“Era Indie” di Riccardo De Stefano: come il pop italiano degli Anni ’10 ci ha cambiato tutti

Forse per semplici questioni numerologiche, la fine di un decennio si accompagna sistematicamente alle riflessioni e alle congetture su quello che è passato e cosa è successo: come siamo invecchiati? In che modo siamo cambiati, migliorati o peggiorati?

Thegiornalisti, Riccione fonte wikipedia
Thegiornalisti, Riccione fonte wikipedia

Gli anni ’10 stanno terminando: mentre ci avviciniamo al 2020 una serie di domande si affacciano all’orizzonte. Come siamo invecchiati? In che modo siamo cambiati, migliorati o peggiorati?Da questa idea si muove il libro “Era Indie – La rivoluzione mancata del nuovo pop italiano” di Riccardo De Stefano, uscito per Arcana Edizioni il 21 novembre. L’autore è un giornalista e critico musicale attivo dal 2012 nel circuito indipendente ed emergente, e si è preso la briga di raccontare quello che è successo nel panorama indie negli anni ’10, giocando fin dal titolo (simpatico doppiosenso) sul concetto di “periodo storico” e di qualcosa di ormai finito.

Era Indie
Era Indie

LA STORIA DI UNA RIVOLUZIONE

“Era Indie” è la storia di una rivoluzione, o forse una rivisitazione. Utopica e velleitaria, reale o forzosa: l’idea cioè che si potesse partire realmente dal basso, dai piccoli locali e diventare star nazionali e suonare per decine di migliaia di persone, prima di far implodere tutto quanto e ricominciare dalle rovine di un mondo in decadenza. Ma non solo: “Era Indie” è anche un ritratto di una generazione, quella dei millennials, che è diventata adulta nonostante la paura di invecchiare e che ora si trova a fare i conti con una nuova, agguerritissima generazione di ascoltatori. Il libro di De Stefano muove i passi dall’esordio discografico de I Cani, quasi come padri della scena indipendente del nuovo decennio, e racconta i piccoli passi che hanno portato all’esplosione di fenomeni musicali come Thegiornalisti, Calcutta, Gazzelle, Motta e tanti altri.

IL LIBRO ERA INDIE

Tramite un lungo racconto storiografico, aiutato dalle interviste ai molti protagonisti del settore musicale, “Era indie” si pone a metà strada di un quadrivio di giornalismo, critica musicale, aneddotica e ironia, attraversando con sguardo a volte serio a volte caustico le uscite discografiche, i piccoli e grandi episodi della scena indie e facendo interagire artisti e operatori vicini e lontani. Grazie anche alle molte schede di approfondimento, in questo libro impariamo a riconoscere le caratteristiche e gli stilemi dentro il gran guazzabuglio definito “indie”, termine colpevole di aver definito poco e male l’importante novità musicale di questo decennio.  Particolarmente interessante infine l’ultima parte del libro, che analizza l’attuale presente musicale dal punto di vista del mercato e della sua saturazione, chiedendo e infine prospettando un possibile scenario per il prossimo decennio, che dovrà, volente o nolente, raccogliere l’eredità di questa “era indie”.

Paolo Pescopio

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