Apre BAM, Biblioteca degli Alberi di Milano: Cultura e Natura nel cuore della città

Con il concerto della Filarmonica della Scala si apre in bellezza la programmazione culturale di questa realtà, promossa da Fondazione Catella. Ce ne ha parlato il Direttore Artistico Francesca Colombo.

BAM @Lorenzo De Simone
BAM @Lorenzo De Simone

È un momento molto brillante per Milano, che incoraggia progetti culturali supportati da un modello innovativo tra pubblico-privato. In maniera simile alla Casa degli Artisti, che è stata presentata al pubblico in questi giorni, anche in questo caso l’amministrazione comunale milanese ha concesso la gestione di un luogo di sua proprietà a un soggetto privato con esperienza nel settore. Stiamo parlando della Fondazione Riccardo Catella, attiva dal 2007 in onore dell’omonimo imprenditore con lo scopo di incentivare l’innovazione e la creatività italiana, passando per lo sviluppo dell’urbanistica e degli spazi verdi. BAM – Biblioteca degli Alberi di Milano, oltre ad essere il parco contemporaneo a due passi dal Bosco Verticale, si arricchisce ora di un programma culturale rivolto a tutti: open air culture (momenti musicali, performance site specific, letture di poesie), wellness (esperienza all’aria aperta all’insegna del benessere) e education (talk su innovazione e ecosostenibilità, orti urbani e laboratori creativi) sono solo alcuni degli obiettivi perseguiti dagli appuntamenti in corso e futuri. L’inaugurazione ufficiale si tiene domenica 8 settembre, con Back to the City, ovvero un concerto tenuto dalla Filarmonica della Scala che suonerà tra gli alberi del Parco, con sinfonie di Rossini, Verdi, Mascagni e Mendelssohn-Bartholdy, per la prima volta esibendosi in uno spazio aperto. Abbiamo parlato con Francesca Colombo, Direttore Artistico del programma BAM, che ci ha raccontato nei dettagli il carattere di questa realtà.

Francesca Colombo Dir.Gen .Culturale BAM
Francesca Colombo Dir.Gen .Culturale BAM

Partendo dall’inizio: come è nata la partnership tra Fondazione Riccardo Catella e il Comune di Milano?
La Fondazione Catella aveva già un’esperienza di dieci anni nella gestione del piccolo giardino pubblico antistante la sua struttura, in partnership con il Comune di Milano, grazie al quale godeva di un’ottima reputazione. A questo si aggiunge il fatto di aver condotto buoni progetti per il territorio, di sviluppo immobiliare a favore del cittadino, come la sistemazione di alcune scuole.

Come è avvenuta quindi l’assegnazione della gestione del Parco BAM?
Quando il Comune si è accorto che questo parco in corso di realizzazione era molto bello, delicato e caro, ha voluto sperimentare un modello di collaborazione tra pubblico e privato. Sono state pubblicate delle linee guida e noi abbiamo partecipato con una proposta innovativa firmata Fondazione Catella: oltre a quello che veniva richiesto su manutenzione e sicurezza, abbiamo aggiunto un programma culturale che coinvolgesse la cittadinanza. È stato un processo molto lungo, dove abbiamo lavorato con diversi assessorati e dove il Comune di Milano si è dimostrato – possiamo dirlo – all’avanguardia.

Come saranno suddivisi i compiti?
La proprietà rimane del Comune di Milano, con il suo sponsor che garantisce la copertura di tutti i costi di manutenzione e sicurezza. La Fondazione Catella è il gestore, responsabile di tutte le attività del parco. Questo ricade su di me che, come Direttore Generale, ho la responsabilità di assicurare, secondo dei piani condivisi, che la manutenzione sia di una certa qualità, che la sicurezza sia garantita. Sulla parte culturale ho “carta bianca”.

Come consideri questo incarico?
Quella culturale è la parte interessante per cui ho accettato questo lavoro. Penso sia affine ai progetti che ho affrontato in precedenza, come l’organizzazione di concerti di musica classica al PalaSharp di Milano o nelle carceri, per portare la cultura vicino a tutti. Ma in questo caso c’è un elemento in più, la Natura, che nella mia vita quotidiana rappresenta punto di rifugio e fonte di ispirazione.

Quali sono i modelli a cui vi siete ispirati per la progettazione di BAM?
Sicuramente la High Line o il Bryant Park di New York: quest’ultimo è uno spazio pubblico caratterizzato da iniziative culturali a cui i cittadini partecipano con centinaia di migliaia di tesseramenti. Anche noi stiamo cercando di avere tanti “BAM Friends”: cittadini che, abbonandosi, contribuiscano alla sostenibilità del parco. Ad oggi sono 150, un numero che ci dà soddisfazione e ci fa capire che c’è una buona risposta. Ovviamente, per sostenere questo luogo, confidiamo di salire a un numero molto più alto, con persone che apprezzino la sicurezza e l’ordine di questo luogo. Il loro supporto significa per noi diventare amici.

Uno degli elementi più interessanti è la dedizione al tema della collettività, che tenete sempre ben presente anche nello sviluppo del programma culturale.
Sicuramente è un dovere, perché siamo in un parco pubblico. Quindi la nostra offerta, sia nelle scelte artistiche sia nella diversificazione dell’offerta culturale, tiene conto di una comunità con diverse esigenze e diversi gusti, tra giovani, anziani, famiglie e bambini. Quello che ci piace è non solo offrire, ma ascoltare ciò di cui la collettività necessita. Questo passerà anche dal volontariato: è aperta una call per chi vuole venire a darci una mano su diversi fronti.

Il parco, infatti, si chiama Biblioteca degli Alberi. Ma fisicamente non c’è nessuna biblioteca: a cosa rimanda questo nome?
Viene dal concorso internazionale indetto dal Comune nel 2004 per la progettazione, quando questa zona era solo un cantiere. L’ha vinto Petra Blaisse dello studio Inside Outside. Il suo progetto si chiama Biblioteca degli Alberi, che noi abbiamo mantenuto e sintetizzato in BAM.

Il concerto della Filarmonica della Scala è il grande evento di apertura della programmazione. Cosa significa per voi?
Ci piaceva l’idea di invitare una istituzione milanese e volevamo far capire fin da subito che quello che cerchiamo è la qualità, espressa in questo caso dalla Filarmonica della Scala. Hanno accettato, sebbene sia la prima volta che fanno un concerto in un parco nella loro storia. Volevamo creare l’evento in una atmosfera informale, senza sedute né dress code. Vieni come vuoi, ti siedi e ti godi la musica.

E poi?
C’è stato invece un intervento molto oneroso per quanto riguarda l’impianto acustico, per garantire un raggio d’azione sonora percepibile anche da chi passa per strada. È fatto tutto nella semplicità, ma con la qualità richiesta, per essere all’altezza della situazione. È il nostro perfetto biglietto da visita.

Vuoi sottolineare altri aspetti di questo programma dall’identità così interessante, che accoglie le diversità e sviluppa formule non consuete?
Mi piacerebbe sottolineare che la programmazione è pensata per tutti e in virtù di una multidisciplinarietà: non c’è solo la cultura, ma anche il wellness, la valorizzazione della natura, l’educazione al rispetto del verde, per me punto primario. Inoltre, abbiamo costruito una rete di collaborazione con i player più importanti del territorio, come Fondazione Feltrinelli, La Scala, il FAI e il Touring Club, sviluppando progetti in cui la Natura è la prima fonte di ispirazione.

-Giulia Ronchi

https://bam.milano.it/

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.