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea (Galleria Civica dei Musei di Bassano del Grappa, 2019), Settima edizione del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee (Villa Brandolini, Pieve di Soligo, a cura di Carlo Sala, 2018). 
Tra le principali esperienze curatoriali: le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019) e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018), il workshop L’occhio tagliato – il potere della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea (Circolo cinematografico The Last Tycoon, Padova, 2016), il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks, (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Collabora con Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.